Pride
Cinema

Pride, minatori e gay in un film squisito: 5 motivi per vederlo

Commedia trascinante e commovente, racconta un'incredibile storia vera nella Gran Bretagna della Thatcher

Trascinante, socialmente impegnata, spassosa e commovente, Pride è la commedia dell'anno. Da una parte alcuni ragazzi gay di Londra, esuberanti e intraprendenti. Dall'altra i minatori delle remote compagne gallesi, in sciopero serrato e duro contro il governo Tatcher. Anno: il 1984, diciassette anni dopo l'abolizione del reato di sodomia in Galles e Inghilterra e cinque anni dopo la medesima decriminalizzazione in Scozia. Cosa può unire queste due compagini apparentemente tanto agli antipodi? Un'insperata, improbabile, rischiosa e bellissima amicizia. 
Il britannico Matthew Warchus, alla regia, mescola con intelligenza cronaca, umorismo, valori universali, meritando gli applausi a fine proiezione. 

Dall'11 dicembre al cinema grazie a Teodora Film, Pride al Festival di Cannes ha vinto la Palma Queer e ha appena ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. Ecco 5 motivi per vederlo.

 

1) Un frammento di storia vera

Nel 1984 i minatori britannici combattevano contro lo smantellamento di diversi siti estrattivi, per il loro diritto di lavorare sotto terra, a condizioni oggi spaventose. Il lungo sciopero che misero in piedi non era solo una questione economica ma era anche una lotta chiave in una guerra ideologica più ampia, che raccolse solidarietà in tutto il mondo. A sostenerli ci fu anche il movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori). Tra i due gruppi, nonostante le iniziali e quasi violente diffidenze dei minatori, nacque un'amicizia. Lo scontro di culture divenne un incontro.
La serata londinese "Pits and Perverts" (Minatori e Pervertiti) fu uno dei primi grandi eventi condivisi da gay ed etero. Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivarono pulman di minatori per prenderne parte. Sembra incredibile ma questa cronaca poco nota è verissima, una pietra miliare della storia della nostra società.

2) Tanta cura nella ricostruzione

La sceneggiatura è di Stephen Beresford che ha minuziosamente ricostruito la storia. Inizialmente ha trovato pochi documenti in merito, finché ha letto un libro con un passaggio dedicato a Mark Ashton (interpretato in Pride da Ben Schnetzer), che confermava tutto. Quindi ha scoperto che il movimento LGSM aveva prodotto un video in proprio ed è riuscito a trovarlo: è stato l'inizio di tutto. "C'è stato parecchio lavoro di ricerca da fare, tanto più che le informazioni disponibili erano scarse", racconta Beresford. "Il video che avevo visto era quasi amatoriale e si capiva come i militanti di LGSM fossero giovani e senza esperienza, al punto da non rispettare alcune regole fondamentali del reportage, come quella di indicare i nomi di chi parla. C'erano solo dei ringraziamenti alla fine, così mi sono segnato i nomi che non conoscevo e ho provato a contattare gli interessati via Facebook. Tutti mi dissero che dovevo parlare con Mike Jackson, che all'epoca era il segretario del movimento e aveva archiviato tutto, dai verbali delle assemblee ai ritagli di giornale. Per me fu come scoprire la tomba di Tutankhamon".
Beresford ha così incontrato tutti i membri di LGSM che poteva incontrare ed è stato in Galles per parlare con le comunità di ex minatori. Pride è stato girato in Galles nelle location reali dove tutto è successo davvero.

3) Si ride di gusto

Pride regala due ore scoppiettanti, dove non si perde mai il gusto della visione. È un continuo divertimento e una sorpresa, si ride a volto disteso e ci si commuove. Le battute sono intelligenti, ricche di simpatia e tenerezza. "Non avevo mai conosciuto una lesbica", dice il ragazzino di periferia alla ricerca di un'identità Joe (George MacKay), soprannominato Bromley, a Steph (Faye Marsay), l'unica lesbica di LGSM. "Io non avevo mai conosciuto uno che si stira i jeans", risponde lei. 

4) Una commedia contro i pregiudizi

Nel perfetto equilibrio delle due ore, Pride si muove con intelligenza politica e passione, tra amabile comicità e sottile osservazione sociale, senza risparmiare vibranti tensioni. Warchus tesse una squisita trama contro i pregiudizi di ogni sorta, al ritmo del canto corale - gay e minatori uniti - "Dateci pane, ma dateci anche rose". Margaret Thatcher sosteneva che la società non esiste e che esistono solo gli individui e le famiglie. I protagonisti di Pride credono invece nella forza dell'unione.

5) Generazioni a confronto

In Pride lo scontro-incontro tra culture è anche uno scontro-incontro generazionale, non solo tra personaggi del film ma anche tra attori. Da una parte ci sono i gallesi, campagnoli e attempati. Dall'altra i colorati giovani omosessuali arrivati dalla città. Ecco quindi il timido e dignitoso Cliff interpretato dal veterano Bill Nighy e la tignosa e grintosa Hefina Headon (morta un anno fa) a cui dà risolutezza e ardore una magnifica Imelda Staunton. Tra le nuove leve spicca il leader di LGSM Mark, un vulcano di energia, superbamente interpretato dallo statunitense ventiquattrenne Ben Schnetzer. Ma nel cast ci sono anche Dominic West, Andrew Scott, Joseph Gilgun, Paddy Considine... La performance d'insieme è straripante.

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