Halloween ha cambiato veste centinaia di volte. Riti e leggende hanno lasciato posto a feste con costumi di vampiri e fantasmi e storie paurose prima di essere rimpiazzati da una versione più sanguinolenta del carnevale. Ma c’è un luogo in Europa dove Halloween non è soltanto una festa importata dal cinema americano, un’occasione per indossare costumi improbabili o riempire le strade di zucche illuminate, ma qualcosa di molto più antico, profondamente radicato nel paesaggio, nella memoria collettiva e persino nel modo di interpretare il passaggio delle stagioni. Questo luogo si chiama Irlanda, un’isola dove le colline sembrano custodire racconti precedenti alla storia scritta, le rovine medievali convivono con leggende tramandate per generazioni e l’autunno porta con sé una particolare sensazione di sospensione, come se la nebbia che attraversa campagne e brughiere potesse nascondere qualcosa che appartiene a un altro tempo.
Per comprendere davvero Halloween bisogna quindi resettare tutto quello che sappiamo di questa festa e tornare qui, alle origini, molto prima che il 31 ottobre diventasse un fenomeno commerciale globale, quando questo giorno rappresentava una soglia simbolica e l’arrivo dell’inverno non era soltanto una questione meteorologica, ma il momento in cui la natura, il calendario agricolo e il mondo soprannaturale sembravano incontrarsi.
Quella celebrazione si chiamava Samhain e, secondo la tradizione irlandese, segnava l’inizio della parte oscura dell’anno, il periodo in cui il raccolto era ormai terminato, il bestiame veniva preparato ai mesi più difficili e le comunità si riunivano attorno al fuoco, tra banchetti, racconti e rituali destinati a proteggere la famiglia dalle incognite dell’inverno.
Era anche la notte in cui, nell’immaginario popolare, il confine tra i vivi e i morti diventava più fragile, permettendo agli abitanti dell’Altro Mondo di avvicinarsi a quello degli uomini. Una visione dell’esistenza in cui la morte non era completamente separata dalla vita, ma continuava a far parte del ciclo naturale, della memoria familiare e del rapporto con gli antenati.
Duemila anni dopo, quell’universo di fuoco, ombre e creature misteriose continua a esercitare un fascino straordinario. L’Irlanda ha deciso di valorizzarlo attraverso un grande progetto culturale e turistico, Ireland Home of Halloween, che trasforma l’autunno in una stagione di celebrazioni diffuse, coinvolgendo città, villaggi, castelli, siti archeologici e comunità locali.
Nel 2026 il programma assume un significato particolare, perché due delle sue manifestazioni più spettacolari, il Derry Halloween Festival e la compagnia di teatro di strada Macnas, celebrano quarant’anni di attività, mentre centinaia di appuntamenti distribuiti sull’isola riportano al centro una domanda apparentemente semplice: quanto di ciò che oggi consideriamo Halloween appartiene davvero a una tradizione antica?
Samhain, la notte in cui il mondo cambiava
Per gli antichi irlandesi il tempo non era scandito soltanto dal susseguirsi dei mesi, ma da momenti di passaggio che organizzavano la vita agricola, sociale e spirituale delle comunità. Samhain, tradizionalmente collocato all’inizio di novembre e celebrato soprattutto nella notte precedente, segnava l’ingresso nell’inverno e costituiva uno dei quattro grandi riferimenti stagionali del calendario gaelico, insieme a Imbolc, Beltane e Lughnasadh.
Il nome viene comunemente interpretato come «fine dell’estate», una definizione che tuttavia restituisce soltanto in parte il significato di un momento in cui la comunità prendeva coscienza della propria vulnerabilità davanti al cambiamento della natura. Il ciclo produttivo dei campi si concludeva, le riserve alimentari assumevano un’importanza decisiva e le giornate sempre più brevi imponevano un diverso rapporto con l’ambiente.
Nei racconti irlandesi medievali, il Samhain compare come occasione di grandi assemblee, banchetti e avvenimenti straordinari, spesso associati all’irruzione di forze appartenenti all’Altro Mondo, quell’Otherworld che nella mitologia celtica non coincide semplicemente con il regno dei morti, ma rappresenta una vera e propria dimensione parallela, abitata da esseri soprannaturali e figure leggendarie.
È proprio questa relazione con l’invisibile a costituire una delle eredità più importanti della festa. Si riteneva che in particolari momenti dell’anno le normali distanze tra i mondi potessero ridursi, permettendo incontri altrimenti impossibili. Gli spiriti potevano avvicinarsi alle abitazioni, le creature fantastiche attraversare luoghi abitualmente familiari e la notte diventare uno spazio nel quale prudenza, paura e curiosità convivevano.
Naturalmente, non tutto ciò che oggi viene raccontato sulle celebrazioni celtiche può essere ricostruito con certezza. Le testimonianze dirette sui rituali dell’Irlanda precristiana sono limitate e molte delle descrizioni più suggestive arrivano da testi medievali, raccolte folkloriche e interpretazioni successive. L’immagine dei druidi impegnati in cerimonie identiche a quelle riproposte nei festival contemporanei appartiene quindi più alla ricostruzione culturale che a una documentazione storica completa.
La continuità, tuttavia, è evidente nel ruolo simbolico attribuito al passaggio delle stagioni, alla protezione della casa, al rapporto con i defunti e alla necessità di affrontare insieme l’oscurità.
