Un destino tragico e beffardo ha portato via il 25 giugno del 2009 Michael Jackson, il Re del Pop, per una dose eccessiva di Propofol da parte del suo medico curante Conrad Murray e un anno fa, il 21 aprile 2016, per una overdose accidentale di fentanyl, un potente antidolorifico oppioide, anche Prince, il genio di Minneapolis. Due vuoti incolmabili, per gli amanti della musica black.

Prince è stato protagonista, negli anni Ottanta, di un vero e proprio derby musicale con Michael Jackson, dividendo in due, come solo i grandi riescono a fare, i loro fan.

Entrambi di colore, nati tutti e due nel 1958, cresciuti a pane e dischi black della Motown e della Stax, le storiche etichette del soul anni Sessanta, dotati di un talento fuori dal comune, i due erano destinati fin dalla culla a diventare rivali.

Anche se numericamente il confronto è improponibile, visto che Jackson solo con Thriller ha venduto 104 milioni di album, Prince ha dalla sua una impareggiabile genialità compositiva(si pensi all'emozionante Nothing Compares To You, scritta originariamente per The Family e poi ceduta a Sinead O'Connor) e una straordinaria tecnica come polistrumentista, mentre per il ballo e l’impatto emotivo delle canzoni la bilancia pende di nuovo dalla parte del Re del Pop.

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Un altro elemento che ha accomunato i due pesi massimi della musica nera di quel periodo è stata l’uscita di due film semi-autobiografici, ma mentre Moonwalker non fa onore alle qualità artistiche di Michael Jackson, molto più convincente risultò Purple Rain, anche se girato con risorse ridotte dallo sconosciuto regista Albert Magnoli. La pellicola racconta le vicende di Kid, alter ego di Price, tra tormentate vicende familiari, l’amore per la sua ragazza e le difficoltà nel farsi strada nello show business. Il film incassò oltre cento milioni di dollari e la colonna sonora, nella quale spiccano le splendide When doves cry e la title track Purple Rain, vinse un meritato Oscar.

Il disco rimase per 21 settimane consecutive al primo posto nelle classifiche americane, un record battuto soltanto da, neanche a dirlo, Michael Jackson, che con Thriller rimase sul podio più alto delle chart per ben 28 settimane.

I temi ricorrenti della monumentale produzione discografica di Prince, 38 album in studio contro i soli 10 del Re del Pop ( 6,se consideriamo Off the wall il suo primo vero disco) sono il sesso in tutte le sue sfumature, l’amore romantico, una spiritualità difficilmente catalogabile nei rigidi schemi di una confessione religiosa e i mali oscuri della società,  spesso tenuti nascosti come la polvere sotto il tappeto.

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Meno carnale e più legato alla pace, alla speranza, alla difesa della natura e alla fratellanza tra i popoli è la musica di Michael Jackson.

A unirli restano anche le battaglie contro le rispettive etichette discografiche, la capacità di anticipare i tempi  e, al di là di tutto, un talento fuori dal comune e un posto di primo piano tra i più grandi artisti della storia del pop e della black music, a cui hanno dato una qualità e uno spessore rari da trovare negli anni Ottanta.

Ci piace pensare che oggi i due artisti, che mai hanno collaborato in carriera se non una volta a sorpresa nel video che trovate qui sotto, si siano ritrovati per dar vita a un duetto stellare, magari accompagnati dalla chitarra di Jimi Hendrix, dai cori di Marvin Gaye e dalle inconfondibili "urla" di James Brown, i loro numi tutelari.

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