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Il suicidio di Brittany, cosa pensa la Chiesa cattolica

Il presidente della pontificia accademia per la Vita sull'eutanasia della donna malata di un tumore inguaribile: non è una morte con dignità

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Brittany Maynard in una foto tratta dal suo profilo facebook.

Ignacio Carrasco de Paula è il presidente della pontificia accademia per la Vita. Oggi ha espresso all'Ansa il pensiero - "si presume ufficiale" del Vaticano sulla vicenda di Brittany Maynard, la donna malata di tumore al cervello che ha scelto il suicidio - annunciato in rete - alla perdita della dignità che la malattia considerata invincibile e le cure per rallentarla e avrebbero causato.

Il gesto in sé è da condannare
"Non giudichiamo le persone - ha premesso il "ministro" vaticano della Bioetica - ma il gesto in sé è da condannare. Quella di Brittany Maynard effettivamente è una questione che pone molte domande, una ad esempio è come mai proprio questo caso, tra i tanti ormai che ci sono stati in Oregon dove la legge ammette il suicidio assistito, abbia avuto tanta risonanza nell'opinione pubblica, ovviamente per la coincidenza con una situazione di tipo elettorale".

Il suicidio non è "morte con dignità"
"Sulla vicenda personale della donna - continua monsignor Carrasco - è molto difficile giudicare, dobbiamo riconoscere che lo ha fatto in piena libertà e giudicare la coscienza delle persone è arduo. Però al di là di questi fatti contingenti c'è un punto centrale che va preso molto sul serio, cioè che ha fatto questo in nome di una morte con dignità.
Bisogna chiedersi se è questa la morte con dignità". "Il suicidio - sottolinea - non è una morte con dignità, la dignità è un'altra cosa che mettere fine alla propria vita. Io, ad esempio, ho anche un'esperienza personale in tal senso perché ho avuto mio padre morto per un cancro al cervello che è stato un grande esempio di morte con dignità poiché fino all'ultimo ha adempiuto alla sua missione in vita, una missione che tutti abbiamo, fino all'ultimo singolo giorno".


 

Cultura dello scarto
Nel caso di Brittany poi, prosegue il "ministro", "c'è da dire che non è stata sola, è stata accompagnata in questo gesto da un movimento, Compassion & Choice, che l'ha convinta e che ha una propria ideologia che risponde a una cultura che papa Francesco ha sottolineato come cultura dello scarto, quella cultura per cui ciò che non ci serve, ciò che diviene di peso per la società, anche come costi, lo buttiamo, lo scartiamo".
"Questo - ha spiegato il prelato - è un elemento decisivo. Si ritiene che il mondo abbia bisogno dell'eutanasia e si offre un caso all'interesse dell'opinione pubblica".


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Non ci si può togliere la vita
Alla domanda se esista per la Chiesa un diritto all'autodeterminazione sulla propria vita, il 'ministro' vaticano replica: "In parte sì, perché un malato può rinunciare ai trattamenti eccessivi, non parlo solo dell'accanimento terapeutico, ma del diritto a rinunciare a tutti quei trattamenti che il malato non sente di poter affrontare. Come ad esempio il caso di un malato di cancro cui venga proposta una seconda chemioterapia. Se sa che non la tollererà, ha diritto a rinunciarvi. Ma il suicidio assistito - ribadisce monsignor Carrasco - in cui un medico facilita la morte al paziente con un potente veleno non è ammissibile, non è una rinuncia al trattamento che è esercizio della libertà, il suicido assistito è un'assurdità e la Chiesa vi è contraria perché non è ammissibile l'atto di togliersi la vita".

La missione verso noi stessi
"Una morte così non ha assolutamente nulla di degno, la Chiesa ricorda che ci sono cose che si possono fare e altre no, procurarsi la morte non è solo un sostituirsi dell'uomo a ciò che solo Dio può togliere o dare, ma esistono anche altre ragioni di uguale importanza per cui non va fatto come il fatto che ogni giorno di vita vale la pena di essere vissuto, non solo agli occhi di Dio: dobbiamo adempiere fino in fondo la nostra missione verso noi stessi, verso gli altri, verso i nostri cari". "Il gesto di Brittany - osserva ancora monsignor Carrasco - è in sé da condannare ma quello che è successo nella coscienza noi non lo sappiamo. Noi scegliamo sempre cercando il bene, il guaio è quando sbagliamo.

La coscienza è come un santuario in cui non si può entrare, ma riflettiamo sul fatto che se un giorno si portasse a termine il progetto per cui tutti i malati si tolgono la vita questi sarebbero abbandonati completamente. Il pericolo è incombente, perché la società non vuole pagare i costi della malattia e questa rischia di divenire la soluzione". "Questa donna - conclude il prelato vaticano - lo ha fatto pensando di morire dignitosamente, ma è qui l'errore, suicidarsi non è una cosa buona, è una cosa cattiva, perché è dire no alla propria vita e a tutto ciò che significa rispetto alla nostra missione nel mondo e verso le persone che si hanno vicino". (ANSA)

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