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A Love Other Than Yours, Seo Kangjun e Ahn Eun-jin: «Dopo dieci anni l’amore diventa un’altra cosa»

A Love Other Than Yours, Seo Kangjun e Ahn Eun-jin: «Dopo dieci anni l’amore diventa un’altra cosa»

Seo Kangjun e Ahn Eun-jin raccontano a Panorama A Love Other Than Yours, il drama che parte da una coppia insieme da dieci anni per interrogarsi su matrimonio, lavoro, sacrifici, desideri rimasti inespressi e su ciò che accade quando l’innamoramento iniziale lascia spazio a una forma di amore più complessa

Le storie d’amore, almeno in televisione, cominciano quasi sempre nel punto più facile da raccontare. Due persone si incontrano, si guardano, si piacciono senza volerlo ammettere, si allontanano, si rincorrono, si baciano. L’intera macchina narrativa è costruita intorno alla promessa di qualcosa che ancora non esiste e alla domanda più semplice possibile: finiranno insieme?

A Love Other Than Yours sceglie invece di cominciare quando quella domanda ha ormai perso significato, perché Namgung e Mi-do non devono capire se finiranno insieme: stanno insieme da dieci anni, si conoscono da quando erano molto giovani e hanno già attraversato tutto ciò che normalmente costituisce il traguardo di una storia romantica, dall’innamoramento alla costruzione di una quotidianità condivisa, fino ad arrivare a quel momento molto più difficile da raccontare in cui l’altro è diventato talmente parte della propria vita da rendere complicato distinguere l’amore dall’abitudine, la scelta dalla paura di perdere ciò che si è costruito e il desiderio di andare avanti dall’idea che, dopo tanto tempo, il passo successivo debba necessariamente essere il matrimonio.

È da questo equilibrio apparentemente consolidato che parte la serie, mentre Mi-do si ritrova a fare i conti con una carriera che non sta andando nella direzione immaginata e Namgung continua a portare dentro di sé le conseguenze di un passato che lo ha abituato a sacrificare molto più di quanto sia disposto ad ammettere, fino a quando nuove persone, nuove possibilità e soprattutto domande rimaste troppo a lungo senza risposta cominciano a mettere in discussione non tanto l’esistenza del loro legame, quanto il significato che quel legame ha ancora per ciascuno dei due.

A interpretare Namgung e Mi-do sono Seo Kangjun e Ahn Eun-jin, che nell’intervista concessa a Panorama raccontano una storia costruita proprio su ciò che accade dopo il momento in cui una romance tradizionale potrebbe già avere fatto partire i titoli di coda, quando non basta più sapere di amarsi perché bisogna capire quale forma abbia assunto quell’amore, quanto spazio abbia lasciato alle persone che si è diventati e se continuare a stare insieme significhi ancora scegliersi oppure semplicemente non riuscire a immaginare una vita diversa.

Ahn Eun-jin racconta di essere rimasta colpita fin dalla prima lettura della sceneggiatura proprio dalla sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di molto più vicino alla realtà di quanto non accada spesso nelle storie romantiche televisive, perché «quando ho letto il copione ho pensato che fosse davvero la nostra realtà», non soltanto per le situazioni nelle quali finiscono i protagonisti, ma soprattutto per le emozioni, le esitazioni e le contraddizioni che emergono quando una relazione dura abbastanza a lungo da non poter essere più spiegata soltanto attraverso la passione iniziale.

«Tutto, dalle situazioni in cui si trovano i personaggi a quello che si prova durante una relazione, mi è sembrato incredibilmente realistico e mi ha fatto pensare che avremmo potuto raccontare una storia d’amore nella quale moltissime persone sarebbero riuscite a riconoscersi», spiega l’attrice, aggiungendo poi che sapere di avere Seo Kangjun come co-star ha eliminato qualsiasi possibile esitazione: «Quando ho saputo che avrei lavorato con lui non ho avuto nessun motivo per pensarci ancora, ho semplicemente detto che volevo farlo».

