Esteri

Germania, l'ex presidente attacca media e magistrati

Christian Wulff, costretto a dimettersi nel 2012 perché accusato di corruzione, presenta il suo libro al vetriolo contro "i poteri forti" che hanno distrutto la sua carriera politica

Berlino. L'ex presidente Christian Wulff presenta il suo libro di memorie e attacca giornalisti e magistrati – Credits: JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images

"Ganz oben, ganz unten", Su in cima, giù in fondo. E' il titolo del libro al vetriolo appena sfornato dall'ex presidente tedesco, Christian Wulff, costretto a dimettersi nel 2012 in seguito allo scandalo corruzione che lo ha travolto. Assolto con formula piena il 27 febbraio scorso, l'ex capo di Stato della Germania ha deciso di contrattaccare e lo ha fatto in una sorta di diario che ripercorre tutta la sua carriera politica, dalle stelle della presidenza, alle stalle dei tribunali. 

Non risparmia nessuno Christian Wulff, dai colossi dell'informazione tedesca (Bild in testa) ai magistrati. Sono loro i "poteri forti" che hanno ridotto in polvere la sua brillante carriera politica, costruendo ad arte la sua caduta e costringendolo alle dimissioni dopo una pesantissima gogna mediatica. 

L'occasione della presentazione a Berlino del suo libro è troppo ghiotta per non essere sfruttata. Per la prima volta l'ex presidente parla senza peli sulla lingua e accusa uno per uno tutti i suoi "nemici". Wulff è stato il più giovane capo di Stato della Germania, ex pupillo della Cancelliera Angela Merkel e lanciatissimo nell'Olimpo politico. Ma la scia della sua stella è stata stroncata all'improvviso dopo solo due anni alla presidenza.

Prima gli scandali sulla chiacchieratissima ex moglie Bettina, di 15 anni più giovane di lui e presentata dai media tedeschi come una ex escort. Gli anziani della Cdu hanno arricciato il naso davanti alla ex first lady, molto lontana dall'immagine di una frau rassicurante e pronta a sfornare crostate di ciliegie, e molto più vicina alle pin up delle riviste patinate.

E dopo Bettina che - per inciso - ha portato in causa da Google ai principali giornali tedeschi per diffamazione e ha vinto su tutti i fronti, incassando risarcimenti d'oro, è l'accusa di corruzione a travolgere e a stroncare definitivamente la carriera del giovane Wulff. "Dipingo lo scandalo dal mio punto di vista", ha detto l'ex presidente durante la presentazione del suo libro, aggiungendo che la pubblicazione non è un atto di vendetta, ma un modo per ripulire la sua immagine, largamente infangata. 

Vendetta o no, è certo che Wulff non si nasconde dietro una foglia di fico e accusa direttamente i giudici e i magistrati tedeschi di aver violato le norme sulla separazione del potere. "Il modo in cui si sono continuati a passare la palla e non solo nel mio caso - ha dichiarato Wulff - ha seriamente minacciato la separazione dei poteri, e ha anche rappresentato un pericolo per la nostra democrazia, da prendere molto sul serio".

L'ex presidente di 54 anni fu costretto a lasciare la poltrona in seguito a delle accuse di corruzione, aggravate da un suo messaggio telefonico lasciato nella segreteria del direttore del tabloid Bild, che aveva pubblicato un dossier su presunti "regali" all'epoca in cui era governatore della Bassa Sassonia.

Secondo l'accusa, Christian Wulff aveva accettato un invito dal produttore cinematografico David Groenewald per l'Oktoberfest del 2008, un regalo di circa 754 euro per una vacanza lampo. In seguito, sempre secondo Bild, l'ex presidente avrebbe inviato una lettera all'amministratore delegato della Siemens per chiedergli di contribuire a finanziare il nuovo film di Groenewald. 

Ma il castello di accuse si è sbriciolato dopo più di un anno di processo, in cui i giudici "si sono lasciati influenzare dall'opinione pubblica", ha dichiarato Wulff, che crede che la commistione tra potere mediatico e giuridico sia la causa della fine della sua carriera. Tuttora il 67% dei tedeschi sono convinti che l'ex presidente abbia fatto bene a dimettersi, ma lui crede ancora di essere l'uomo migliore per quella poltrona.

L'ex capo di Stato ammette di aver fatto degli errori, frequentando "certi individui", ma nonostante questo sostiene di aver sempre rispettato la legge e crede di avere sbagliato a rassegnare le dimissioni. "Dimettermi è stato un errore", ha dichiarato alla presentazione del suo libro, "Perché sarei ancora la persona giusta per quel ruolo".

Ma ormai il panorama politico tedesco è radicalmente cambiato. Angela Merkel non vede più in Christian Wulff un alleato e l'immagine dell'ex presidente è stata talmente infangata da non poter più essere ripulita, non almeno in ambito politico. La sua vicenda, però, ha innescato il dibattito sulla Giustizia in Germania e sulle pericolose influenze che i media possono avere su giudici e magistrati.

Il "caso Wulff" costringe Berlino a ripensare alla sua separazione dei poteri e alla fragilità di determinati settori. Quello che è successo all'ex presidente potrebbe capitare ancora, a chiunque.  

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