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Lavoro

Voucher, perché limitarne l'uso

Un referendum indetto per il 28 maggio potrebbe spazzarli via ma il governo sta per ridimensionarli. Ecco come cambieranno i buoni-lavoro

Formalmente, la data è fissata sul calendario: il 28 maggio prossimo dovrebbe svolgersi il referendum promosso dalla Cgil per abolire i voucher, cioè i buoni-lavoro da 10 euro l'uno (contributi compresi) utilizzati per pagare i lavoretti occasionali. Probabilmente la consultazione referendaria si svolgerà davvero: il governo Gentiloni sta infatti preparando un provvedimento per limitare notevolmente l'uso dei voucher, circoscrivendoli quasi esclusivamente alle sole famiglie ed escludendo del tutto le imprese che oggi fanno invece ampio ricorso a questi strumenti. I voucher verrebbero così utilizzati in gran parte per remunerare le prestazioni saltuarie delle colf, delle badanti o delle baby-sitter o, in via eccezionale, dei disoccupati cronici che fanno lavori socialmente utili. Se così fosse, la Cgil potrebbe rinunciare al referendum, riservandosi però di vedere prima le nuove regole scritte nero su bianco.

Ma ecco perché oggi i voucher sono sotto accusa
(questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 20 dicembre 2016)

VOUCHER, CHE FARE. Un altro boom anche nel 2016. È quello registrato dai voucher, i buoni utilizzati per pagare il lavoro accessorio (occasionale) che sono cresciuti del 32,3% nei primi mesi del 2016, raggiungendo la soglia di 121 milioni di unità. Si tratta di numeri importanti, soprattutto se si considera che i voucher avevano già registrato un incremento impetuoso (+67,6%) nel corso del 2015.

Per la Cgil, che ha promosso un referendum per eliminare del tutto i voucher, dietro a questi buoni si nascondono nuove forme di sfruttamento del lavoro e di precariato. Il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, invita invece a non criminalizzarli. Dello stesso parere è anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che si è detto però disposto a limitarne l'uso, qualora fosse necessario.

Incasso in banca
Ma perché i buoni-lavoro, dopo il boom registrato negli ultimi anni, oggi fanno tanto discutere? Per capirlo, è bene innanzitutto sapere come funzionano e quando possono essere utilizzati questi strumenti, nati in origine per pagare i lavoretti occasionali svolti dagli studenti o dai pensionati (e poi estesi a una platea molto più ampia di persone). I voucher sono infatti dei buoni cartacei (o telematici nella loro versione “smaterializzata”) che valgono ciascuno 10 euro, in vendita nelle tabaccherie, negli uffici postali, in banca ma anche attraverso gli sportelli online dell'Inps.

Se un datore di lavoro (in qualsiasi settore) ha bisogno di una prestazione saltuaria, per esempio di un cameriere che vada a servire al ristorante di tanto in tanto o di un giovane che sgombra una cantina e un solaio, può pagarlo almeno 10 euro lordi l'ora utilizzando appunto questi buoni. In base al tempo lavorato, il dipendente riceve i voucher a fine giornata, per poi incassarli attraverso gli stessi canali in cui sono venduti, cioè in banca, negli uffici postali o dai tabaccai. Esistono anche dei buoni multipli del valore unitario di 20 o 50 euro, per chi ha intenzione di remunerare un po' di più le prestazioni di cui ha bisogno.

Occupazione: perché cresce il popolo dei voucher

Dei 10 euro lordi di ciascun voucher, 7,5 euro finiscono in tasca al lavoratore, circa 50 centesimi (cioè il 5%) vanno all'Inail per l'assicurazione contro gli infortuni, una somma attorno a 1,3 euro (il 13%) è destinata ai contributi pensionistici mentre altri 50 centesimi sono rappresentati da una commissione sulla vendita applicata per gestire tutte le pratiche.

I buoni-lavoro, dunque, hanno lo scopo di dare una copertura contributiva e contro gli infortuni a chi di solito lavora a spizzichi e bocconi e servono, almeno in teoria, per far emergere impieghi che spesso sono invece remunerati in nero, soprattutto quando vengono svolti dai giovani.

Voucher, quando possono essere usati e quando no

Non a caso, secondo le statistiche, più di un terzo delle persone che vengono pagate con i voucher ha oggi meno di 25 anni. Non va dimenticato, però, un particolare importante. Per ostacolare gli abusi nell'utilizzo di questi strumenti, la legge stabilisce due limiti. Innanzitutto, una persona non può guadagnare in un anno con i buoni-lavoro oltre 7mila euro netti (circa 9.300 euro lordi) all'anno. Inoltre, sempre con attraverso questi strumenti, non è possibile ricevere dallo stesso datore di lavoro un compenso superiore a 2.020 euro netti (quasi 2.700 euro lordi) annui.


Obbligo di tracciabilità
Tuttavia, non va sottovalutato un particolare importante: dietro al boom dei voucher registrato negli ultimi anni, potrebbero nascondersi nuove forme di sfruttamento o di precariato. Molti datori di lavoro, abituati ad assumere manodopera in nero o precaria, potrebbero tenersi un po' di buoni nel cassetto da usare all'occorrenza, cioè quando ricevono qualche controllo da parte degli ispettori del lavoro.

Il Jobs Act

In sostanza, c'è il “vago” sospetto che questa montagna di voucher serva per dimostrare il falso, cioè che un dipendente irregolare è stato assunto invece regolarmente, seppur soltanto per un impiego occasionale. Per evitare questo tipo di abusi, il governo ha approvato nella primavera scorsa un decreto che corregge alcune disposizioni del Jobs Act (l'ultima riforma del lavoro) e rende tracciabili i voucher. In pratica, le aziende e i professionisti dovranno sempre comunicare prima, in via telematica o tramite sms, il nominativo e il codice fiscale della persona per la quale i buoni-lavoro verranno utilizzati, specificando anche la data precisa e le ore in cui svolgerà la prestazione.

In attesa del referendum
L'obiettivo è evitare che non ci siano più datori di lavoro che fanno i furbi e che spacciano per occasionali degli impieghi che sono in realtà continuativi.

Per la Cgil che ha promosso il referendum, però, l'ultima stretta del governo non basta: i voucher devono sparire dalla faccia della terra. Non è d'accordo un giuslavorista come Pietro Ichino, senatore del Pd, che ritiene irragionevole imporre a un datore di lavoro l'obbligo di compiere tutti i non semplici adempimenti burocratici previsti per i rapporto di lavoro ordinari, anche per prestazioni occasionali di breve o brevissima durata.

Voucher, ecco le novità per fermare gli abusi


Piuttosto, scrive Ichino nel suo sito web, “se si accerta che il sistema dei voucher consente casi di trasformazione abusiva di lavoro regolare in lavoro accessorio, si corregga la disciplina vigente in modo da impedirlo,e si rafforzino le attività ispettive. Ma l'eliminazione di questa forma semplice di pagamento”, aggiunge il giuslavorista e senatore del Pd, “porterà soltanto a una nuova fase di crescita del lavoro nero”. Ha ragione Ichino o la Cgil? Ad avere l'ultima parola potrebbe essere il popolo italiano, se l'11 gennaio prossimo la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum contro i voucher.


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