La differenza rispetto alle romance più tradizionali, secondo Ahn Eun-jin, si percepisce già dal punto di partenza, perché il pubblico non assiste alla nascita del rapporto tra Namgung e Mi-do, ma entra direttamente in una relazione che porta sulle spalle dieci anni di esperienze condivise e nella quale ogni gesto dovrebbe avere il peso di qualcosa ripetuto centinaia di volte. «Nei drama le relazioni possono essere realistiche, ma spesso ci sono anche molti aspetti belli e romantici; qui, invece, fin dall’inizio si percepisce la storia di una coppia che sta insieme da dieci anni e credo che sia proprio questo a rendere la nostra serie diversa».

Seo Kangjun è rimasto affascinato dallo stesso realismo partendo però da un elemento quasi opposto, cioè dalla quantità di cose che i personaggi non dicono, perché Namgung e Mi-do non trasformano continuamente i propri sentimenti in dialoghi esplicativi e proprio quello spazio lasciato vuoto dalle parole gli è sembrato particolarmente interessante da interpretare.

«Mi è piaciuto il fatto che i personaggi non esprimessero completamente le proprie emozioni e i propri pensieri, che non mostrassero fino in fondo ciò che provano l’uno per l’altra, perché ho pensato che in quel modo avrei potuto raccontare qualcosa di ancora più profondo attraverso uno sguardo o un singolo gesto», spiega l’attore, sottolineando come la serie abbia scelto di mostrare anche il lato meno rassicurante delle relazioni, senza rinunciare al romanticismo ma senza fingere che una storia lunga sia fatta soltanto di momenti belli.

«Esistono tanti ottimi drama romantici che parlano di speranza e dei momenti felici di una relazione, ma la differenza di questa serie è che ciò che le persone provano quando stanno davvero con qualcuno viene raccontato in maniera molto realistica e sincera, e questo mi ha fatto pensare che moltissimi spettatori potranno riconoscersi».

È stato proprio Seo Kangjun, nelle prime fasi della lavorazione, a trovare un’immagine che Ahn Eun-jin racconta di non avere più dimenticato: se fosse possibile prendere una vita, tagliarla e osservare la sezione che resta esposta, A Love Other Than Yours sarebbe il racconto di quella superficie nascosta, del punto nel quale sentimenti, famiglia, aspettative, errori e scelte personali finiscono per sovrapporsi senza poter essere separati con precisione.

«Quella frase mi è rimasta davvero impressa», racconta lei, prima di chiedergli se, arrivato alla fine del lavoro, continuasse a vedere la serie allo stesso modo.

«Sì, penso ancora che sia esattamente quel tipo di storia», risponde Seo Kangjun.

Dieci anni insieme senza averli mai vissuti

Costruire sullo schermo una coppia che stava insieme da dieci anni significava affrontare un problema interpretativo tutt’altro che semplice, perché il pubblico non aveva assistito a tutto ciò che era accaduto prima e gli attori dovevano riuscire a rendere percepibile quel passato attraverso una familiarità che non sembrasse costruita, dalla maniera di toccarsi alla capacità di anticipare le reazioni dell’altro.

Seo Kangjun ha deciso di partire da una convinzione precisa: Namgung doveva sentirsi la persona che conosce Mi-do meglio di chiunque altro, fino al punto da poter leggere un’espressione sul suo volto e sapere già cosa significasse.

«Ho provato a immaginare di conoscerla completamente, pensando continuamente: “A questo punto starà sicuramente pensando questo, questa è la cosa che le piace di più, sta facendo quell’espressione quindi deve sentirsi così”», racconta l’attore, spiegando che quel meccanismo lo ha aiutato ad avvicinarsi al personaggio e a dare peso a una relazione di cui lo spettatore avrebbe visto soltanto una parte.

Ahn Eun-jin racconta invece che il primo giorno di riprese ha accelerato enormemente quel processo, perché la produzione li ha fatti cominciare proprio con una scena appartenente al periodo nel quale Namgung e Mi-do si innamorano e, tra le primissime cose girate insieme, c’è stato anche un bacio, una scelta che avrebbe potuto aumentare l’imbarazzo e che invece, secondo lei, ha prodotto esattamente l’effetto opposto.

«Quella scena ha davvero rotto il ghiaccio e da quel momento tutto è diventato molto più semplice», ricorda, mentre Seo Kangjun sottolinea che, dopo dieci anni, abbracciarsi, tenersi per mano o baciarsi doveva apparire completamente naturale, quasi automatico, perché nessuno dei due personaggi avrebbe dovuto pensare al modo in cui avvicinarsi fisicamente all’altro.

