Videogiochi

Bowie, quella volta che divenne un videogioco

Un pioniere tecnologico, nel 1999 si trasformò in Boz nel videogioco Omikron: The Nomad Soul e ne scrisse parte della colonna sonora

In pochi lo ricorderanno. Omikron: The Nomad Soul è uscito nel novembre del 1999 per piattaforma Windows e a giugno del 2000 su Dreamcast. Sviluppato da Quantic Dream e prodotto da Eidos Interactive fu un mezzo flop, tanto che la versione per PlayStation 2, che doveva vedere la luce di lì a poco, venne presto cancellata.

Oggi, con la scomparsa di David Bowie, il videogioco assume un significato diverso, soprattutto perché mette in risalto lo spirito cross-mediale dell’artista britannico. 

Il gioco

Omikron: The Nomad Soul narra le vicende di una città del futuro, chiamata appunto Omikron, una metropoli del pianeta Phaenon. Il protagonista è Kayl, codice di riconoscimento 669, che scoprirà nel corso della storia di aver scelto il difficile compito di salvare il suo mondo dalle forze del Male, abbandonando il proprio corpo e vivendo un’avventura in una sorta di dimensione parallela.

Il titolo di per sé è quanto di più onirico si possa chiedere al panorama videoludico, anche rapportato ad oggi, soprattutto se si guarda alla trama e al livello di interazione. David Bowie scrisse gran parte delle musiche del gioco, prese parte allo sviluppo del suo design e venne riprodotto in tre dimensioni per un paio di cameo digitali.

Interazione massima

Un tratto distintivo di Omikron è proprio la possibilità di muoversi liberamente nelle ambientazioni cittadine e poter fare un po’ quello che si vuole: dall’ordinare un caffè al bar al parlare con i passanti, anche entrare nei supermercati e comprarsi uno snack. La chicca è però un’altra: comprare canzoni in un negozio di dischi, tra cui varie tracce di David Bowie, da ascoltare con gli impianti hi-fi presenti negli appartamenti virtuali. Qualcosa apparsa qualche anno dopo su Second Life

Il ruolo di Bowie

Nel videogame, le sembianze di Bowie sono duplici. Prima quelle di Boz, un rivoluzionario ricercato dalle autorità di polizia ma anche un anonimo leader di una band musicale chiamata The Dreamers, che tiene concerti illegali in vari locali di Omikron. Inutile dirlo: i brani sono parte del repertorio di Bowie, alcuni strumentali composti per il gioco da Reeves Gabrels.

La sua musica

Ma non solo: la colonna sonora presenta tante tracce di David Bowie pubblicate anche in “Hours…”, album del 1999. Alcuni sono in forma originale, altre riscritte per il mondo di Omikron. Ad esempio la versione su disco della canzone “New Angels of Promise”, che presenta il verso “Suspicious minds you didn't feel us coming in this lonely crowd Its always time. Suspicious minds you didn't feel us coming in this lonely crowd It is always time” e che nel gioco diventa “Omikron you didn't feel us coming in this lonely crowd Its always time. Omikron you didn't feel us coming in this lonely crowd It is always time”.

La petizione dei fan

Otto mesi fa su Change.org è comparsa una petizione per avere un adattamento di Omikron: The Nomad Soul su console di nuova generazione, come PS4 e Xbox One. “Uno dei più grandi giochi nell’infanzia di molti – scrive il fautore – questo titolo ha bisogno di essere adattato ai nuovi sistemi. Immaginate il poter giocare con una grafica e controlli migliori. Portiamo avanti la petizione per ottenere il supporto dello stesso David Bowie. Questo videogame merita una nuova vita”.

Pioniere hi-tech

Bowie è stato un vero anticipatore nel mondo della tecnologia. Spetta a lui il Guinness World Record per esser stato “il primo artista ad aver creato un service provider su internet”. Si tratta del sito BowieNet, lanciato nel 1998 con l’obiettivo di creare una community di appassionati in grado di acquistare contenuti e memorabilia esclusive. Inoltre sul portale era possibile assistere a performance di Bowie e di altri artisti con una modalità esclusiva (ancora oggi): attraverso i comandi della tastiera si poteva girare la videocamera a 360 gradi, così da diventare registi dell’evento. Qualcosa del genere è arrivato solo nel 2015 con i video immersivi di YouTube e Facebook.

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