Anche il nome Halloween racconta una storia di sovrapposizioni culturali. Deriva dall’inglese All Hallows’ Eve, la vigilia di Ognissanti, e rimanda dunque al calendario cristiano, mentre numerose tradizioni popolari associate alla ricorrenza conservano elementi che richiamano Samhain. Con il 1° novembre dedicato a Tutti i Santi e il 2 novembre alla commemorazione dei defunti, il periodo ha progressivamente riunito credenze differenti, dando forma a un patrimonio complesso nel quale cultura pagana, cristianesimo e folklore locale hanno continuato a influenzarsi.
Ridurre Halloween alla semplice sopravvivenza di una festa pagana sarebbe quindi impreciso, così come sarebbe sbagliato considerarlo un’invenzione moderna. La sua storia è piuttosto quella di una trasformazione lunga secoli, nella quale antiche consuetudini stagionali si sono intrecciate con nuove pratiche religiose e sociali, prima di attraversare l’Atlantico e diventare un fenomeno globale.
La collina dei fuochi sacri e il mistero di Tlachtga
Per entrare nel cuore geografico e simbolico di Samhain bisogna raggiungere la Boyne Valley, nell’Ireland’s Ancient East, una regione dove il paesaggio conserva alcune delle testimonianze archeologiche più importanti dell’isola.
Qui, nei pressi di Athboy, nella contea di Meath, si trova la Hill of Ward, conosciuta anche come Tlachtga, una collina che la tradizione associa alle grandi celebrazioni stagionali e all’accensione dei fuochi di Samhain.
Secondo il racconto tramandato nei secoli, proprio da questo luogo sarebbero stati accesi i falò rituali che annunciavano l’inizio dell’inverno, un gesto capace di unire simbolicamente le comunità disseminate sul territorio. Il fuoco rappresentava protezione, purificazione, coesione sociale e continuità, ma anche la possibilità di portare luce in un periodo dominato dall’oscurità.
Le indagini archeologiche effettuate sulla collina hanno restituito una storia molto più articolata di quanto possa suggerire l’immagine romantica dei falò celtici. Le ricerche hanno individuato fasi di frequentazione e costruzione che risalgono alla tarda età del Bronzo e alla prima età del Ferro, tra il 1100 e il 400 avanti Cristo circa, oltre a una successiva fase compresa tra il IV e il VI secolo dopo Cristo.
Tra i reperti recuperati figurano resti animali, materiali vegetali carbonizzati, tracce di lavorazione dei metalli e altre testimonianze che confermano la lunga importanza del sito. Non costituiscono, da soli, una prova che i rituali si svolgessero esattamente secondo le modalità descritte nelle leggende, ma mostrano quanto profondamente questo luogo sia stato inserito nella storia delle comunità che lo hanno abitato.
È proprio questa sovrapposizione tra archeologia e memoria orale a renderlo affascinante. Tlachtga non è soltanto un luogo da visitare, ma un esempio di come un paesaggio possa diventare depositario di significati che sopravvivono ai cambiamenti religiosi, politici e culturali.
Oggi la collina è nuovamente protagonista del Púca Festival, che dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 riporta nella Boyne Valley spettacoli, musica, cerimonie simboliche e narrazioni legate alla tradizione di Samhain.
Il festival coinvolge soprattutto Trim e Athboy, trasformando due località storiche in un grande palcoscenico dove gli antichi racconti incontrano teatro, gastronomia e intrattenimento contemporaneo, con un programma che comprende processioni, concerti, performance e attività dedicate al rapporto tra uomo, natura e mondo soprannaturale.
Tra gli appuntamenti spiccano la Púca Procession a Trim, prevista il 30 ottobre, e le esperienze organizzate attorno alla collina di Tlachtga, comprese attività all’alba che invitano a vivere il passaggio simbolico tra oscurità e luce.
Il protagonista ideale è naturalmente il Púca, una delle creature più sfuggenti e imprevedibili del folklore irlandese.
Il Púca, la Banshee e gli altri abitanti dell’Altro Mondo
Molto prima che cinema e televisione costruissero un immaginario di vampiri, zombie e mostri, l’Irlanda possedeva già un universo soprannaturale straordinariamente popolato, fatto di esseri ambigui, figure femminili legate al destino, animali fantastici e creature che sembravano esistere proprio per ricordare agli uomini i limiti della loro conoscenza.
Il Púca appartiene a questo mondo. È uno spirito mutaforma che nelle diverse tradizioni può assumere sembianze animali, spesso quelle di un cavallo, e viene descritto alternativamente come dispettoso, inquietante o perfino benevolo. Può ingannare i viandanti, trascinarli in avventure imprevedibili o comparire quando il paesaggio sembra improvvisamente perdere i propri punti di riferimento.
Non è una creatura completamente malvagia, ma proprio questa impossibilità di classificarla lo rende affascinante: rappresenta un universo in cui il soprannaturale non risponde necessariamente alle categorie morali degli esseri umani.
Secondo alcune credenze popolari, dopo Halloween il Púca avrebbe contaminato i frutti selvatici, rendendo poco consigliabile raccogliere ancora more e bacche. Una leggenda che può essere letta anche come espressione folklorica di un’antica consapevolezza agricola: con l’arrivo dell’inverno, la stagione del raccolto era definitivamente conclusa.
