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Aziende pubbliche, quante sono e quanto costano allo Stato

Negli ultimi tre anni lo Stato ha versato 83 miliardi di euro nelle casse delle partecipate, mentre un terzo delle aziende controllate da regioni e comuni sono in perdita

– Credits: Capra / Imagoeconomica

A sostegno della tesi del premier Renzi, che vorrebbe passare da 8.000 a 1.000 società partecipate, nei giorni scorsi è arrivata la relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato che ha messo nero su bianco i costi delle aziende pubbliche: 26 miliardi di euro nel 2013, altrettanti nel 2012 e oltre 30 miliardi nel 2011, per un totale di circa 83 miliardi di euro nel triennio passato.

A tanto ammontano i pagamenti a qualsiasi titolo erogati dai Ministeri nei confronti delle società partecipate dallo Stato. E la situazione non migliora in periferia: un terzo degli enti partecipati dagli enti locali (Regioni, Province e Comuni) è in perdita.

Si capiscono, dunque, in periodi di tagli alla spesa pubblica anche le ragioni del rinnovato interesse nel paese verso le aziende che vedono tra i soci il pubblico: "Gli enti partecipati hanno un forte impatto sui conti pubblici, sui quali si ripercuotono i risultati della gestione, quando i costi non gravano sulla collettività, attraverso i meccanismi tariffari" ha spiegato Salvatore Nottola, procuratore generale della Corte dei Conti.

La realtà, poi, potrebbe essere persino peggiore di quella fotografata dai magistrati contabili, i quali ammettono che i dati disponibili non coprono "l’universo degli organismi partecipati", che hanno "un assetto talvolta mutevole e vicende spesso complesse", mentre "gli aspetti contabili sono spesso oscuri".

LE TASSE IN CALO SECONDO LA CORTE DEI CONTI

Quante sono le aziende pubbliche? In tutto circa 7.500, di cui solo 50 partecipate direttamente dallo Stato (le quali a loro volta controllano 526 aziende di “secondo livello”), mentre quelle partecipate dagli enti locali sono 5.258, alle quali vanno aggiunti 2.214 organismi di varia natura, come i consorzi e le fondazioni.

Le porte sono state aperte al privato da un pezzo, ma il pubblico in genere la fa ancora da padrone: secondo i dati dell'Osservatorio della Corte dei Conti, 1.535 aziende hanno come unico socio un ente locale, 987 aziende contano vari soci, ma tutti pubblici; quelle a capitale misto, dove però prevale il pubblico, sono ben 2.426.

I casi in cui pubblico e privato hanno lo stesso peso (50%) sono solo 102 (soprattutto in fondazioni e consorzi), mentre il privato pesa di più nel capitale di 1.784 aziende. 

Considerando le quote di partecipazione, la maggior parte delle aziende partecipate sono in mano ai Comuni (26.196 su 27.870), di cui circa un terzo nel Nord Ovest, anche se il 21% (1.684 su 8.092 comuni) - sono quelli più piccoli in cui risiede il 9,44% della popolazione nazionale - non ha quote.

Se si guarda al settore di attività, inoltre, si scopre che solo un quinto (1.444) si occupa di servizi indispensabili per la collettività, come la fornitura di acqua, energia, gas, reti fognarie, sanità, assistenza sociale e trasporto pubblico.

Tutte le altre, infatti, sono state raggruppate dai magistrati contabili nel girone dei "servizi strumentali", che comprende un po’ di tutto: ad esempio, 87 aziende agricole e di pesca, 166 società sportive e di intrattenimento, 383 tra ristoranti e strutture ricettive, 187 tra negozi, farmacie e officine auto, 149 agenzie di viaggio e noleggio e persino 3 cave e miniere.

Osservando i bilanci, le aziende partecipate più sane si trovano al Nord e Centro Italia: in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Lazio gli utili superano le perdite. Nelle Isole e nel Mezzogiorno, invece, quelle con i conti in rosso sono la maggioranza.

Non esiste un Nord e un Sud, però, quando l'unico socio è lo Stato: in questi casi un po' in tutta Italia gli utili vanno a farsi benedire, spesso per l’eccessivo costo del personale, la cui incidenza sulla produzione è appunto più alta nelle aziende a totale partecipazione pubblica (oltre il 37%) rispetto a una media del 30% delle aziende che contano tra i soci anche i privati.

In alcuni casi, come la Basilicata, spiegano i magistrati contabili, i dipendenti delle aziende interamente pubbliche costano addirittura il doppio rispetto a quelli delle società a capitale misto; in Liguria, Puglia, Calabria e Sardegna il 50% in più.

Considerando la gestione finanziaria, i dati dell'Osservatorio mostrano una prevalenza dei debiti sui crediti un po’ dappertutto, ma con notevoli differenze tra regione e regione: il quoziente di indebitamento (che mette in relazione i debiti con il patrimonio netto) è più basso in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Abruzzo e Sardegna, mentre è generalmente più elevato al Sud con un valore del tutto anomalo in Molise. In tutto, si parla di un debito di oltre 65 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di circa 45 miliardi di euro.

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