Seo Kangjun ha però lavorato anche su tutto ciò che la sceneggiatura non mostrava direttamente, immaginando gli anni di scuola, l’infanzia, gli scherzi, i momenti condivisi e persino i ricordi che Namgung e Mi-do avrebbero potuto avere soltanto tra loro, fino a scrivere dei veri e propri diari dedicati alle diverse fasi della vita del personaggio.

«La loro storia precedente era importantissima, perché c’è qualcosa che hanno attraversato insieme nel passato, sono praticamente cresciuti insieme e quindi ho cercato di immaginare cosa fosse successo durante l’infanzia, come fossero a scuola, che scherzi si facessero; prima delle riprese ho persino scritto dei diari per ogni capitolo della loro vita e questo mi ha aiutato moltissimo a entrare nello spazio mentale del personaggio».

Anche Ahn Eun-jin e Seo Kangjun hanno discusso a lungo di quei ricordi inventati ma indispensabili per rendere credibile il presente, fino a quando, una volta arrivati sul set, qualcosa ha smesso di avere bisogno di essere preparato.

«Abbiamo fatto subito click e abbiamo cominciato ad avere immediatamente quella sensazione da coppia di lunga data, perciò sono davvero convinta che gli spettatori ci crederanno fin dall’inizio», racconta l’attrice.

Ed è proprio “click”, o meglio il coreano «척», la parola che entrambi scelgono quando viene chiesto loro di definire la propria chimica sul set, intendendo quella sintonia nella quale basta un gesto perché l’altro abbia già capito dove si vuole arrivare.

Ahn Eun-jin, che racconta di amare molto parlare e confrontarsi prima di affrontare una scena, spiega di avere scoperto con Seo Kangjun una forma di comunicazione quasi opposta, perché a un certo punto non era più necessario discutere a lungo su ciò che avrebbero fatto: arrivavano sul set, si guardavano, bastava un cenno e potevano cominciare, mentre lui aggiunge che la sintonia è diventata tale da permettere loro di riconoscere persino l’umore dell’altro nelle giornate più difficili.

È curioso che proprio questa capacità di capirsi senza parlare appartenga agli attori mentre rappresenta uno dei problemi più grandi dei personaggi, perché Namgung e Mi-do si conoscono forse troppo bene e allo stesso tempo continuano a evitare ciò che dovrebbero dirsi davvero.

La scena che Ahn Eun-jin aspettava dall’inizio

Tra tutte quelle previste dalla sceneggiatura, Ahn Eun-jin racconta di averne aspettata soprattutto una contenuta nell’ottavo episodio, ambientata su una distesa fangosa, perché fino a quel momento Namgung e Mi-do hanno trascorso molto tempo comportandosi come se fossero sinceri senza esserlo mai completamente, parlando continuamente ma riuscendo comunque a evitare le cose più importanti.

«Sembrano sinceri e allo stesso tempo non lo sono, perché per moltissimo tempo non parlano davvero di quello che hanno dentro e continuano a girare intorno alla questione fondamentale; poi arriva una scena nella quale finalmente si affrontano con totale sincerità e tirano fuori sentimenti che non volevano raccontare e che non volevano nemmeno far scoprire all’altra persona».

È stato uno dei momenti che l’attrice ha aspettato con maggiore impazienza e anche uno dei più complessi da girare, proprio perché doveva concentrare in pochi minuti tutto ciò che i due avevano evitato per molto tempo.

Seo Kangjun sceglie invece una frase apparentemente molto semplice, pronunciata da Namgung a Mi-do nelle prime parti della serie: «Vivi facendo quello che vuoi, è ciò che ti si addice».

Letta superficialmente potrebbe sembrare soltanto la frase premurosa di un uomo che vuole il bene della compagna, ma l’attore racconta di averla interpretata come qualcosa di molto più ambiguo, perché contiene contemporaneamente l’affetto di Namgung e tutti i sentimenti irrisolti che continuano a legarlo a Mi-do.

