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Shadow banking: cos'è e perché potrebbe salvare le imprese

Ai tempi del crac di Lehman Brothers era diventata uno spauracchio: ora è una chance per il rilancio del made in Italy

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"Il Dito" di Maurizio Cattelan di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana – Credits: Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Otto anni fa, terminata la grande crisi dei subprime, shadow banking (o, in italiano, sistema bancario ombra) aveva un’accezione negativa: era alla base del collasso di Lehman Brothers e Bear Sterns, che invenstivano in titoli strutturati ad alto rendimento  - soprattutto nei titoli che incorporavano i mutui subprime - grazie a operazioni di ponti contro termine a rinnovo giornaliero.

Oggi la finanza alternativa ha una connotazione decisamente positiva: per l’Italia è addirittura l’unica alternativa al cortocircuito del sistema bancocentrico su cui si è costruita l’intera economia italiana.

La finanza alternativa per le imprese

Mentre lo Stato e i risparmiatori mettono mano al portafoglio per salvare istituti di credito, questi ultimi hanno smesso di erogare crediti.

Negli ultimi tre anni si contano almeno 60 miliardi di euro che non sono arrivati in più rispetto a prima alle nostre imprese perché le banche hanno chiuso i rubinetti. I calcoli sono dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre tratto dall’analisi dei dati della Banca d'Italia.

Ecco perché il legislatore e l’economia reale negli ultimi anni si stanno rivolgendo ad altri soggetti: fondi comuni, società di private equity, hedge funds, società finanziarie specializzate, assicurazioni, succursali e società controllate da istituzioni finanziarie, piattaforme online di credito P2P, e crowdfunding.

Le imprese legate alle banche

Il cordone ombelicare che lega imprese e banche non è stato ancora tagliato: se in media nell’area euro i prestiti bancari costituiscono il 68% delle passività esterne delle imprese (Eurostat, 2015), in Italia la percentuale sale al 73%, 16 punti sopra a Francia e Germania.

Soffocato dal credit crunch, il sistema produttivo italiano, però, deve trovare un’alternativa alla banca e poter contare in futuro su fonti alternative di finanziamento, che basano la raccolta su forme diverse da quella delle operazioni.

AIM e minibond

Le imprese che optano per la finanza alternativa, possono contare su altre due strade, accanto al tradizionale private equity: la prima è in Borsa, dove è attivo dal 2012 un canale dedicato alle Pmi, l’Aim Italia (79 società quotate e 2,8 miliardi di euro di capitalizzazione totale).

L'altra via è quella dei minibond, strumenti creati dal legislatore (Decreto Sviluppo del 2012) per finanziarsi senza passare dallo sportello: secondo l’Osservatorio sui minibond del Politecnico di Milano, si sono contate 292 emissioni effettuate da 222 imprese, quasi tutte pmi, per un totale di 8,4 miliardi di euro.

I PIR

Ad AIM e minibond si sono aggiunti i FIA, i fondi alternativi di investimento che, grazie al decreto legge 18/2016 possono concedere prestiti diretti alle imprese (tramite il direct lending).

L’ultima legge di bilancio 2017 ha introdotto i PIR, i piani individuali di risparmio, uno strumento in grado di coinvogliare le risorse del risparmio verso l’economia reale che presenta vantaggi fiscali per i sottoscrittori.

Il Governo, che prima aveva stimato una raccolta di 18 miliardi in 5 anni, di cui 1,8 miliardi quest’anno, ha rivisto le stime alzando l’asticella per il 2017 a 10 miliardi di euro, dopo aver visto nascere nel giro di quattro mesi 38 nuovi fondi che possono essere utilizzati come PIR.

Crowdfunding

A questo mercato, infine, si aggiungono le possibilità offerte dal crowdfunding, il microfinanziamento dal basso.

Può assumere varie forme: reward based (raccolta fondi in cambio di una ricompensa), donation based ( molto utilizzato nel no profit), lending based (microprestiti), equity based e soluzioni ibride che si basano su più modalità di finanziamento.

È un mercato ancora marginale, rispetto a Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia e Germania: al di qua dalle Alpi, vale appena 90 milioni di euro (dati Starteed) e conta circa 80 operatori.

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