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Politica

Ignazio Marino e le multe, ecco tutta la verità

Il sindaco chiede scusa ai cittadini e dice: "pago anche se non dovevo". Ma cosa è successo davvero? Qui i dettagli del Pandagate

Ha chiesto ufficialmente scusa. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, in consiglio comunale ha dichiarato: "Sul caso multe ci metto la faccia e le ho pagate anche se non dovevo. Chiedo scusa per la mia auto in divieto di sosta". E ancora. "Dalla ricostruzione che ho fatto è evidente che siano state commesse delle disattenzioni da parte degli uffici competenti nel seguire correttamente tutta la
procedura. Errori che non hanno prodotto danni a nessuno, se non a me stesso". E infine: "Ho sentito e letto ipotesi e parole del tutto ingiustificate. Ho letto di mie dimissioni e vi dico la verità, ho sorriso. Chi parla, pensa o scrive di mie dimissioni davvero non vuole comprendere la dimensione della nostra sfida. Non è una sfida personale. È l'ambizione di cambiare Roma. Di farla uscire dalle macerie economiche e morali in cui è precipitata dopo anni di incuria e di disinteresse per il bene pubblico".

 


Bene. Affare concluso? Probabilmente sì. Ma cosa è successo davvero? Ve lo avevamo raccontato il 12 novembre in questo articolo che abbiamo aggiornato oggi.

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Quelle multe sono rimaste sempre in mano all'Agenzia per la Mobilità. Marino non ne ha pagata nessuna, nemmeno 2 delle 10 in questione, perché non gli sono mai arrivate. Chi ha combinato il guaio è il suo capo di gabinetto, Luigi Fucito. È infatti quell'ufficio a essersi dimenticato di chiedere il rinnovo per la Ztl. E comunque una manomissione c'è stata. Lo si è saputo dai carabinieri che stanno indagando. 

A cinque giorni dallo scoppio della bomba mediatica che sta facendo tremare il Campidoglio, finalmente qualcuno ha deciso di non scappare davanti alle domande dei giornalisti e di fornire tutte le risposte che possono servire a fare luce su quello che è davvero successo e sul perché è successo. È una persona vicina all'amministrazione comunale e ben informata sui fatti.

La vicenda è ormai stranota: tra giugno e agosto scorsi l'auto del sindaco di Roma è stata pizzicata a circolare all'interno della Ztl (Zona a traffico limitato) con un permesso scaduto. A denunciarlo il senatore Ncd Andrea Augello con un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno. Prima che lo stesso Marino ordinasse il silenzio, lo staff del sindaco aveva fornito più di una giustificazione. Nessuna davvero soddisfacente però. Poi la denuncia ai carabinieri per un sospetto hackeraggio ai suoi danni e la conseguente apertura di un'inchiesta. E infine, nella serie di domande e risposte che segue, ecco come sarebbero andate davvero le cose.

 

Chi stabilisce che il sindaco ha diritto a un pass per entrare nella Ztl di Roma?
C'è scritto nella delibera 183 del 1996. Il sindaco della Capitale ha a disposizione fino a tre permessi. Gianni Alemanno, per esempio, ne utilizzava due: uno per la sua auto e l'altro per quella in uso alla moglie. Ignazio Marino, avendo solo la Panda, ha chiesto e ottenuto un solo pass. Permesso che non viene intestato alla persona ma alla targa e che di fatto consente a chiunque si trovi alla guida di quell'auto di entrare e uscire dalla Ztl. 

Dove è stata registrata la targa della Panda del sindaco e quanto dura il suo permesso?
La targa è stata inserita, fin dal suo insediamento, nella famosa “white list”. Fino a qualche tempo fa il permesso aveva una durata di cinque anni (quanto dura una sindacatura). Con il nuovo PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano) la validità è stata ridotta a un anno. Alla scadenza di ogni anno va dunque rinnovato. 

Chi aveva il compito di fare la richiesta di rinnovo del pass?
È compito dell'amministrazione capitolina farne richiesta all'Agenzia per la Mobilità. Quindi la responsabilità materiale del ritardo che ha innescato tutta la querelle sembrerebbe attribuibile all'ufficio di gabinetto del sindaco trattandosi, nello specifico, di un pass per l'auto del primo cittadino.