«Dentro ci sono emozioni vecchie, cose che non siamo riusciti a lasciare andare e quella parte nella quale lui sta davvero pensando al bene di Mi-do ma, allo stesso tempo, non riesce a essere completamente sincero».

Per descrivere quel sentimento utilizza un’immagine quasi fisica, parlando di qualcosa di «fangoso», aggrovigliato e difficile da separare, al punto che Ahn Eun-jin interviene raccontando come proprio la capacità del collega di rendere visibili emozioni tanto contraddittorie abbia reso alcune scene particolarmente intense anche per lei.

«Quando guardo Namgung mi vengono spontaneamente le lacrime», racconta, ricordando come nei finali dei primi episodi le sia bastato osservare lo sguardo di Seo Kangjun per arrivare immediatamente all’emozione richiesta dalla scena.

Mi-do corre, Namgung trattiene tutto

Le differenze tra i due protagonisti emergono anche dal modo in cui Ahn Eun-jin e Seo Kangjun descrivono ciò che amano e ciò che cambierebbero dei rispettivi personaggi, perché Mi-do è una donna capace di andare avanti senza preoccuparsi troppo delle conseguenze, mentre Namgung è l’esatto contrario, un uomo che pensa, osserva, pesa ogni scelta e finisce spesso per sacrificare se stesso pur di evitare di ferire qualcuno.

«Mi-do è una persona che si lancia senza pensare troppo a quello che c’è prima o dopo, ed è una caratteristica abbastanza diversa da me, perché io posso essere timida, penso moltissimo prima di trovare il coraggio di fare qualcosa e tendo anche a preoccuparmi di ciò che pensano gli altri», racconta Ahn Eun-jin, spiegando che proprio quella libertà dal giudizio esterno è la qualità che ama maggiormente del personaggio.

Allo stesso tempo è anche ciò che la preoccupa, perché Mi-do continua a infilarsi in situazioni talmente precarie da farle desiderare che impari a proteggersi un po’ di più: «Vorrei che pensasse maggiormente alla propria sicurezza e alla propria salute».

Namgung vive invece quasi tutto verso l’interno e Seo Kangjun racconta di avere amato proprio la profondità di un uomo che prova moltissimo ma sceglie di mostrare pochissimo, prendendosi il tempo per osservare, riflettere e giudicare una situazione prima di agire.

Quella cordialità capace di conquistare rapidamente le persone, però, non coincide necessariamente con la parte più autentica di lui, perché dietro l’uomo affabile, ironico e socialmente brillante si nasconde qualcuno di molto più solo.

«Quello è anche il modo in cui si adatta alla società e sopravvive, mentre il suo mondo interiore è in realtà piuttosto vuoto e solitario; anche se ha Mi-do, che ama moltissimo, al suo fianco, continua a sentirsi perso, confuso e vuoto», racconta Seo Kangjun.

Quando gli viene chiesto cosa cambierebbe di Namgung, la risposta arriva altrettanto chiaramente: «Non ha una vita sua».

Nel passato dei personaggi esiste qualcosa che l’attore non può ancora rivelare e che ha portato Namgung ad accettare sacrifici che, pur risultando comprensibili alla luce della sua storia, gli hanno fatto pensare più volte se fosse davvero necessario arrivare fino a quel punto.

Se Seo Kangjun potesse diventare Mi-do per un giorno

È proprio quel passato a rendere particolarmente rivelatrice una delle domande più leggere dell’intervista, quando viene chiesto ai due attori che cosa vorrebbero sperimentare se potessero scambiarsi i personaggi per un solo giorno e Seo Kangjun, invece di scegliere il lavoro o la personalità di Mi-do, risponde che vorrebbe semplicemente passare del tempo con la sua famiglia.

Namgung, spiega, è diventato parte della famiglia di Mi-do ma non lo è per legami di sangue e, se potesse vivere per un giorno al posto di lei, vorrebbe provare quella libertà molto semplice di comportarsi come un figlio, fare i capricci con la madre, arrabbiarsi con i fratelli, infastidirli, chiedere loro qualcosa e persino approfittarsi un po’ della confidenza senza dover essere sempre la persona che protegge gli altri.

Ahn Eun-jin ascolta la risposta e quasi immediatamente ne coglie il lato più triste, perché quella fantasia apparentemente banale racconta tutto ciò che Namgung non ha potuto avere durante la crescita.

