Era il 1912 quando il libraio e antiquario ebreo Wilfrid Voynich acquistò una serie di volumi antichi messi in vendita dai gesuiti di Villa Mondragone a Frascati.

Tornava così alla luce uno dei codici più misteriosi del mondo, mai decifrato nei secoli da decine di studiosi di tutto il mondo.

Diviso in tre parti principali (botanica, astrologia e biologia) e stampato su pergamena di capretto, il codice Voynich è scritto in una lingua assolutamente sconosciuta così come misteriosi restano i caratteri alfabetici usati.

Dalla data del ritrovamento, le ipotesi ed i tentativi di decriptaggio del testo si sono moltiplicati. I risultati fino ad oggi assolutamente eterogenei, ma non conclusivi.

In un secolo di studio del manoscritto gli esperti hanno pensato ad una lingua filosofica, vale a dire un idioma artificiale in cui ogni parola è composta da una serie di lettere o sillabe che rimandano ad una divisione dell'essere in categorie; quindi si è pensato ad un falso rinascimentale creato ad arte per trarre in inganno i signori del tempo. Altri ancora hanno ipotizzato che il codice Voynich fosse stata opera originale del Filarete con finalità di spionaggio a favore dei Turchi.

Senza tralasciare le congetture esoteriche e quelle più azzardate che indicherebbero l'origine aliena dello scritto piuttosto che l'intervento di eretici Catari oppure ancora una serie di istruzioni criptate per ottenere l'oppio dai papaveri, ultimamente gli studiosi si sarebbero concentrati sull'origine caucasica della misteriosa lingua (per alcune analogie dell'alfabeto del codice con il cirillico). Lo studio analitico di alcune illustrazioni presenti nel codice avrebbe portato recentemente l'australiano Stephen Skinner (docente universitario ed esperto di occultismo) all'ipotesi, avvalorata da alcuni importanti indizi, che il manoscritto fosse stato redatto da un medico italiano di origini ebraiche. L'assoluta mancanza di simboli cristiani (anomala durante la prima fase della Controriforma) e la presenza ripetuta di illustrazioni di donne immerse in grandi vasche collegate tra loro da tubazioni idrauliche intestinali. Queste ultime illustrazioni indicherebbero l'origine ebraica dell'autore o quantomeno del suo ambiente, riconducendo alla pratica del bagno "mikvah", abluzioni purificatrici riservate alle puerpere ed alle donne nel periodo post-mestruale. Un altro elemento chiave che ricondurrebbe all'origine italiana del codice Voynich ed in particolare alle regioni settentrionali sarebbe la miniatura di un castello con i merletti a coda di rondine, tipico elemento costruttivo diffuso in particolar modo nel Nord d'Italia.

Skinner sarebbe sicuro "all'85%" dell'origine italiana del libro più misterioso del mondo, oggi conservato presso l'Università di Yale.

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