Per anni il principe Harry ha fatto della battaglia contro i tabloid britannici una delle sue principali missioni personali, arrivando a sostenere che proprio l’aggressività della stampa avesse contribuito prima alla morte della madre Diana e poi alla sua decisione di lasciare il Regno Unito insieme a Meghan Markle. Oggi, però, quella guerra subisce una delle sconfitte più pesanti di sempre. L’Alta Corte di Londra ha infatti respinto integralmente la causa intentata dal duca di Sussex e da altri sei personaggi famosi contro Associated Newspapers, il gruppo editore del Daily Mail e del Mail on Sunday, aprendo la strada a un conto legale che potrebbe superare i 50 milioni di sterline.
Harry contro i tabloid: la battaglia che finisce malissimo
La causa era stata presentata da Harry insieme ad altre personalità note, tra cui Elton John, Elizabeth Hurley e la baronessa Doreen Lawrence. Secondo i ricorrenti, i giornalisti del gruppo editoriale avrebbero ottenuto informazioni private attraverso metodi illegali, ricorrendo a investigatori privati, raccolta illecita di dati, inganni e altre pratiche intrusive.
Il procedimento è durato settimane e rappresentava uno dei casi più importanti mai affrontati nel Regno Unito sul rapporto tra stampa e privacy. Harry sperava di aggiungere questa vittoria a quelle già ottenute negli ultimi anni contro altri editori britannici.
La sentenza dell’Alta Corte e le accuse respinte
Il giudice Matthew Nicklin ha però stabilito che le prove presentate non erano sufficienti a dimostrare le accuse rivolte ad Associated Newspapers, respingendo tutte le contestazioni.
Per il Daily Mail si tratta di una vittoria totale. Il giornale ha immediatamente celebrato il verdetto con un’edizione speciale che occupa l’intera prima pagina con un’unica parola: “Vindicated”, ovvero “Scagionato”, sostenendo che il tribunale abbia respinto ogni singola accusa mossa contro il proprio lavoro giornalistico.
Ancora più duro il Sun, storico rivale del principe Harry, che ha dedicato la copertina alla gigantesca scritta “Harry Caned”, accompagnata dall’accusa che il duca sia stato “umiliato” e abbia perso una causa costata oltre 50 milioni di sterline.
La reazione furiosa del principe: «È un insabbiamento»
Il principe Harry non ha nascosto la propria rabbia. In una dichiarazione diffusa subito dopo la sentenza ha definito il verdetto un «completo e palese insabbiamento», sostenendo che il tribunale avrebbe dato maggiore credibilità alle testimonianze dei giornalisti rispetto a quelle delle presunte vittime.
Secondo il duca di Sussex, numerosi elementi sarebbero stati ignorati e la decisione rischierebbe di scoraggiare chiunque voglia denunciare presunti abusi commessi dalla stampa britannica.
Le sue parole confermano come la battaglia contro i media resti una delle questioni più personali della sua vita pubblica, alimentata dalla convinzione che proprio l’invadenza dei tabloid abbia segnato profondamente la storia della sua famiglia.
Il conto milionario che ora spaventa Harry
Oltre alla sconfitta giudiziaria, Harry potrebbe dover affrontare conseguenze economiche estremamente pesanti. Associated Newspapers ha infatti annunciato che chiederà il rimborso delle spese sostenute durante il lungo procedimento, una cifra che secondo la stampa britannica potrebbe superare i 50 milioni di sterline.
Si tratta di un ribaltamento significativo rispetto agli ultimi anni, durante i quali il principe aveva ottenuto risultati favorevoli contro altri editori. Nel 2023 aveva infatti vinto parte della causa contro il Mirror Group Newspapers per le intercettazioni telefoniche illegali, mentre nel 2025 aveva raggiunto un accordo con News Group Newspapers, editore del Sun, che aveva presentato pubbliche scuse per le intrusioni nella sua vita privata.
Questa volta, invece, il tribunale ha dato ragione all’editore del Daily Mail, infliggendo al duca di Sussex una sconfitta destinata a pesare non soltanto sul piano economico, ma anche su una campagna legale che Harry aveva trasformato in una vera battaglia di principio contro il sistema dei tabloid britannici.