Perché però il sindaco, o chi per lui, non ha pagato 8 delle famose 10 multe scattate per l'accesso della sua Panda nella Ztl nel periodo tra il 23 giugno (alla scadenza del primo anno di permesso) e il 21 agosto (data dell'ultima multa)?
In realtà il sindaco non ne ha pagate nessuna. Non perché non volesse pagarle ma, semplicemente, perché non poteva pagarle non essendogli mai state notificate direttamente a casa. La targa della sua auto, infatti, è sempre rimasta nella “white list” e le infrazioni registrate dalle telecamere ai varchi segnate con una “R” (ricorso in autotutela) dall'Agenzia per la Mobilità che ha provveduto ad avvisare l'amministrazione centrale del mancato rinnovo del pass. Quando, con due mesi di ritardo, è arrivata la richiesta, il rinnovo, che ha validità retroattiva, ha sanato la situazione.

La retroattività del rinnovo vale solo per le auto delle istituzioni?
No, vale per tutti i cittadini che risiedono nel centro storico (all'interno dei varchi) e che pagano il permesso di accesso nella Ztl valido per un anno. Secondo una prassi chiamata “Amministrazione amica”, se il permesso scade e ci si dimentica di rinnovarlo per tempo, le multe prese durante il periodo con il permesso scaduto non devono essere pagate. 

Ma allora è vero che così conviene non rinnovare in tempo il permesso per girare gratis qualche mese?
No, perché per averlo rinnovato bisogna comunque pagare dal momento della sua scadenza. 

Chi guidava la Panda del sindaco pizzicata dalle telecamere piazzate ai varchi della Ztl senza il permesso valido?
Quasi sicuramente non Ignazio Marino impegnato in quelle stesse giornate anche fuori dal centro storico. Certamente, come è stato scritto da qualcuno, non la domestica filippina che non esiste. Molto probabilmente, invece, la moglie del sindaco. Ora, è evidente che l'utilizzo da parte di un suo familiare di un pass destinato al primo cittadino per lo “svolgimento di attività istituzionali” costituisca un fatto eticamente discutibile, tuttavia non si tratta di un abuso. Infatti, come già spiegato prima, la delibera 183 del 1996 non assegna il permesso alla persona fisica, ma alla targa consentendo a chiunque di guidarla all'interno della Ztl.

Perché la presenza della targa del sindaco appare e scompare dalla “white list” come risulta dalle stampate mostrate dal sindaco per provare la presunta manomissione?
Secondo il senatore Ncd Andrea Augello tutto dipenderebbe dalle chiavi di ricerca utilizzate: digitando la targa della Panda e la parola Ztl il pass non c'è, se si scrive solo la targa sì. Il che, a detta del parlamentare azzurro, proverebbe da una parte che nessuno si è intrufolato nel sistema informatico per danneggiare il sindaco, dall'altra la cattiva fede della sua difesa.

In realtà Panorama.it è in grado di anticipare che dai computer su cui i carabinieri stanno effettuando le loro indagini risulterebbe che effettivamente una manomissione del server c'è stata e che si sta cercando di risalire all'autore dell'intervento abusivo. Infatti, come avrebbero testimoniato due dipendenti dell'Agenzia per la Mobilità e come risulterebbe anche dai computer, nella notte tra venerdì e sabato il permesso sarebbe effettivamente scomparso anche digitando la stessa chiave d'accesso.

Insomma, serviva che qualcuno interno all'amministrazione capitolina violasse l'ordine perentorio del sindaco di tapparsi la bocca per fare finalmente un po' di chiarezza in una vicenda che poteva fargli rischiare il posto. Per tutto la giornata di ieri sono infatti rimbalzate voci di possibili dimissioni. Un'ipotesi rientrata solo in tarda serata dopo un vertice con i capigruppo della maggioranza che hanno rinnovato la loro fiducia al sindaco. A patto però di cominciare a fidarsi del suo partito, il Pd, e mettere finalmente mano a un rimpasto di giunta più volte annunciato e mai avvenuto se si esclude la sostituzione “tecnica” di Daniela Morgante con Silvia Scozzese al Bilancio. Adesso però l'intervento dovrà avere un peso “politico”. A saltare, quasi certamente, l'assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini. 

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