Ancora più celebre è la Banshee, dal gaelico bean sí, una presenza femminile associata al mondo delle fate e conosciuta soprattutto per il suo lamento, considerato presagio di una morte imminente all’interno di una famiglia. Nelle narrazioni popolari può apparire come una donna anziana, una figura vestita di bianco o una creatura dai lunghi capelli, ma è il suo grido a costituire l’elemento più riconoscibile della leggenda.
Diverso è il Dullahan, il cavaliere senza testa, spesso raffigurato mentre attraversa la notte a cavallo portando con sé il proprio capo mozzato. Nel folklore irlandese la sua apparizione è collegata alla morte e all’impossibilità di sfuggire completamente al destino, mentre il Cú Sídhe, il cane soprannaturale associato al mondo delle fate, e il Fear Dearg, spirito burlone riconoscibile per il suo abbigliamento rosso, completano un immaginario in cui l’inquietudine si mescola continuamente all’ironia.
Accanto a queste creature sopravvive la figura della Cailleach, spesso rappresentata come un’antica donna divina legata all’inverno, alla natura selvaggia e alla trasformazione delle stagioni.
Nella contea di Kerry, dove questa tradizione conserva un legame particolare con il territorio, la Cailleach è diventata il simbolo del festival Samhain Chiarraí, che dal 15 ottobre al 1° novembre attraversa diverse località della regione con spettacoli di fuoco, musica, racconti e processioni.
Il significato di questi personaggi, tuttavia, va oltre la loro capacità di spaventare. Attraverso la loro presenza, le comunità davano un volto a fenomeni naturali, paure collettive e interrogativi esistenziali, trasformando l’incertezza in narrazione.
In un’epoca nella quale l’oscurità era reale, le strade non erano illuminate e attraversare una campagna isolata poteva rappresentare un pericolo concreto, il folklore contribuiva a costruire un linguaggio comune per raccontare ciò che non poteva essere spiegato.
Prima delle zucche c’erano le rape: la vera storia di Jack O’Lantern
Tra i simboli di Halloween universalmente riconoscibili, nessuno è più famoso della zucca intagliata, con il suo volto grottesco e una candela accesa all’interno. Eppure, anche questa immagine, oggi quasi inseparabile dall’iconografia americana, custodisce una storia profondamente irlandese.
In origine, infatti, non erano le zucche a essere trasformate in lanterne, ma le rape.
Nelle campagne irlandesi era diffusa l’abitudine di scavare grossi ortaggi, intagliarvi volti spaventosi e inserire al loro interno una candela. Queste figure potevano essere utilizzate per impressionare vicini e passanti oppure collocate vicino alle abitazioni, in un contesto di credenze legate alla protezione dagli spiriti.
La tradizione si intreccia con la leggenda di Stingy Jack, un personaggio astuto e poco raccomandabile che, secondo il racconto popolare, riuscì a ingannare ripetutamente il Diavolo, ma finì per essere escluso tanto dal Paradiso quanto dall’Inferno.
Condannato a vagare per l’eternità, Jack ricevette soltanto una brace con cui illuminare il proprio cammino e la collocò all’interno di una rapa svuotata. Da qui l’immagine del viandante costretto a muoversi tra le tenebre con una lanterna improvvisata, destinata a diventare uno dei simboli più riconoscibili della festa.
Quando nel XIX secolo numerosi emigranti irlandesi e scozzesi portarono le proprie tradizioni in Nord America, trovarono nelle zucche un’alternativa molto più grande, disponibile e facile da intagliare rispetto alle rape utilizzate in patria. Il cambiamento trasformò progressivamente l’aspetto delle lanterne, preparando la nascita dell’icona moderna di Halloween.
Un reperto particolarmente interessante è conservato nelle collezioni del National Museum of Ireland: una riproduzione in gesso dipinto di una lanterna tradizionale a forma di rapa, realizzata sulla base di un modello proveniente dalla contea di Donegal e documentato come tipico della zona intorno al 1900.
Il suo volto scavato, irregolare e quasi inquietante è molto lontano dall’immagine allegra delle zucche commerciali contemporanee, ma rende immediatamente comprensibile il senso originario di queste figure: non decorazioni innocue, bensì oggetti pensati per evocare, impressionare e, nelle credenze popolari, tenere lontane le presenze indesiderate.
L’America avrebbe successivamente trasformato Halloween in un fenomeno di massa, ma una parte importante del suo vocabolario visivo era già presente nelle campagne dell’Atlantico europeo.
Travestimenti, scherzi e bambini di casa in casa: le origini del «dolcetto o scherzetto»
Anche l’abitudine di travestirsi e andare di porta in porta ha una storia più lunga di quanto si possa immaginare, sebbene sia difficile attribuirne tutte le caratteristiche a un unico rito originario.
Nelle tradizioni irlandesi e delle isole britanniche esistevano pratiche come il guising, che prevedeva visite in maschera durante le quali i partecipanti offrivano canzoni, piccoli spettacoli o altre forme di intrattenimento in cambio di cibo e doni. A queste si affiancavano forme di teatro popolare, scherzi collettivi e consuetudini legate alle festività religiose.
