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Isis: la mappa degli jihadisti alleati con il Califfo

I terroristi rottamano al Qaeda e giurano fedeltà allo Stato islamico. Non solo in Iraq e Siria, ma anche in Libia ed Egitto

Dal Mar Rosso alle rive del Mediterraneo è possibile tracciare una vera e propria mappa del terrore, ed è una mappa che "fa paura", come dichiara a Panorama.it Amer al Sabaileh, analista geopolitico ed esperto di anti-terrorismo. Recentemente dal Sinai è arrivato l'annuncio che il gruppo jihadista Ansar Bayt al-Maqdis, legato ad al Qaeda, ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. E' solo l'ultimo gruppo, in ordine cronologico, che stringe un patto con gli uomini del califfo Abu Bakr al Baghdadi, ma ci sono movimenti che vanno in questa direzione anche in Nigeria e in Somalia.

Senza parlare della Libia, dove i salafiti indossano le uniformi delle truppe del Califfato e addestrano le "reclute" provenienti da altri Paesi. 5.000 soldati pronti a immolarsi per la jihad solo dalla Tunisia, e poi c'è il Marocco, l'Algeria e varie aree del Maghreb, da dove ll'Isis drena braccia e vite umane da arruolare per la costruzione di un Califfato sempre più vasto. Una catena di montaggio del terrore che sta raccogliendo sempre più consensi all'interno del mondo jihadista. Come è possibile tutto questo?

"Chiudere un occhio su quello che sta accadendo in Libia e in Egitto è preoccupante", dichiara Amer al Sabaileh da Amman. "Anche al Qaeda puntava a costruire un Califfato attraverso una rete del terrore. Ma quello che i qaedisti non sono riusciti a realizzare lo sta facendo l'Isis, che il Califfato in Iraq e Siria lo ha proclamato a giugno di quest'anno. Tutto ciò ha rinvigorito gruppi jihadisti che si erano addormentati e che hanno visto nell'Isis la possibilità di rilanciare la loro azione con mezzi tecnologicamente più avanzati rispetto a quelli qaedisti". 

L'Isis, insomma, gode di un forte potere di attrazione verso gruppi terroristici di vari Paesi che credono che il potere di al Qaeda stia tramontando o che sia da rottamare e che giurano fedeltà al Califfato perché in al Baghdadi vedono la possibilità di realizzare i loro obiettivi e di estendere il Califfato in tutto il Medio Oriente.

"Gli Usa e l'Europa - prosegue al Sabaileh - continuano a ignorare quello che sta succedendo in Libia e quello che sta succedendo in Egitto, senza rendersi conto che la jihad libica, che sta mettendo a ferro e fuoco l'ex feudo di Gheddafi, presto potrebbe travolgere l'Egitto. E se crolla l'Egitto come per un macabro effetto domino il prossimo Paese destinato a crollare è la Giordania e da lì la porta verso l'Arabia Saudita è aperta".

"Insomma - conclude l'analista giordano - Stati Uniti ed Europa sembrano non rendersi conto che è necessario intervenire subito, a cominciare dalla Libia, perché è da lì che l'Isis trae la sua linfa ed è quello l'epicentro del terrore, da dove i terroristi pensano di conquistare il Medio oriente. ma anche il Mediterraneo". 

Un allarme infondato? A guardare la mappa del terrore in Africa si direbbe di no. Vediamo cosa sta succedendo nei territori degli ex qaedisti, che adesso si inginocchiano alla volontà (e al fiume di armi e di denaro) del Califfo.

