Politica

Maurizio Lupi si dimette

Il colloquio di oggi con il Presidente del Consiglio è stato risolutivo. "Il mio è un gesto per rafforzare l'azione del governo" ha detto il ministro

Lupi

Maurizio Lupi in aula della Camera, Roma 18 marzo 2015 – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, finito nell'inchiesta sulle grandi opere della Procura di Firenze, si dimette. Lo ha annunciato durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta giovedi 19 marzo.

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Il colloquio con il premier Matteo Renzi nel pomeriggio di oggi sarebbe stato risolutivo. I due, insieme al Ministro degli Interni Angelino Alfano, si sono incontrati a Palazzo Chigi e domani il Ministro sarà protagonista di una informativa alla Camera al termine della quale rassegnerà le dimissioni.

"Credo che forse un mio gesto - che non vuol dire ritirarmi alla politica, perchè non c'è bisogno di una poltrona per fare politica - e questa mia decisione rafforzeranno l'azione del governo" ha detto Lupi a Vespa. "Renzi mi ha detto: "io non ti ho mai chiesto nè chiederò le tue dimissioni perchè non posso chiederle, dico che è una tua decisione". E ha ribadito: "Nè il segretario del Pd, nè il presidente del Consiglio mi hanno chiesto le dimissioni. Devo ringraziare anche il mio partito che non voleva mi dimettessi perchè non c'è ragione".

Lupi definisce le dimissioni "la decisione migliore" anche perchè siccome "ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama Sblocca Italia" non "è possibile continuare il proprio mestiere" se ci sono delle ombre.

Ancora: "Quando ti vedi tirato in ballo, pur avendo valutato i magistrati che non ho alcuna responsabilità, vedi tirato in ballo tuo figlio, gli amici... Ma perchè tirare in ballo la mia famiglia? Non ho mai avuto favori o ricevuto qualcosa per il servizio della mia funzione... Quello che si dice su mio figlio è vergognoso: attaccate me, ma lasciate stare mio figlio".

Il presidente del Consiglio da Bruxelles, dove è in corso il Consiglio europeo, commenta:  "La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo". Non aveva alternative, ormai, il titolare delle Infrastrutture, finito sotto il tiro incrociato delle opposizioni, pronte a votare martedì prossimo la mozione di sfiducia. Ma soprattutto lasciato solo dal Pd e dal premier che, da giorni, gli avevano fatto capire che, nonostante non fosse indagato, la vicenda di intrecci tra politica e appalti era politicamente insostenibile per un governo che fa della lotta alla corruzione uno dei suoi vessilli.

E che tra poco più di un mese si prepara ad inaugurare la vetrina dell'Expo. Dopo aver tentato per alcuni giorni di difendere l'onore suo e della sua famiglia, Lupi, che esce dal ministero di Porta Pia ma "non dalla politica che è passione e non poltrone", spiega, ha deciso che il suo cammino da ministro era al capolinea. Rimarrà però esponente di spicco di Ncd. Tant'è che sarebbe già pronta per lui la poltrona di capogruppo alla Camera. 

Ancora oggi nuove intercettazioni parlano di telefonate di Lupi ad Ettore Incalza per "consulenze e suggerimenti" al figlio. Oggi l'ultimo chiarimento con Renzi e la telefonata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per comunicare che "dopo l'informativa - racconta il ministro - che ho fortemente voluto domani in parlamento rassegnerò le mie dimissioni".

L'annuncio in tv depotenzia la difesa domani in Aula e toglie dall'imbarazzo il Pd che, nel dibattito, avrebbe dovuto mettere agli atti la mancata difesa di un ministro del governo. Così come evita il voto di sfiducia di martedì, sul quale il Pd aveva fatto intendere che avrebbe lasciato libertà di coscienza ai deputati. Il passo indietro viene apprezzato come "un atteggiamento ragionevole e serio - plaude il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini - che dimostra la sua attenzione per le istituzioni". Anche Alfano loda la decisione di "un uomo delle  istituzioni, perbene e onesto", assicurando che "Lupi non si dimette da politico".

Sull'addio di Lupi, invece, non sembra stupito Silvio Berlusconi che oggi, a pranzo con i fedelissimi, avrebbe spiegato come fosse prevedibile che nessuno al governo l'avrebbe difeso e che il ministro ciellino "è un'altra vittima di Alfano e Renzi".

A questo punto il premier dovrà decidere se tenersi l'interim  alle Infrastrutture, almeno fino all'avvio dell'EXpo, o nominare un nuovo ministro in grado di avviare un repulisti che porti aria più pulita in un dicastero strategico. Così come è prevedibile un mini-rimpasto di governo per garantire gli equilibri con Ncd: per questo Gaetano Quagliariello è dato, dai rumors, al ministero degli Affari Regionali, lasciato libero dopo l'addio di Maria Carmela Lanzetta.

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