Specchia
Cronaca

Omicidio di Noemi, chi è il "fidanzatino" killer

Ecco come si giustifica il diciassettenne che ha ucciso la ragazza: "L'ho ammazzata perché premeva per sterminare la mia famiglia"

A 17 anni un ragazzo dovrebbe guardare al futuro mosso da grandiosi progetti. Ma i progetti che aveva il "fidanzatino" killer che ha ucciso la sua ragazza sedicenne, Noemi Durini, erano progetti di violenza e morte. 

Reo confesso, nella notte tra il 13 e il 14 settembre è stato interrogato nella stazione dei carabinieri di Specchia (Lecce), alla presenza del difensore. Dopo aver cambiato versione più volte, ha sostenuto di aver ucciso Noemi perché la giovane voleva portar avanti il piano - ordito insieme - di uccidere la famiglia di lui, che avrebbe osteggiato il loro rapporto.

Ecco i dettagli.

Come si giustifica il diciassettenne

"Ero innamoratissimo di lei", ha detto L., il 17enne omicida, originario di Alessano (Lc). "L'ho ammazzata perché premeva per mettere in atto l'uccisione di tutta la mia famiglia": così avrebbe spiegato agli inquirenti.
Il minorenne è sottoposto a fermo per l'omicidio volontario di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia il cui cadavere è stato trovato il 13 settembre, sepolto dalle pietre nella campagna di Castrignano del Capo, a 11 giorni dalla sua scomparsa, dopo che il giovane ha indicato agli investigatori il luogo dove cercare. 

"L'ho uccisa con un coltello che Noemi aveva con sé quando è uscita dalla sua abitazione", ha detto ancora, per cercare di avallare la sua versione dei fatti: un progetto di sterminio della famiglia di lui che Noemi premeva fosse messo in atto per vivere liberamente il loro amore. "Dopo lo sterminio della mia famiglia volevamo fuggire a Milano".

 

Subito dopo l'uccisione dei componenti della famiglia di lui, i due - sempre secondo il racconto dell'omicida reo confesso - avrebbero progettato di fuggire a Milano e, a prova di quanto da lui detto, il giovane ha raccontato agli investigatori che avrebbero potuto trovare sotto il suo letto una lista di numeri di telefono di Milano, numeri di telefono di luoghi dove era possibile poter dormire.

L. avrebbe quindi ucciso Noemi con lo stesso coltello che lei aveva portato con sé: "Ho reagito di fronte all'ostinazione di Noemi a voler portare a termine il progetto dello sterminio della mia famiglia". 

Il procuratore per i minori di Lecce Maria Cristina Rizzo, presente all'interrogatorio, ha definito il diciassettene "vigile e cosciente della sua posizione". L. è stato trasferito in una casa protetta.

Ecco perché il "fidanzatino" ha confessato

Il "fidanzatino" di Noemi, scomparsa il 3 settembre scorso, è stato subito sospettato. A inchiodare il giovane una telecamera di sicurezza di Specchia che aveva inquadrato Noemi la mattina del 3 settembre, attorno alle 5, presumibilmente dopo essere uscita dalla sua abitazione: dopo aver percorso alcune decine di metri, era salita a bordo della Fiat 500 intestata alla madre del diciassettenne ma che proprio il minorenne guidava (pur non avendo la patente, la guidava regolarmente, fatto di cui si vantava con gli amici). Da quel momento di Noemi, che aveva lasciato a casa soldi, cellulare e documenti, si era persa ogni traccia.

L. inizialmente ha a lungo sostenuto di aver accompagnato Noemi nei pressi del campo sportivo di Specchia e di averla lasciata lì. 

Sono state delle piccole tracce ematiche, trovate nell'auto utilizzata per allontanarsi da casa di Noemi, a far crollare il giovane. Si tratta di tracce molto piccole perché il ragazzo avrebbe pulito per bene tutto. 

Nella prima ispezione cadaverica, il medico legale Roberto Vaglio ha rilevato la presenza di alcune lesioni sul collo di Noemi. L'esame autoptico dovrà stabilire se quelle lesioni siano state provocate con un'arma da taglio oppure dall'azione di larve durante gli 11 giorni in cui il corpo della vittima è rimasto seppellito. 

Un ragazzo dall'indole violenta

L. è descritto come un ragazzo dall'indole aggressiva. Proprio la mamma di Noemi Durini lo aveva denunciato alla Procura per i minorenni, a causa del suo carattere violento. La donna, che temeva per la sorte della figlia che da un anno frequentava il giovane, chiedeva ai magistrati di intervenire per far cessare il comportamento violento del ragazzo e per allontanarlo dalla figlia. Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata, l'altro, civile, per verificare il contesto familiare in cui vive il giovane e se fossero in atto azioni o provvedimenti per porre fine alla sua indole violenta. L'unica conseguenza che ha prodotto la denuncia è stato un inasprimento dei rapporti tra le famiglie dei due fidanzati.

"Era possessivo e geloso, non voleva che Noemi vedesse altre persone, la picchiava", racconta il cugino della vittima.

Gli inquirenti lo ritraggono come un ragazzo che non riusciva a controllarsi, era irascibile con tutti, anche con la sua fidanzata, una studentessa ribelle e innamoratissima di lui, tanto da assecondarlo ogni volta, anche se il ragazzo la picchiava per gelosia.

A conferma di questo ritratto c'è un breve video in cui L. è stato ripreso, la scorsa settimana, mentre rompe a colpi di sedia i vetri di una Nissan Micra parcheggiata per strada ad Alessano. L'auto apparterrebbe a una persona con la quale il giovane avrebbe avuto un acceso litigio proprio sulla sorte di Noemi. 

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