Egitto. '"Dopo esserci affidati a Dio, abbiamo deciso di stringere alleanza con l'emiro Abu Bakr al-Baghdadi, califfo dei musulmani in Siria, in Iraq e in altri Paesi'', si legge nel comunicato diffuso dal gruppo jihadista Ansar Bayt al Maqdis, legato ad al Qaeda e attivo nella Penisola del Sinai. E' un giuramento di fedeltà assoluta allo Stato islamico. Ansar Bayt al-Maqdis, gruppo noto anche con il nome di Ansar Gerusalemme (Sostenitori di Gerusalemme), è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche il 9 aprile 2014 dal Dipartimento di Stato Usa e il 14 aprile dal Tribunale del Cairo. Il ruolo del gruppo è emerso dalla caduta del presidente islamico Mohammed Morsi il 3 luglio del 2013. Fondato da Khairat al-Shater, già membro di spicco dei Fratelli Musulmani, Ansar Bayt al-Maqdis è composto principalmente da beduini locali e da qualche miliziano straniero. Le sue prime azioni risalgono al luglio del 2012, quando ha rivendicato la responsabilità di una serie di bombe contro un gasdotto che trasporta gas dall'Egitto a Israele. I membri di Ansar Bayt al-Maqdis si rifanno all'ideologia di al Qaeda e comunicano con gli uomini della rete jihadista tramite Internet. Utilizzano tecniche qaediste (come i kamikaze), ultimamente hanno realizzato attacchi tecnologicamente più avanzati, attentati non rudimentali, che indicano l'arrivo di finanziamenti dall'esterno, una caratteristica dell'Isis.

Libia. Qui i salafiti dell'Isis ormai hanno il controllo del territorio. Secondo la versione di Arabia Saudita e Paesi del Golfo, in Libia i Fratelli Musulmani hanno aderito all'ideologia dello Stato islamico, mentre per i sostenitori della Fratellanza è stata proprio l'assenza dei Fratelli Musulmani a permettere l'ascesa dell'Isis nell'ex regno del Colonnello Gheddafi. Oggi la Libia è un gigantesco campo di addestramento per terroristi. Nuove reclute dell'Isis arrivano giorno dopo giorno. Gli viene insegnato come combattere con le tecniche e le armi più avanzate, e poi - una volta addestrati - i soldatini del terrore tornano nei loro Paesi d'origine per combattere per la "causa" del Califfato. La Libia oggi è nel caos e i Paesi confinanti temono il "rientro" degli uomini addestrati dall'Isis, che potrebbero scatenare una nuova ondata del terrore in tutto il Maghreb e nella parte nord-orientale dell'Africa. 

Nigeria. Anche gli jihadisti di Boko Haram non sono rimasti insensibili alla sirena dell'Isis. Secondo Al Arabiya il leader del movimento che ha il suo quartier generale in Nigeria, Abu Bakr Shekau, ha giurato fedeltà ai sunniti dello Stato islamico nel mese di luglio. Il che significa che anche la "costola" somala di Boko Haram, i terroristi di Al Shabab, potrebbero presto fare lo stesso salto e passare dalla fedeltà ad al Qaeda a quella nei confronti di al Baghdadi.

Somalia. La jihad qui si chiama Al Shabab. I terroristi hanno legami con i pirati, che drenano risorse assaltando navi e petroliere. Il fenomeno della pirateria rappresenta ancora un pericolo nelle acque somalo-indiane, e potrebbe ulteriormente aggravarsi con una connotazione più radicalizzata. I pirati, addestrati come combattenti del Califfato, potrebbero estendere la jihad dell'Isis anche sul mare oltre che sulla terra. E' uno scenario spaventoso, ma possibile. 

Ma il cuore di tutto resta la Libia. Da lì le truppe dello Stato islamico possono penetrare in Medio Oriente passando dall'Egitto, ed estendere il loro dominio sugli altri Paesi arabi. Non solo: dalle coste libiche raggiungere l'Europa e realizzare il sogno del Califfo al Baghdadi di attaccare gli infedeli del Vecchio Continente potrebbe diventare realtà. Il rischio è grave e concreto. Il presidente Barack Obama, uscito come un'anatra zoppa dalle elezioni di Midterm, riuscirà ad avere la forza di combattere l'ultima minaccia che arriva dall'universo jihadista? Tenendo presente che, proprio come il denaro di Wall Street, i terroristi dell'Isis non dormono mai. 

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