Il travestimento permetteva di modificare temporaneamente le regole della vita quotidiana. Nascondere il proprio volto significava sottrarsi, almeno per una notte, all’identità abituale, assumendo quella di uno spirito, di un animale o di una creatura immaginaria.
Nel folklore di Halloween la maschera conservava anche un rapporto con le credenze soprannaturali: poteva spaventare i vicini, rappresentare una presenza ultraterrena o contribuire simbolicamente a confondere gli spiriti che si riteneva fossero in movimento.
Nelle comunità rurali erano diffuse anche pratiche di protezione domestica, dall’uso di acqua benedetta alla preparazione di particolari croci da collocare sopra le porte, mentre la notte offriva ai più giovani una rara occasione per infrangere le convenzioni attraverso scherzi che oggi potrebbero apparire decisamente poco innocenti.
Il National Museum of Ireland ricorda, per esempio, l’abitudine di bussare alle porte per poi fuggire, lanciare cavoli contro le abitazioni o spostare oggetti e attrezzature agricole per sorprendere i proprietari al risveglio.
Da questo insieme di maschere, visite, doni e piccoli dispetti, trasformato ulteriormente dall’esperienza degli emigranti in Nord America, si è sviluppata una parte importante del moderno trick or treat.
Ma Halloween, prima di essere una festa di strada, era anche una festa domestica, e proprio intorno alla tavola sopravvivono alcune delle tradizioni più curiose.
Il futuro nascosto in una fetta di pane: il folklore irlandese si mangia
Se c’è una caratteristica che rende Samhain profondamente diverso dall’Halloween commerciale contemporaneo, è il rapporto tra cibo, convivialità e destino.
Nelle case irlandesi la fine del raccolto rappresentava l’occasione per riunire familiari e vicini, condividendo alimenti stagionali e partecipando a giochi che, attraverso piccoli oggetti simbolici, sembravano offrire un’anticipazione del futuro.
Il protagonista assoluto era, e in parte continua a essere, il Barmbrack, chiamato in gaelico Báirín Breac, un pane dolce ricco di frutta essiccata, tradizionalmente preparato con tè, spezie e, in alcune ricette, whiskey.
Il nome richiama il suo aspetto punteggiato dalla frutta incorporata nell’impasto, ma è ciò che poteva nascondersi al suo interno a renderlo speciale. In alcune versioni tradizionali venivano infatti inseriti piccoli oggetti che trasformavano il momento del taglio in una sorta di consultazione collettiva del destino.
Chi trovava un anello poteva aspettarsi un matrimonio entro l’anno, una moneta prometteva ricchezza, un pezzo di stoffa annunciava difficoltà economiche, mentre un pisello indicava che le nozze non sarebbero arrivate tanto presto. Un ditale o un bottone potevano evocare una vita da nubile o scapolo, mentre un bastoncino era associato, secondo alcune interpretazioni tradizionali, a un matrimonio infelice.
Sono superstizioni che oggi possono apparire ingenue, e alcuni dei loro significati riflettono evidentemente i ruoli sociali e le aspettative matrimoniali di un’altra epoca, ma raccontano la centralità della famiglia e la volontà di affrontare collettivamente l’incertezza del domani.
Nelle versioni contemporanee, per evidenti ragioni di sicurezza, è preferibile evitare di nascondere nell’impasto oggetti duri o non commestibili. Il gioco può essere riprodotto attraverso simboli collocati accanto alle fette, mantenendo intatto il significato conviviale della tradizione.
La preparazione del Barmbrack, del resto, conserva un fascino particolare. Una ricetta tradizionale con lievito prevede di lasciare ammorbidire circa 350 grammi di uva sultanina nel tè caldo insieme a 50 millilitri di whiskey irlandese e al succo e alla scorza di un limone, per poi incorporarla in un impasto preparato con circa 450 grammi di farina di forza, latte, burro, zucchero, uovo e lievito. Dopo la lievitazione e un secondo breve riposo, il dolce viene cotto in forno e completato, in alcune varianti, con burro aromatizzato alle spezie.
È un alimento semplice, ma ricco di significati, che porta sulla tavola l’idea del raccolto trasformato in abbondanza e della casa come luogo in cui affrontare insieme il passaggio verso l’inverno.
Accanto al Barmbrack compare il Colcannon, uno dei piatti più rappresentativi della cucina irlandese, preparato con patate schiacciate, cavolo o cavolo riccio, cipollotti, latte e burro. Anche in questo caso alcune consuetudini prevedevano di nascondere piccoli oggetti simbolici, facendo del pasto un’occasione per interrogare scherzosamente il destino.
Le mele avevano un ruolo altrettanto importante. Nel tradizionale bobbing for apples, i partecipanti cercavano di afferrare con la bocca una mela galleggiante in una bacinella d’acqua, senza utilizzare le mani, mentre altri giochi prevedevano frutti sospesi a una corda oppure rituali divinatori legati alla possibilità di conoscere il futuro coniuge.
Tra i passatempi meno noti figurava anche lo Shaving the Friar, particolarmente associato alla contea di Meath, nel quale si costruiva un piccolo cono di cenere con un bastoncino collocato sulla sommità. A turno, i giocatori dovevano rimuovere parte della cenere senza far crollare la struttura, in una prova di abilità che riuniva i partecipanti accanto al focolare.