«È una cosa davvero dolorosa da ascoltare, perché Namgung non ha avuto la possibilità di crescere in quel modo e, anche se oggi è la persona che si prende cura di tutti, dentro di lui deve esserci ancora un bambino che non ha avuto la possibilità di correre e giocare liberamente».

Lee Joo Ahn e Jo Aram, le persone che cambiano l’equilibrio

La relazione tra Namgung e Mi-do non resta naturalmente isolata dal resto del mondo e nella serie acquistano un ruolo importante anche i personaggi interpretati da Lee Joo Ahn e Jo Aram, che entrano nella vita dei protagonisti modificando equilibri apparentemente consolidati.

Ahn Eun-jin racconta di condividere quasi tante scene con Lee Joo Ahn quante ne ha con Seo Kangjun e anticipa un personaggio che inizialmente utilizza proprio quel fascino che il pubblico associa all’attore, prima di rivelare un lato molto più tenero e quasi «da cucciolo», capace di suscitare immediatamente il desiderio di prendersene cura.

«All’inizio parte con un fascino davvero travolgente, ma poi emerge quella parte adorabile che ti fa pensare: “E adesso cosa faccio con lui?”, e credo che quando il pubblico la vedrà finirà per innamorarsene».

Tra i due attori, aggiunge, c’è inoltre un’energia particolarmente vivace, perché entrambi hanno caratteri molto estroversi e questo si riflette inevitabilmente nelle scene che condividono.

Il personaggio interpretato da Jo Aram viene invece osservato soprattutto attraverso gli occhi di Namgung, che secondo Seo Kangjun vede in lei alcune qualità che vorrebbe possedere lui stesso, dalla solidità interiore alla capacità di avere convinzioni precise senza rinunciare alla trasparenza e all’onestà.

«È forte, ha principi molto chiari e allo stesso tempo è pura e sincera, tutte caratteristiche che penso Namgung vorrebbe avere; la ammira moltissimo ma, proprio per quella purezza, la trova anche molto tenera».

Tra i due, anticipa, ci saranno così anche momenti più giocosi, nei quali Namgung si diverte a prenderla in giro e la dinamica diventa più leggera e vivace.

Chi è davvero il più romantico?

Quando l’intervista si trasforma per qualche minuto in un gioco e ai due viene chiesto chi sia più romantico nella vita reale, la risposta più interessante è che entrambi indicano l’altro.

Seo Kangjun sceglie Ahn Eun-jin perché, racconta, parlando a lungo con lei ha capito quanto l’amore occupi un posto centrale nel modo in cui guarda le persone, non soltanto quello romantico ma anche quello per la famiglia, gli amici e le persone alle quali è legata.

«Mi sembra una persona che vive attraverso la forza dell’amore e penso che, quando ama qualcuno, lo faccia con grande attenzione, con delicatezza e dando tutta se stessa».

Ahn Eun-jin indica invece lui per una ragione molto più concreta e forse proprio per questo particolarmente efficace, perché racconta che Seo Kangjun ricorda i compleanni delle persone con cui lavora, presta attenzione ai dettagli e tende a mostrare concretamente agli altri quanto gli importino.

«Probabilmente ha i compleanni di tutti noi segnati sul calendario», scherza, spiegando che per lei proprio quella precisione e quella cura sono una forma di romanticismo.

Quando la domanda viene spostata sui personaggi e viene chiesto chi chiederebbe scusa per primo dopo una lite, invece, non c’è alcun dubbio: entrambi scelgono Namgung.

Seo Kangjun spiega che il personaggio ha quasi sempre occupato una posizione più fragile all’interno della relazione e che esistono ragioni legate al passato per le quali tende a essere lui quello che cerca per primo di ricomporre il conflitto, mentre Ahn Eun-jin ricorda che questo comportamento sarà visibile fin dal primo episodio, quando ogni volta che nasce un problema è Namgung ad avvicinarsi, bussare alla porta e tentare di riaprire il dialogo.

Sulle ricorrenze la certezza di Ahn Eun-jin è ancora maggiore, perché sostiene che Namgung le ricorderebbe tutte, tanto come personaggio quanto come riflesso della precisione di Seo Kangjun, anche se lui difende Mi-do sostenendo che probabilmente nessuno dei due dimenticherebbe una data importante.

