La mafia uccide solo d'estate, Pif racconta Cosa nostra ai giovani

Coi toni della tragicommedia, un film disarmonico ma utile

Pif e Cristiana Capotondi in "La mafia uccide solo d'estate" – Credits: 01 Distribution

"Tranquillo. Ora siamo in inverno: la mafia uccide solo d'estate. È come coi cani: basta che non gli dai fastidio". In questa rassicurazione di un papà palermitano a suo figlio c'è tutto il compromesso sordo che una città ha fatto con la vita e c'è la reazione civica che ha mosso La mafia uccide solo d'estate. Esordio alla regia di Pif (Pierfrancesco Diliberto), ex inviato de Le Iene, dopo aver debuttato in concorso al Torino Film Festival arriva nelle sale il 28 novembre. 

Coi toni della tragicommedia, che mai perdono di vista il rispetto per i tanti drammi fotografati, Pif racconta la mafia alle nuove generazioni e illustra cosa voglia dire crescere a stretto contatto con un fenomeno criminale così ingerente, presente in maniera inevitabile e stringente in ogni momento della quotidianità. "Mafia", è la prima parola che sillaba il piccolo Arturo, protagonista del film, attraverso i cui occhi vediamo Palermo. 

"Ma come è possibile che a Palermo la mafia entrasse così prepotentemente nella vita delle persone e in pochi dicevano qualcosa?" si è chiesto Pif ormai adulto e quarantunenne, guardando indietro alla sua infanzia. Da qui l'esigenza di mettersi dietro la macchina da presa: "Essere un bambino a volte conviene. Perché imiti i tuoi modelli, cioè gli adulti. E se per loro non ci sono problemi, non ci sono neanche per te. I problemi arrivano quando, un giorno, il bambino capisce che la mafia non uccide solo d'estate".

Le date salienti dell'esistenza di Arturo sono puntellate dagli eventi e dalle esecuzioni di Cosa nostra. La notte in cui è stato concepito? Il 10 dicembre 1969, quella della strage di Viale Lazio. Il suo battesimo? Lo stesso giorno in cui venne inaugurata la giunta di Vito Ciancimino, successivamente condannato per associazione mafiosa e definito "la più esplicita infiltrazione della mafia nell'amministrazione pubblica".
Quando inizia ad andare alle elementari (intepretato dal bravo Alex Bisconti) e si innamora della compagna di classe Flora (Ginevra Antona), i suoi primi turbamenti amorosi coincidono con quelli del boss Filippo Marchese.

In questa cavalcata negli anni, il piccolo Arturo viene colto da una folgorazione per Giulio Andreotti, allora presidente del consiglio: è questa la trovata più riuscita e acuta del film, che regala delle chicche di intelligente umorismo. Andreotti, in maniera indiretta, dai tiggì o dal talk show Bontà loro di Maurizio Costanzo, con le sue affermazioni taglienti diventa il consigliere dell'ingenuo Arturo. Lo ispira anche quando da giornalista in erba riesce a intervistare Carlo Alberto Dalla Chiesa: uno dei momenti più toccanti.

Crescendo Arturo ha il volto di Pif, che è anche voce narrante (a volte il suo timbro nasale e gracchiante è davvero difficile da sostenere). La sua innamorata Flora da adulta è interpretata da Cristiana Capotondi
Seguendo le loro altalene sentimentali intanto partecipiamo a una vera e propria cronologia della morte, a tanti morti violente per mano mafiosa. 

La mafia uccide solo d'estate è disarmonico, presenta qualche stonatura stilistica (vedi la scena degli spermatozoi) e narrativa, soprattutto quando si sofferma sulle vicende tra Arturo e Flora adulti. Ma di certo è un film utile e a suo modo coraggioso, che con gusto dileggia i boss mafiosi.
L'applauso finale che si alza lieve sui titoli di coda è soprattutto per le tante vittime di Cosa nostra, più o meno celebri. A loro ogni applauso: Cesare Terranova, Gaetano Costa, Giovanni Falcone, Mario Francese, Boris Giuliano, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici...

 
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