Non era necessario credere davvero nella capacità di una moneta o di un anello di predire il futuro. Il valore di questi giochi risiedeva soprattutto nell’esperienza condivisa, nella possibilità di trasformare una delle notti più misteriose dell’anno in un momento di vicinanza, risate e racconti.
Dal folklore a Dracula: quando l’Irlanda ha inventato una parte del nostro immaginario gotico
Il rapporto dell’Irlanda con l’oscurità non si è esaurito nelle tradizioni popolari, ma ha contribuito ad alimentare una produzione letteraria capace di trasformare paure e leggende locali in immagini riconoscibili in tutto il mondo.
Uno degli esempi più celebri è Bram Stoker, nato a Dublino nel 1847 e autore di Dracula, pubblicato nel 1897, un romanzo destinato a ridefinire per sempre la figura del vampiro nella cultura occidentale.
Sebbene il Conte Dracula sia associato soprattutto alla Transilvania, il suo creatore apparteneva a un ambiente culturale profondamente influenzato dal folklore irlandese, dalla tradizione gotica e dai racconti soprannaturali.
Durante l’infanzia Stoker ascoltò numerose storie raccontate dalla madre, Charlotte Thornley, tra cui memorie legate all’epidemia di colera che aveva colpito Sligo nel 1832. Il rapporto tra malattia, morte, sopravvivenza e paura dell’ignoto avrebbe costituito, secondo diversi studiosi e biografi, una componente importante del suo immaginario.
Altri ricercatori hanno evidenziato possibili connessioni tra il romanzo e il patrimonio delle leggende irlandesi, comprese quelle sugli esseri che tornano dalla morte e sulle creature capaci di sottrarre o modificare la vita degli uomini. Il rapporto tra queste tradizioni e la nascita di Dracula resta oggetto di interpretazione e non può essere ridotto a una singola fonte d’ispirazione.
L’Irlanda, però, ha certamente contribuito a formare lo sguardo del suo autore, e non sorprende che Dublino abbia dedicato a questa eredità uno dei suoi appuntamenti culturali più originali.
Il Bram Stoker Festival, in calendario dal 23 al 26 ottobre 2026, trasforma la capitale in un laboratorio di immaginazione gotica, con spettacoli teatrali, incontri, performance e iniziative che esplorano non soltanto la figura del vampiro, ma anche l’estetica vittoriana, il soprannaturale e l’influenza del gotico sulla cultura contemporanea.
La città conserva numerosi luoghi legati alla formazione e alla vita dello scrittore, dal Trinity College alla Marsh’s Library, e offre l’opportunità di scoprire una Dublino diversa da quella dei tradizionali itinerari turistici, fatta di biblioteche antiche, cimiteri, edifici religiosi e storie che sembrano appartenere alla letteratura prima ancora che alla realtà.
Ma Halloween compare anche nella produzione di un altro grande scrittore irlandese, James Joyce.
In Polvere, racconto della raccolta Gente di Dublino pubblicata nel 1914, Joyce ambienta una scena decisiva durante una festa di Halloween. La protagonista Maria partecipa a un gioco divinatorio nel quale, bendata, deve scegliere tra diversi oggetti collocati su alcuni piattini.
Quando la sua mano incontra una sostanza umida, la reazione degli altri personaggi rivela immediatamente il carattere inquietante del presagio: la terra, o argilla, rappresenta simbolicamente la morte. Il gioco viene interrotto e Maria è invitata a ripetere la scelta.
In poche pagine Joyce trasforma un passatempo popolare in uno strumento letterario per raccontare solitudine, destino e fragilità dell’esistenza, dimostrando quanto profondamente i rituali di Halloween fossero incorporati nella quotidianità irlandese.
È forse questo uno degli aspetti più sorprendenti della ricorrenza: la capacità di attraversare epoche e linguaggi, passando dai racconti attorno al fuoco alla letteratura modernista, dal gotico vittoriano alle grandi produzioni culturali contemporanee.
Derry, quarant’anni di Halloween nella città murata
Se esiste un luogo dove Halloween è diventato una vera e propria identità urbana, quel luogo è Derry-Londonderry, nell’Irlanda del Nord.
La città, celebre per le sue imponenti mura seicentesche e per una storia complessa che attraversa secoli di conflitti e trasformazioni, ospita uno dei festival di Halloween più conosciuti d’Europa, capace di unire spettacolo, partecipazione comunitaria e valorizzazione del patrimonio storico.
Nel 2026 il Derry Halloween Festival festeggia il suo quarantesimo anniversario, con cinque giorni di celebrazioni dal 28 ottobre al 1° novembre.
Il centro storico e le fortificazioni diventano parte integrante di un grande percorso immersivo, Awakening the Walled City, nel quale folklore, performance teatrali, installazioni luminose e creature fantastiche trasformano lo spazio urbano.
L’evento culmina il 31 ottobre con la grande parata serale, prevista alle 19, seguita dallo spettacolo pirotecnico che illumina il cielo sopra il fiume Foyle.
Ma il successo di Derry non si spiega soltanto attraverso le dimensioni dello spettacolo. Il festival nasce e cresce grazie al coinvolgimento delle comunità locali, delle scuole, degli artisti e delle associazioni, mantenendo una dimensione partecipativa che lo distingue dalle grandi produzioni commerciali.
