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Diamanti: perché quelli artificiali piacciono di più

La sensibilità degli acquirenti sta cambiando e, secondo i produttori, crea una nuova industria

Diamante

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Mentre i diamanti artificiali rappresentano una frazione del mercato globale dei brillanti, il cui valore stimato si aggira su 80 miliardi di dollari, la domanda continua a crescere, trainata dalla voglia di pietre più economiche, ma anche libere da potenziali macchie etiche. Lo spiega Bloomberg che racconta come i gruppi per i diritti umani e Hollywood siano riusciti a diffondere il concetto di “blood diamond”, catalizzando l’attenzione sul ruolo che le miniere di diamanti giocano nell’alimentare i conflitti in Africa. Tendenzialmente, sono le generazioni più giovani, quelle fra i 18 e i 35 anni quelle che preferiscono i nuovi diamanti, mentre il 45% dei Millennials opta per le pietre naturali. I nuovi diamanti, a quanto pare, hanno poco da invidiare a quelli naturali. A differenza degli zirconi, infatti, i diamanti prodotti in laboratorio hanno le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di quelli naturali. Sono realizzati partendo da un “seme” di carbone posto all’interno di una camera a micro-onde con metano o altri gas, scaldati fino a creare le particelle che si cristallizzano in diamanti, in un processo che può richiedere fino a dieci settimane di tempo. La tecnologia produttiva ha fatto talmente tanti passi avanti che gli esperti hanno bisogno di macchine per distinguere le pietre naturali da quelle prodotte in laboratorio.

Le aziende che dominano il mercato delle pietre naturali, come Alrosa e De Beers, non sembrano preoccupate dalla concorrenza, perché la quantità di diamanti prodotti in laboratorio è una frazione rispetto a quelli estratti dalle miniere. Lo scorso anno, circa 360mila carati sono stati prodotti dall’uomo, mentre nel 2013 sono usciti dalla terra 146 milioni di carati. Stando alle previsioni, i diamanti sintetici arriveranno a rappresentare due milioni di carati nel 2018 e venti milioni entro il 2026.

De Beers, inoltre, sottolinea che i clienti amano i diamanti proprio per il fatto che la loro natura ha un significato emozionale, cosa che i diamanti prodotti dall’uomo non possono vantare. Nonostante ciò, fra i produttori di diamanti sintetici c’è la convinzione che la sensibilità degli acquirenti stia cambiando e che questo fatto contribuirà alla nascita di una nuova industria. Anche il prezzo, alla fine, gioca la sua parte: un diamante da tre carati prodotto in laboratorio si acquista per 23mila dollari, contro i 40mila che costerebbe uno di analoghe caratteristiche estratto dalle miniere.

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