Riccardo Fano

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Un mondo per ogni stanza, un illustratore per ogni stanza e una mostra per celebrare la forza, la modernità e la ricchezza di Milano sul finire del 1200 in un racconto parallelo con la forza, la modernità e la ricchezza di oggi.

Tratta dal grande libro scritto da Bonvesin de la Riva, De Magnalibus urbis Mediolanensis, uno dei più straordinari volumi che siano mai stati dedicati a una città, la mostra “TUTTI I COLORI TRANNE IL GRIGIO, La meravigliosa Milano di Bonvesin de la Riva raccontata da 20 illustratori” celebra Milano nell’anno di Expo e apre la stagione espositiva 2015 di Casa Testori a Novate Milanese.

- L'inaugurazione sabato 14 febbraio; la mostra con ingresso libero potrà essere visitata fino al 19 aprile.

La Milano di Bonvesin è una città full color, vivacissima, instancabile, che non fa mancare niente a chi la abita. Il De Magnalibus, Le Meraviglie di Milano nella versione italiana, è un testo minuzioso e descrittivo di tutte le particolarità e le ricchezze che rendono unica la città. È un libro che restituisce una documentazione precisa e insieme entusiasta anche degli aspetti materiali della vita di Milano, riempiendo di stupore e stimolando mille curiosità nel lettore di oggi. Un libro che non è un saggio, ma un resoconto coinvolgente e appassionato della vita concreta della città. Per far rivivere questo racconto Casa Testori si è affidata alla fantasia e alla libertà di un gruppo di nuovi illustratori milanesi cui si deve o spettacolare percorso della mostra, un binario parallelo che unisce il passato al presente: da una parte lo sguardo storico che accompagna il visitatore e inserisce le informazioni e le visioni di Bonvesin nel loro contesto; dall’altro lo sguardo immaginativo degli illustratori che elaborano, stanza per stanza, le affascinanti visioni di Bonvesin, attualizzandole con un linguaggio contemporaneo.

A loro è affidato il compito di riaccendere nei visitatori quello stupore e quelle sorprese di cui sono piene le pagine di Bonvesin, per dimostrare quanto quella Milano di allora viva nella Milano di oggi, che non è affatto una Milano che non c’è più. Semmai è la quintessenza della Milano di sempre. Lo spettacolare percorso, pieno di sorprese, si apre con il bassorilievo in stile pop della Scrofa lanuta, l’animale da cui alcuni pensavano derivasse il nome della città e che fu il primo simbolo di Milano. Una scrofa con “la lana in mezzo”: cioè un animale che serviva a tutto, ad alimentarsi e anche a tessere vestiti.

Milano è la prima città a km zero, perfettamente integrata nel suo contado. Bonvesin racconta di 60 carri di ciliegie che nella giusta stagione entravano in città, e Francesco Poroli, illustratore ricostruisce l’ingresso dei carri, con una fantastica rappresentazione fatta sui muri della casa con pastelli a cera. C’è poi spazio per i fiumi (Bonvesin ne elenca addirittura 51) affidato a Jacopo Rosati, la stanza dei pesci, degli orti, del bestiame, del legname. Troveremo la stanza dei numeri, allestita da Elyron, dove il censimento della Milano di sette secoli fa viene messa in parallelo con la Milano di oggi. C’è la stanza del lino, componente importante nell’economia della città, dominata da grandi tovaglie che scendendo dal soffitto raccontano per parole e per figure le lavorazioni. C’è la spettacolare stanza dei campanili, delle campane e delle pusterle che Francesco Muzzi ha immaginato come totem coloratissimi: erano 200 campane? Ebbene il totem sarà composto dalle sagome proprio di 200 campane.


Si camminerà sulla mappa della Milano città circolare, scoprendo luoghi e strade. Era città carnivora Milano: e la stanza del macellaio è affidata a uno dei più fantasiosi tatuatori sulla piazza, Luca Font, mentre la quantità mirabolante di verdure che finivano sulle tavole ambrosiane, danno estro a Tai Pera, taiwanese ma milanese d’adozione, di mettere in scena un mercato pieno di colori golosi. Il legno, tanto legno, arrivava per via d’acqua e un’animazione a tutta parete di Giordano Poloni racconta questo traffico ininterrotto.

Città senza mare e senza grandi fiumi, era comunque città dai mille pesci (in tavola): ci sarà modo di conoscerli, uno per uno nella stanza progettata da Roberta Maddalena. Nel grande ambiente delle scale si sviluppa l’installazione di Marco Goran Romano, una lettura scenografica del nome Mediolanum, così come Bonvesin la suggerisce. In cantina invece, le bottiglie avranno etichette bonvesiniane immaginate dagli allievi di MiMaster, un master che è un importante incubatore di nuovi talenti nell’illustrazione. Nelle sale del piano terra dedicate al contesto storico-geografico, vengono dunque presentati e rappresentati il personaggio Bonvesin e la Milano in cui si era trovato a vivere e scrivere, interpretati da Emiliano Ponzi, Elyron, Libero Gozzini, Simone Massoni, Francesco Muzzi, Davide Mottes.

Il secondo piano, invece, è dedicato strettamente al libro, evocandone, stanza per stanza, le suggestioni più affascinanti, come i mille mestieri che assicuravano la ricchezza di Milano, a confronto con le professioni dell'oggi: i milanesi in armi di Giacomo Bagnara, i professionisti di Giacomo Gambineri e Giovanni Pastori, i religiosi di Paola Sala e il grande gigante Uberto della Croce di Sarah Mazzetti. Dal punto di vista della documentazione letterario e storica, la mostra si avvale, della consulenza di Luca Doninelli, docente e scrittore, oltre che grande conoscitore di Bonvesin. In prospettiva di Expo e della centralità che la manifestazione assicurerà a Milano, la mostra vuole essere un'occasione per permettere al disegno di uscire dal supporto bidimensionale della carta stampata e una possibilità spettacolare per tutti per conoscere Milano e capirne le caratteristiche profonde, nel momento in cui la città torna al centro dell’attenzione del mondo.

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