Molto più curioso è il confronto su chi sarebbe più bravo a dare consigli sentimentali, perché ancora una volta ognuno sceglie il personaggio dell’altro: Seo Kangjun pensa che Mi-do ascolterebbe attentamente prima di offrire indicazioni molto concrete, mentre Ahn Eun-jin considera proprio la capacità di Namgung di ascoltare senza imporre una soluzione ciò che lo renderebbe un ottimo confidente.

Cosa hanno imparato l’uno dall’altra

La sintonia nata sul set non significa però che Seo Kangjun e Ahn Eun-jin si assomiglino e, anzi, entrambi raccontano di essersi accorti progressivamente di quanto partano da punti quasi opposti quando devono osservare una situazione o affrontare un problema.

Ahn Eun-jin scherza dicendo di essere impegnata in una sorta di personale «challenge Seo Kangjun», nella quale cerca di copiarne alcune abitudini proprio perché è affascinata dal modo estremamente profondo con cui il collega affronta le cose.

«Quando parlo con lui mi sorprende quanto siano profondi i suoi pensieri e a volte mi chiedo: “Come gli viene in mente di pensare in questa direzione? Che cosa mangia? Che libri legge? Che cosa c’è nella sua testa?”».

La curiosità l’ha portata persino a cercare i libri che Seo Kangjun ama leggere e a interessarsi ad alcune delle questioni filosofiche sulle quali lui riflette, mentre l’attore guarda a lei quasi dalla direzione opposta, raccontandosi come una persona molto introversa che, quando incontra un ostacolo, tende a scavare continuamente nel problema fino ad avere difficoltà a uscirne.

Ahn Eun-jin, invece, gli appare come qualcuno capace di «accogliere tutto», dall’atmosfera di un set ai pregi e ai difetti delle persone che la circondano, con una naturale capacità di muoversi nelle relazioni umane che lui considera qualcosa da imparare.

«Detto semplicemente, è incredibilmente brava con le persone».

Il ruolo che Ahn Eun-jin sogna e quello che Seo Kangjun non cerca

Anche guardando al futuro le loro risposte seguono direzioni opposte, perché Ahn Eun-jin ha già un tipo di personaggio che vorrebbe interpretare e persino un periodo storico preciso nel quale le piacerebbe muoversi, mentre Seo Kangjun rifiuta quasi completamente l’idea di progettare in anticipo la propria filmografia.

Ahn Eun-jin racconta di essere interessata alla storia moderna coreana fin dagli anni del liceo e, dopo avere già avuto la possibilità di immergersi profondamente nell’epoca Joseon, vorrebbe affrontare una storia ambientata dalla seconda metà dell’Ottocento in avanti.

«È un tipo di personaggio che penso davvero di poter interpretare bene, quindi chiamatemi», conclude ridendo.

Seo Kangjun non ha invece un ruolo dei sogni e lo dice senza cercare una risposta più conveniente: «Se devo essere completamente sincero, non ce l’ho», perché tende a non pensare troppo lontano nel futuro e considera molto più importante ciò che ha davanti in quel momento, la storia che un progetto gli permette di raccontare e il motivo per cui sente di doverlo scegliere.

«Per quanto ci pensi, non c’è davvero qualcosa in particolare che desidero fare».

Quando l’amore smette di essere soltanto romanticismo

È però parlando di ciò che mantiene viva una relazione nel tempo che A Love Other Than Yours sembra avere lasciato qualcosa anche ai due interpreti, e Seo Kangjun ammette che lavorare su Namgung e Mi-do ha modificato almeno in parte il modo in cui pensava alle coppie di lunga durata.

Prima, racconta, credeva che per far durare una relazione fosse necessario continuare a provare sentimenti romantici per l’altra persona, mentre osservando questi due personaggi ha cominciato a considerare l’idea che ciò che permette a una coppia di restare insieme possa trasformarsi in qualcosa di diverso.

«Non si tratta soltanto del sentimento romantico, perché loro sono praticamente diventati una famiglia e anche questa è una forma di amore che può far durare una relazione; credo di avere finalmente capito cosa intendono le persone quando dicono che, dopo il matrimonio, si diventa davvero una famiglia».

