Lo stalking "condominiale"

Da Genova la storia di un'anziana donna e del figlio condannati per le vessazioni ai vicini di casa

Daniela Missaglia

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C’è stalking e stalking.

E’ di questi giorni una interessante sentenza del Tribunale di Genova che ha riconosciuto lo stalking messo in atto da alcuni condomini nei confronti di altri, al pari delle persecuzioni di un ex ossessivo e compulsivo.

D’altronde, subito dopo la famiglia, il condominio è l’aggregato sociale con il più alto numero di relazioni a rischio di implosione.

Molestie  quotidiane, ossessive che pregiudicano la vita quotidiana di chi subisce silente  la maleducazione e la violenza altrui  che spesso si esplica non tanto con un’unica azione di follia  come è avvenuto nel caso di Rosa e Olindo – condomini di una palazzina di Erba - ma attraverso una mirata opera di destabilizzazione quotidiana.

I casi più comuni riguardano animali domestici, schiamazzi, rumori, contesa dei parcheggi e degli spazi comuni, altre volte le liti travalicano ogni limite di sopportazione e i dispetti tra condomini diventano vere e proprie persecuzioni.

Come nel caso affrontato dal Tribunale di Genova, che per la prima volta ha condannato per “stalking condominiale” un’anziana signora ed il figlio quarantenne in danno dei vicini di casa, una giovane coppia con un bimbo appena nato.

A dare inizio al tutto, quattro anni fa, il disaccordo sulla proprietà di un giardinetto antistante lo stabile che avrebbe dato il via da un lato a varie cause giudiziali e, dall’altro, ad una serie parallela di ritorsioni ed angherie tali da costringere la giovane coppia a trasferirsi nel seminterrato per sfuggire alle vessazioni dei vicini.

Per obbligare i due giovani ad andarsene, gli stalker avrebbero messo in atto condotte moleste di ogni genere: musica ad alto volume nel cuore della notte, bastonate sulle pareti, spazzatura gettata dal balcone, occhi puntati a ‘spiare’ la vita privata ventiquattr’ore su ventiquattro.

Ma non solo: i due avrebbero anche denunciato ai Carabinieri falsi maltrattamenti in danno del figlioletto appena nato e degli animali domestici. Non contenti per il tentativo non riuscito di rovinare la vita ai malcapitati vicini, sarebbero giunti a rivolgere minacce di morte dirette al bambino.

Una buona dose di materiale, insomma, per causare nei due giovani un “perdurante stato di ansia e terrore” tale da indurli a cambiare le proprie abitudini di vita e, sotto altro profilo, per scrivere una sentenza storica in materia di stalking, che ha condannato i colpevoli a quattro mesi di reclusione e al risarcimento del danno.

Il reato di “atti persecutori” è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2009; da allora, ne abbiamo sentito molto parlare soprattutto nei casi di violenza alle donne, storiografia tragicamente ricca che in parte ho descritto anche nel mio libro “La chimica della violenza. Quando gli uomini odiano le donne”.

Ma la fattispecie di reato descritta dal codice penale si adatta a diversi contesti anche molto diversi tra loro; quello condominiale è solo l’ultimo riconosciuto dalla Giurisprudenza ed è destinato, senz’altro, a costituire un precedente molto importante, magari (perché no) in grado di punire comportamenti illeciti prima che si verifichino reati più gravi.

Come non ricordare la strage di Erba: era il 2006 quando la follia omicida di Olindo Romano e Rosa Bazzi si scatenò a colpi di spranga e coltello contro i tanto odiati vicini di casa, i cui corpi furono poi arsi dalle fiamme, dolosamente appiccate.

Furono quattro le vittime, tra cui il piccolo Youssef di soli due anni. Le indagini accertarono che le liti andavano avanti da molto tempo, tanto che - si legge nelle carte -  Olindo Romano teneva un particolare ‘manoscritto’ di centinaia di pagine contenente la sua personale versione dei fatti sulle lite di condominio; a nulla era servita una precedente  denuncia per minacce e, purtroppo, nemmeno i diversi interventi delle forze dell’ordine.

Forse, in questo caso, un Giudice creativo è intervenuto in tempo.

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