Il quarantesimo anniversario rappresenta così anche un’occasione per riflettere sul modo in cui una città può utilizzare la cultura per costruire una nuova immagine di sé, trasformando una ricorrenza tradizionale in una celebrazione contemporanea capace di attrarre visitatori internazionali senza perdere il rapporto con il territorio.
Nel quadro del programma 2026 sono previste anche nuove esperienze dedicate alla storia e alla memoria della manifestazione, tra cui un percorso permanente legato a Samhain e un murale celebrativo.
Derry racconta, in fondo, una forma moderna di quello stesso spirito comunitario che accompagnava le antiche celebrazioni del raccolto: radunarsi, occupare simbolicamente uno spazio comune e attraversare insieme la notte.
Galway, le creature giganti di Macnas e l’Atlantico che diventa teatro
Sulla costa occidentale dell’isola, Galway interpreta Halloween attraverso un linguaggio completamente diverso, nel quale le tradizioni popolari incontrano teatro sperimentale, arte di strada e grandi installazioni.
La città è conosciuta per la sua vitalità culturale, la musica tradizionale e la particolare relazione con il paesaggio atlantico, ma nel periodo di Samhain assume una dimensione ancora più teatrale grazie a Gaillimh Ah-Boo!, il programma di appuntamenti che nel 2026 si sviluppa dal 10 ottobre al 1° novembre.
Il momento culminante arriva domenica 25 ottobre, quando la compagnia Macnas celebra i suoi quarant’anni di attività con Fiáin, una grande parata gratuita prevista alle 17.30.
Il titolo significa «selvaggio», «indomito», e rappresenta un omaggio alla natura dell’Ovest irlandese, alle forze dell’Atlantico e all’energia creativa che ha alimentato il lavoro della compagnia fin dalla sua nascita.
Macnas ha costruito la propria reputazione attraverso spettacoli monumentali, grandi marionette, creature fantastiche e processioni nelle quali la città stessa diventa parte dell’opera. Gli enormi personaggi che attraversano le strade, mossi da performer e accompagnati da musica e coreografie, sono eredi contemporanei di una tradizione orale che attribuiva al paesaggio presenze misteriose.
Non si tratta semplicemente di animazione per il pubblico, ma di una forma di teatro collettivo capace di mettere in relazione mito, spazio urbano e immaginazione.
La parata attraverserà il centro cittadino, dalla zona dell’Università di Galway fino al Claddagh, passando per alcuni dei luoghi più riconoscibili della città. Il giorno successivo, il 26 ottobre, Fiáin sarà protagonista anche del Bram Stoker Festival di Dublino, con una seconda grande processione serale.
Questa circolazione delle opere tra città diverse racconta bene la dimensione culturale assunta da Halloween in Irlanda, dove le celebrazioni diventano occasioni per produrre nuovi spettacoli e non soltanto per riproporre tradizioni già esistenti.
Galway ospita inoltre l’installazione immersiva Time di Luxmuralis nella medievale St Nicholas’ Collegiate Church, con un percorso di luce e suono che contribuisce a trasformare uno degli edifici più rappresentativi della città in uno spazio di sperimentazione artistica.
Attorno a questi appuntamenti si sviluppano eventi letterari, iniziative gastronomiche, spettacoli per famiglie e occasioni per scoprire un territorio dove il rapporto con il mare, il vento e la natura selvaggia sembra rendere ancora più credibili le antiche narrazioni dell’Altro Mondo.
Castelli, zucche illuminate e banchetti segreti: l’altra faccia di Halloween
Non tutte le celebrazioni irlandesi sono costruite attorno a grandi parate. In diverse località, Halloween diventa anche un modo per riscoprire residenze aristocratiche, castelli, giardini e tradizioni gastronomiche attraverso esperienze pensate per pubblici differenti.
Nella contea di Fingal, a nord di Dublino, il programma 2026 coinvolge oltre venti sedi e più di cento appuntamenti, trasformando il territorio in una rete di iniziative che spaziano dalle narrazioni storiche alle cene teatrali.
Uno degli eventi più suggestivi è Pumpkins After Dark, ospitato dal 2 al 31 ottobre a Newbridge House and Farm, a Donabate, dove un percorso notturno di circa un chilometro attraversa giardini e spazi storici illuminati da oltre diecimila zucche intagliate.
Il fascino dell’esperienza risiede nel contrasto tra l’architettura della residenza, l’oscurità autunnale e le installazioni luminose, che reinterpretano uno dei simboli più famosi di Halloween all’interno del paesaggio irlandese.
Altre iniziative interessano Howth Castle, Malahide Castle, Swords e Ardgillan Castle, dove il patrimonio storico diventa scenario per racconti, performance ed esperienze immersive.
La notte del 31 ottobre è invece dedicata al Fingal Festival of Fire, con spettacoli pirotecnici organizzati in diverse località, tra cui Bremore Castle, Swords Town Park e Millennium Park a Blanchardstown.
Più a ovest, Limerick sceglie di mettere in relazione le proprie tradizioni medievali con una programmazione contemporanea che si svolge dall’11 ottobre al 1° novembre.
Tra gli appuntamenti più originali figura Morbid & Sons, una sorta di agenzia funebre immaginaria trasformata in spettacolo di strada, in programma il 17 e il 24 ottobre, mentre il Limerick Harvest Festival del 25 ottobre celebra il rapporto tra raccolto, prodotti locali e cultura gastronomica negli spazi dello storico Milk Market.