Ahn Eun-jin non abbandona invece nemmeno per un attimo la parola “amore”, ma sostiene che sia necessario accettare il fatto che possa cambiare aspetto nel corso degli anni, perché le farfalle dell’inizio possono diminuire, la relazione può diventare più stabile, il matrimonio può introdurre un’altra forma di intimità e due persone possono vedersi nei momenti migliori e peggiori, litigare e poi continuare a crescere insieme fino a diventare anche amici.

«Alla fine è sempre amore, soltanto in forme diverse, e bisogna accettarlo; quando ti innamori all’inizio senti le farfalle, poi quella sensazione può diminuire e la relazione diventa più stabile, mentre dopo il matrimonio potrebbe esserci ancora un’altra forma di amore, perché vedrai l’altra persona nei momenti migliori e peggiori e magari litigherete, ma continuerete a invecchiare insieme come amici».

L’attrice ammette anche di provare una certa invidia quando ascolta gli amici sposati parlare dei propri matrimoni, proprio perché l’idea che la persona amata possa diventare contemporaneamente la propria famiglia e il punto sul quale appoggiarsi le sembra profondamente bella.

«Sono ancora single, ma penso sia meraviglioso».

È forse proprio qui che A Love Other Than Yours smette definitivamente di essere soltanto una storia su una coppia in crisi e comincia a parlare di qualcosa di più grande, perché Mi-do e Namgung non devono decidere soltanto se stare insieme ma capire chi sono diventati durante quegli anni e quale parte delle proprie scelte appartenga ancora a loro.

Ahn Eun-jin lo spiega partendo da una domanda estremamente concreta: Mi-do sta con Namgung da dieci anni e potrebbe pensare che il matrimonio debba essere inevitabilmente il passo successivo, ma nello stesso momento la sua vita professionale è instabile e lei stessa deve chiedersi se sposarsi rappresenti davvero una scelta oppure rischi di trasformarsi in una via di fuga.

«Il lavoro non va bene, quindi devo sposarmi come rifugio?», riassume l’attrice, convinta che proprio interrogativi di questo tipo rendano la storia comprensibile ben oltre il contesto coreano, perché appartengono a chiunque abbia provato a conciliare una relazione con il lavoro, il tempo che passa e il desiderio di non perdere se stesso mentre costruisce qualcosa con un’altra persona.

Per questo, quando viene chiesto loro quale messaggio vorrebbero arrivasse al pubblico internazionale, Ahn Eun-jin parte da una storia che nasce in Corea ma che considera universale, perché «chiunque abbia amato o stia amando qualcuno potrà riconoscersi», mentre Seo Kangjun amplia ulteriormente lo sguardo e definisce la serie non soltanto una storia d’amore, ma una storia sulla vita.

Attraverso Mi-do e Namgung arrivano infatti Tae-seung, Soo-ah, le famiglie, i colleghi e tutte le persone che incontrano, ognuna delle quali modifica in qualche modo il loro percorso e li costringe non soltanto a osservare l’altro ma, progressivamente, a guardare se stessi.

«L’amore e la vita sono qualcosa che condividiamo tutti», spiega Seo Kangjun. «Attraverso la loro relazione la serie mostra la vita e, attraverso la vita, racconta come le persone crescono».

Ahn Eun-jin arriva quasi allo stesso punto utilizzando una frase molto più semplice: «Alla fine siamo tutti uguali, perché la vita delle persone è la stessa».

Forse è proprio questo a rendere interessante una romance che decide di non raccontare il momento in cui due persone cominciano ad amarsi, ma quello molto più difficile nel quale devono capire che cosa sia diventato quell’amore dopo dieci anni, quando le farfalle possono essere scomparse ma al loro posto sono arrivati ricordi, responsabilità, rinunce, affetto, rabbia, familiarità e una conoscenza dell’altro talmente profonda da diventare contemporaneamente conforto e prigione.

Perché dopo dieci anni la domanda non è più se due persone riusciranno a stare insieme, ma se, dopo essere cambiate, sapranno ancora riconoscersi e scegliere consapevolmente la vita che hanno costruito.

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