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Startupper adolescenti: gli americani battono tutti

Assegnati gli Youth start-up Global Awards, i premi per la migliore startup under 17 sostenuti da EY, Commissione Europea e Governo Israeliano

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I vincitori americani del premio Hype Expo, Youth start-up Global Awards 2015 – Credits: Ufficio Stampa: Youth start-up awards.

Ragazzi appena adolescenti possono essere imprenditori di successo? Possono incubare nel loro entusiasmo un’idea di impresa e un modello di business? Possono lavorando insieme favorire la vicinanza tra culture diverse? A dispetto dei luoghi comuni è possibile, e lo ha dimostrato l’assegnazione del premio Hype Expo, Youth start-up Global Awards 2015 per il miglior modello di impresa realizzato da giovani tra i 14 e i 17 anni che si è svolto nel padiglione Israele di Expo.

Il tema su cui si sono confrontati gli studenti provenienti da 37 scuole in tutto il mondo è stato quelle delle soluzioni d’impresa per i consumatori anziani che "per capacità di spesa e tasso di crescita rappresentano oggi un vero business potenziale" ha spiegato Oren Bar-On, senior partner Ernst&Young e componente della giuria.

Tra i sette finalisti figurano team italiani, romeni, statunitensi, montenegrini, israeliani ma soprattutto squadre in cui hanno lavorato fianco a fianco arabi, musulmani ed ebrei (team di Israele) e ancora musulmani e cristiani macedoni, a dimostrare che non soltanto l'innovazione ma anche una convivenza pacifica parte della cultura delle nuove generazioni.

Tutti meritavano un premio anche per questo, ma alla fine hanno avuto la meglio gli americani. Motivo? Un’idea vincente, applicazioni tecnologiche e un business plan già di livello professionale.

 

A portarsi a casa il premio (tre mesi di borsa di studio e un programma di tutoraggio sostenuto dalla European Alliance for Innovation a contatto con potenziali investori, sviluppatori di business, esperti di marketing e altri capitani di impresa) sono stati Lance Woostra, 17 anni, in team con sua sorella Lawren, il 14enne Nicky Chen e Michela Harttigan, 16 anni, con il progetto “Mom” (Memory Optimizer Manager), ovvero applicazioni pensate per aiutare la memoria degli anziani e aiutarli a svolgere in autonomia le normali funzioni quotidiane.

“Abbiamo progettato una collana elettronica, un’applicazione utilizzabile via Pc e smarthpone e un bottone elettronico che può essere sistemato ovunque, sulla porta, sul piano cucina, alla finestra, dappertutto” spiega Lance Woostra“. In sostanza, l’anziano che accede al servizio programma le funzioni o le attività quotidiane che fa fatica a ricordare. Al momento giusto riceve un alert, lui schiaccia il bottone per cinque secondi e questo gli ricorda cosa fare: chiudi la porta a chiave. Spegni il gas”.

Facile, ma non banale. Perché l’idea si basa su un business solido che prevede piccole tariffe di abbonamento differenziate per l’applicazione mobile, il memory button, l’allarme o un servizio di continuo monitoraggio che potrebbero aiutare a ridurre i costi sanitari dovuti agli incidenti domestici o terapie domiciliari. “Non sarebbe un risparmio per ospedali, sanità pubblica, famiglie e anche compagnie assicurative utilizzare il Mom?” hanno spiegato i ragazzi. 

Gli altri vincitori
Citazione di merito comunque anche a Gabriele Caiazzo dell’istituto superiore Rosselli di Aprilia, che con la sua mano “robotica” in grado di eseguire la motilità più fine (economica e pensata come estensione di chi possede entrambi gli artri ma ha difficoltà di movimento) si è conquistato il terzo posto.

E soprattutto a Adi Makhoul e Mahmoud Hogerat, secondi classificati con Hand n Hand, un’applicazione che unisce i bisogni dell’anziano, dal fare la spesa alle medicazioni, con un rete di volontari disponibili nelle vicinanze. Alle spalle i ragazzi hanno un Paese, Israele, che investe il 4,2 per cento del suo Pil in ricerca e sviluppo, che vanta il numero pro capite più alto per start up avviate e che è secondo per numero di nuove imprese arrivate a quotarsi al Nasdaq.

L'idea: come promuovere l'impresa
Al di là dei vincitori però, il premio, organizzato dalla società EY (oggi il nome della società Ernst&Young), Youth Startup Fundation e la società di investimenti britannica Emgi con il sostegno di altri partner come il Ministero degli affari esteri di Israele e La Commissione Europea, ha il merito di porre l’accento su una questione fondamentale del sistema economico globale: come promuovere impresa.

Un punto che EY individua nella formazione e valorizzazione della cultura d’impresa già nelle scuole superiori, creando osmosi tra investitori e aziende. “C’è un enorme potenziale nei nostri giovani” ha spiegato Amir Raveh, il cofondatore e amministratore delegato di Emgi che ha animato l’evento, “ma non dobbiamo permettere alla scuola di sprecarlo, promuovendo non soltanto cultura ma esperienza d’impresa e innovazione all’interno della scuola. Questo è il nostro obiettivo e come dimostrano questi ragazzi non si tratta di un obiettivo impossibile".

Il caso più eclatante? La storia di Iddo Gino, che a 17 anni guida RapidPay, una società da 10 milioni di dollari che occupa dieci persone oltre i 30 anni e che annovera tra i suoi investitori anche Dov Moran, l’inventore della chiavetta Ubs. Iddo, studente e Ceo, sottolinea una cosa importante: là dove non sostiene idee e passione, la scuola ha fallito.

E qui entrano in scena EY o iniziative come quella di Mondo Digitale, l’unica palestra tecnologica e di impresa italiana con sede a Roma e partner del Premio youth startup. Il barometro mondiale dell’imprenditoria di EY infatti, fotografa chiaramente l’associazione tra cultura di formazione e la forza dell’ecosistema d’impresa nel suo complesso. Paesi come Australia, Canada, South Corea e Uk e Stati Uniti sono in cima alle classifiche. L’Italia invece è tra gli ultimi insieme con Argentina, India, Indonesia e Turchia. Un caso dunque se il premio per le giovani start up sia andato agli americani?

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