I paesaggi sono quelli più iconici degli Stati Uniti d’America, dal deserto rosso dell’Arizona alle grandi praterie del Montana e del South Dakota. E le storie non sono da meno: parlano di indiani d’America, di tradizioni antichissime e di una spiritualità tanto distante da noi, quanto intimamente vicina nel suo essere ancestrale.
Il viaggio nelle riserve dei nativi americani comincia così, dalla fascinazione per una natura straordinaria e dall’attrazione per le culture dei popoli che la abitano. Gli Stati Uniti contano 574 tribù e villaggi di indiani d’America e nativi dell’Alaska riconosciuti a livello federale, cioè quelle entità tribali che hanno rapporti con il governo degli Stati Uniti. A questi vanno aggiunte oltre sessanta tribù riconosciute a livello statale, ma non federale. Esiste però una nazione indiana, l’Indian Country, estesa su 326 terre indiane, dove vivono oltre sette milioni di nativi. Tantissime le lingue e oggi alcune tribù stanno facendo un lavoro importante perché non vadano perse, nonostante ormai si parli l’inglese, insieme alle tradizioni e alle culture di provenienza.
Viaggio nelle terre dei Nativi Americani tra cultura e natura
Visitare le riserve indiane è un viaggio in una realtà contemporanea e millenaria. Non tutte però accettano i turisti, scottate anche da tour in salsa esotica poco rispettosi, ora evitabili grazie al lavoro di guide native che accompagnano con grande attenzione i visitatori. Non è semplicissimo organizzare il proprio viaggio, ma il modo migliore e più sicuro è rivolgersi all’American Indian Alaska Native Tourism Association (nativeamerica.travel). L’ente è legato all’American Indigenous Tourism Association, l’unica organizzazione nazionale per la promozione del turismo nelle nazioni e comunità native, con cui condivide 15 protocolli culturali per i viaggiatori, un codice di condotta di base, da seguire nel rispetto delle tribù, delle aree sacre e dei cerimoniali, evitando malintesi o violazioni delle tradizioni. Si trovano sul sito che offre anche le indicazioni necessarie per mettere a punto un itinerario.
Qui di seguito una proposta per un viaggio di due settimane o per esperienze più brevi nei singoli luoghi. Navajo Nation è la riserva più grande e si estende tra Arizona, Utah e New Mexico. Siamo nella Monument Valley e Canyon de Chelly è pronto ad accogliervi nel Nord est dell’Arizona. È uno dei luoghi abitati più antichi del Nord America, dove vive ancora oggi il popolo Diné. Due strade panoramiche, la South e la North Rim Drive, offrono viste mozzafiato su scogliere e rovine, ma per accedere al canyon, a piedi, a cavallo o in 4×4, occorre una guida autorizzata Navajo.
L’accoglienza nella Navajo Nation e il popolo delle acque turchesi
Il The View Hotel merita almeno una notte: se l’edificio non è bellissimo, le camere garantiscono spettacolari viste sulle torri di roccia del deserto e il ristorante offre piatti tipici Navajo, come il Fry Bread, una focaccia con cui accompagnare verdura o stufato di montone. Il Grand Canyon è la terra della tribù Havasupai, appartenente al «popolo delle acque turchesi» e stanziata da circa 800 anni nel Havasu Canyon, in Arizona. Nel 1882 il governo statunitense ridusse drasticamente il suo territorio, per ampliarlo solo nel 1975, riconoscendo i diritti ancestrali della tribù ad abitarlo. Lo scenario è grandioso: le cascate (Havasu Falls e Mooney Falls) dominano sui colori rossi delle rocce.
La cultura degli Havasupai è connessa alla natura, con pratiche agricole stagionali e cerimonie legate all’acqua e alla fertilità e oggi la tribù si occupa di preservare le meraviglie naturalistiche del territorio, limitando gli accessi. Il villaggio Supai è uno dei più isolati, raggiungibile solo a piedi, a cavallo o in elicottero e vi si accede solo se muniti di permesso. Cambiando completamente scenario, si raggiunge il territorio della Blackfeet Nation, alle porte delle Rocky Mountains nel Montana settentrionale.
Dalle Rocky Mountains alle praterie della Rosebud Sioux Tribe
La zona della riserva è tra le più spettacolari dell’area, dove le grandi praterie incontrano le montagne, fino al confine con il Glacier National Park. Si può dormire nelle casette che hanno preso il posto delle tradizionali tende teepee di Blackfeet Culture Camp oppure al Glacier Peaks Hotel, dotato di tutti i comfort, compreso il ristorante, dove gustare la carne di bisonte, e il casinò.
Infine, il Dakota del Sud e le sue praterie sono la terra della Rosebud Sioux Tribe nella Rosebud Indian Reservation. Qui si trova il monumento a Spotted Tail (Tatanka Najin), un influente leader dei Sicangu Lakota, noto per la sua abilità diplomatica con il governo Usa dopo le Guerre Sioux. Il luogo è importante come testimonianza del periodo di transizione dalla vita nomade alle riserve federali ed è visitato da membri della tribù, storici e turisti che non mancano di raggiungere anche Wolakota Buffalo Range, uno dei più grandi progetti di salvaguardia dei bisonti del Nord America. Oltre al Rosebud Casino Hotel, si trovano diversi lodge e piccoli alberghi nelle grandi praterie. Per notti più intime e sogni ancestrali.