L’esperienza più particolare è però il Mystery Samhain Banquet, previsto venerdì 30 ottobre.
Gli ospiti vengono convocati presso King John’s Castle, uno dei luoghi simbolo della città medievale, prima di essere accompagnati da guide, attori e narratori verso una destinazione tenuta inizialmente segreta. Il percorso conduce a un banchetto di tre portate ispirato ai sapori stagionali, accompagnato da musica, racconti, performance e incontri teatrali.
È un modo di interpretare Halloween attraverso il linguaggio dell’ospitalità e della gastronomia contemporanea, recuperando l’idea antica del banchetto come occasione di condivisione e passaggio simbolico da una stagione all’altra.
Kerry, Kilkenny e il ritorno delle antiche divinità
In Irlanda, il rapporto tra Halloween e paesaggio diventa particolarmente evidente quando ci si allontana dalle grandi città.
Nella contea di Kerry, lungo la Wild Atlantic Way, le montagne, le coste e le brughiere offrono lo scenario naturale di Samhain Chiarraí, un festival che dal 15 ottobre al 1° novembre si sviluppa attraverso musica, racconti tradizionali, spettacoli di fuoco e celebrazioni comunitarie.
Il programma ruota attorno alla Cailleach, l’antica figura femminile associata all’inverno, una presenza che nella cultura popolare incarna la forza della natura e il passaggio dalla stagione fertile ai mesi più bui.
Attraverso sfilate, lanterne, tamburi e performance, la regione propone una lettura di Halloween profondamente legata all’ambiente, quasi a ricordare che Samhain nasce prima di tutto dalla necessità di confrontarsi con il cambiamento delle stagioni.
Kilkenny affronta invece il tema del soprannaturale attraverso una storia molto più concreta e drammatica: quella dei processi per stregoneria.
Nel 1324 la città fu teatro di uno dei più celebri procedimenti per stregoneria dell’Irlanda medievale, che coinvolse Alice Kyteler, donna benestante accusata di pratiche demoniache ed eresia, e Petronilla de Meath, sua domestica, destinata a essere giustiziata sul rogo.
Il caso, nato in un contesto di tensioni familiari, interessi patrimoniali e potere ecclesiastico, è diventato nel tempo uno degli episodi più conosciuti della storia irlandese della persecuzione per stregoneria.
A questa vicenda si ispira Toil & Trouble, il festival culturale in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, che utilizza spettacoli, incontri e percorsi storici per esplorare il rapporto tra superstizione, ruolo delle donne e meccanismi del potere.
Il 31 ottobre la compagnia Macnas porterà per le strade della città Cailleach, una grande processione teatrale ispirata proprio ad Alice Kyteler e Petronilla de Meath.
Nella reinterpretazione scenica, la donna condannata al rogo torna simbolicamente a dominare il fuoco, trasformando uno strumento di persecuzione in un elemento di energia e rinascita.
È una delle letture più interessanti dell’Halloween contemporaneo, perché utilizza il folklore non soltanto per suscitare meraviglia o paura, ma per interrogare la storia e riflettere sul modo in cui determinate figure femminili sono state rappresentate, giudicate e condannate.
Kilkenny conserva inoltre luoghi che permettono di approfondire la vicenda, tra cui la storica Kyteler’s Inn, associata alla figura di Alice e ormai diventata parte integrante dell’identità medievale della città.
Nello stesso periodo, dal 22 al 26 ottobre, Savour Kilkenny celebra invece la gastronomia locale, creando un interessante contrasto tra l’aspetto più oscuro della storia e quello conviviale della stagione del raccolto.
Le Hidden Heartlands e la notte in cui tornano le ombre
L’Irlanda centrale offre un’altra interpretazione di Halloween, lontana dalle immagini più conosciute delle grandi città e delle coste atlantiche.
Nelle contee di Longford e Westmeath, parte delle cosiddette Ireland’s Hidden Heartlands, il programma Samhain in the Heartlands attraversa ottobre e i primi giorni di novembre con iniziative dedicate al folklore, alla musica, alla partecipazione comunitaria e ai luoghi simbolici della tradizione irlandese.
A Longford, il Dead of Night Festival, dal 23 al 31 ottobre 2026, culmina nella Fire & Shadows Procession, una grande parata serale nella quale figure mitologiche, performer, musicisti e installazioni luminose attraversano il centro cittadino.
L’appuntamento rappresenta una delle espressioni più evidenti del ruolo che le comunità locali continuano ad avere nella costruzione degli eventi di Halloween, grazie alla partecipazione di artisti, studenti, associazioni e volontari.
Il calendario prosegue fino al 7 e 8 novembre con An Tairseach: Samhain ar Uisneach, sulla Hill of Uisneach, uno dei luoghi più significativi della tradizione mitologica irlandese.
La collina, nella contea di Westmeath, è legata alle narrazioni sulla centralità simbolica dell’isola e alle sue antiche assemblee, oltre a essere associata a figure divine come Ériu e Lugh.
Ritornare qui alla conclusione della stagione di Samhain significa chiudere simbolicamente un percorso che attraversa l’Irlanda contemporanea per ricongiungersi ai paesaggi della sua memoria più antica.
