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Lavoro

Pensioni, perché la riforma favorisce i ricchi

Le ragioni per cui il presidente dell'Inps, Tito Boeri, critica l'ultima manovra previdenziale approvata con la Legge di Stabilità 2017

Una manovra che fa aumentare il debito implicito, scaricando gli oneri sulle generazioni future”. Parola di Tito Boeri, presidente dell'Inps, che ha criticato senza troppa diplomazia l'ultima mini-riforma previdenziale approvata dal governo Renzi, con la Legge di Stabilità del 2017. L'occasione è stato un convegno del Sole24Ore, Tuttopensioni, che aveva proprio Boeri come ospite d'onore della giornata.


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Dopo aver lanciato le sue stilettate, il presidente dell'Inps ha però precisato il vero bersaglio della sua polemica. Le sue critiche non erano infatti rivolte all'Ape, cioè al nuovo sistema di anticipo pensionistico che dal 2017 consente di mettersi a riposo a 63 anni anziché a 66 (soglia prevista dalla Legge Fornero). Più che altro il presidente dell'Inps ce l'aveva con alcune “mancette” che il governo Renzi, ha elargito ai pensionati italiani prima di dimettersi in seguito alla rovinosa sconfitta del referendum costituzionale. Tra queste mancette c'è in primis la nuova quattordicesima, cioè l'assegno supplementare che l'Inps paga (come mensilità aggiuntiva) ai pensionati con redditi più bassi.

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Quattordicesime nel mirino
La quattordicesima di pensione esiste in Italia già da anni ma la Legge di Stabilità 2017 ne ha esteso la platea, da poco più di 2 milioni a circa
3 milioni di persone. Si tratta di un provvedimento che farà sicuramente piacere a molti ma che, a detta di Boeri, elargisce soldi a destra e a manca senza tenere conto della reale situazione economica del pensionato. Di regola, infatti, la quattordicesima erogata nel 2017 spetterà a chi ha un reddito inferiore ai 13mila euro annui e avrà un importo una tantum compreso tra 330 e 500 euro circa a seconda degli anni di contributi accumulati.

Il requisito principale per avere questo assegno straordinario, dunque, è il possesso di un reddito basso. Peccato, però, che il valore assoluto del reddito non sia l'unica spia per capire se un pensionato ha davvero bisogno o no di assistenza economica. Non è da escludere, infatti, che la quattordicesima 2017 vada a finire nelle tasche di qualche italiano con un reddito basso sulla carta ma benestante per vari motivi, magari perché ha una famiglia che lo sostiene, ha tanti risparmi da parte e via dicendo. Sarebbe stato meglio, a detta di Boeri, erogare l'assegno aggiuntivo con altri criteri e in particolare sulla base del reddito Isee, un parametro che misura il reale tenore di vita dei cittadini tenendo conto di diversi fattori: non soltanto dei redditi dichiarati nel 730 ma anche delle sue proprietà immobiliari e finanziarie oltre che del numero di familiari a carico.

In sostanza, Boeri pensa che il governo abbia scelto di attuare un provvedimento di spesa senza valutare con attenzione dove andranno a finire i soldi. Peccato, però, che l'allargamento delle quattordicesime rappresenti un costo di almeno qualche centinaio di milioni di euro all'anno. Chi pagherà il conto? Per il presidente dell'Inps gli oneri ricadranno sul “debito implicito” del suo istituto (che ovviamente è un organo dello Stato). Con le nuove quattordicesime il governo si è infatti assunto degli impegni di spesa già per i decenni a venire. Ovviamente, far ricadere i costi sul debito pubblico non significa altro che farli ricadere sulle generazioni future. Saranno infatti i giovani di oggi, più che i pensionati, a portarsi quel debito sul "groppone".

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