Ma la diffusione della festa non si esaurisce nei principali poli del programma nazionale. A Cork, per esempio, il 31 ottobre torna anche The Dragon of Shandon, una spettacolare processione notturna guidata da un enorme drago realizzato con il contributo della comunità cittadina, accompagnato da creature fantastiche, musicisti e performer.
L’insieme di questi eventi dimostra quanto Halloween sia diventato una piattaforma culturale capace di coinvolgere realtà molto diverse, dalle città turistiche più conosciute ai centri minori che cercano nuove opportunità per raccontare il proprio patrimonio.
Halloween come patrimonio culturale: la nuova stagione del turismo irlandese
Dietro le grandi celebrazioni esiste anche una strategia precisa, che l’Irlanda sta sviluppando attraverso la collaborazione tra Fáilte Ireland, Tourism Ireland e Tourism Northern Ireland.
L’obiettivo di Ireland Home of Halloween è trasformare una ricorrenza tradizionalmente concentrata nella notte del 31 ottobre in una stagione turistica più ampia, capace di valorizzare destinazioni distribuite sull’intera isola e di creare opportunità economiche anche al di fuori dei mesi estivi.
I risultati della prima fase del progetto mostrano quanto questo percorso sia già significativo. Secondo i dati diffusi da Fáilte Ireland, nel 2025 l’iniziativa ha sostenuto oltre 830 eventi, attirando più di 322 mila visitatori nazionali e internazionali e generando un impatto economico superiore a 43 milioni di euro.
Non si tratta soltanto di aumentare il numero dei turisti, ma di costruire un’offerta riconoscibile a livello internazionale, capace di trasformare storie, tradizioni e luoghi in esperienze contemporanee.
Il programma 2026 si sviluppa attraverso sette poli territoriali principali — Fingal, Galway, Kerry, Kilkenny, Limerick, Longford e Westmeath, Meath e Louth — ai quali si affianca il grande festival di Derry nell’Irlanda del Nord.
La particolarità di questo modello è il tentativo di distribuire i benefici economici e culturali oltre le destinazioni turistiche più affollate, invitando i visitatori a scoprire cittadine, produttori locali, artisti e comunità spesso esclusi dai circuiti tradizionali.
Halloween diventa così anche un’occasione per destagionalizzare il turismo, valorizzare l’artigianato e la gastronomia, sostenere la produzione culturale e rafforzare l’identità dei territori.
Rimane naturalmente una sfida: evitare che la trasformazione del folklore in prodotto turistico finisca per semplificare eccessivamente una tradizione complessa, riducendola a una serie di immagini facilmente riconoscibili e commercializzabili.
Il rischio esiste soprattutto quando la storia viene raccontata come una successione ininterrotta di rituali identici, sopravvissuti miracolosamente per duemila anni. La realtà è più interessante, perché Samhain e Halloween rappresentano un patrimonio continuamente trasformato, reinterpretato e adattato alle esigenze delle comunità.
Ed è proprio questa capacità di evolversi a spiegarne la sopravvivenza.
Tornare dove tutto è cominciato
Visitare l’Irlanda durante Halloween significa inevitabilmente confrontarsi con due dimensioni differenti.
Da una parte c’è l’esperienza spettacolare dei grandi festival, con le parate monumentali, gli spettacoli pirotecnici, le installazioni luminose e le città che cambiano volto per alcune notti. Dall’altra esiste un’Irlanda più silenziosa, fatta di colline, boschi, campagne attraversate dalla nebbia, rovine medievali e piccoli centri dove il rapporto con le tradizioni sembra appartenere ancora alla vita quotidiana.
È forse proprio in questo contrasto che si trova il senso più autentico del viaggio.
Si può assistere a una gigantesca processione a Galway, seguire le luci dei festival tra i castelli di Fingal, attraversare Derry mentre il cielo sopra il Foyle si illumina o partecipare a un banchetto medievale a Limerick, ma anche scegliere di camminare lungo i sentieri della Boyne Valley, fermarsi davanti alla Hill of Ward o raggiungere una delle colline sacre delle Hidden Heartlands.
In ogni caso, ciò che emerge è la stessa consapevolezza: molto prima di diventare una celebrazione del travestimento e della paura, Halloween era un modo per dare significato al passaggio del tempo, riconoscere la fragilità dell’esistenza e affrontare collettivamente l’arrivo della stagione più difficile.
In un mondo nel quale la festa è ormai associata soprattutto ai consumi, alle decorazioni e all’intrattenimento, il ritorno alle sue radici irlandesi permette di riscoprire una dimensione meno evidente, ma probabilmente più affascinante.
Perché il vero mistero di Halloween non è mai stato soltanto quello degli spiriti che ritornano, delle creature che abitano i boschi o delle ombre che attraversano le città durante la notte.
È la capacità degli uomini di trasformare la paura dell’ignoto in un racconto condiviso, e l’oscurità in un’occasione per ritrovarsi.
Forse è per questo che, dopo oltre duemila anni di trasformazioni culturali, Samhain continua a esercitare il suo fascino. Non perché il mondo moderno creda ancora davvero che nella notte del 31 ottobre si apra una porta verso l’Altro Mondo, ma perché quella porta, almeno nell’immaginazione, non è mai stata completamente chiusa.
