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Twitter torna online: nasce Twitter.now, la piattaforma che sfida X

Twitter torna online: nasce Twitter.now, la piattaforma che sfida X

Twitter rinasce con un nuovo nome, Twitter.now, lanciato dalla startup Operation Bluebird mentre è ancora aperta una causa per marchi con X Corp. La piattaforma riprende tweet, retweet e feed in tempo reale, ma aggiunge un motore di fact-checking basato su intelligenza artificiale. Al momento è accessibile solo a pagamento e conta poche centinaia di iscritti.

Twitter è tornato, o almeno ci prova. La startup statunitense ha lanciato in questi giorni Operation Bluebird Twitter.now, una piattaforma social che riprende nome, linguaggio e persino l’uccellino blu del vecchio Twitter, quello prima che Elon Musk lo trasformasse in X nel 2023. L’operazione arriva mentre è ancora aperta una causa legale tra Operation Bluebird e X Corp., e proprio da lì parte tutta la storia.

La tesi legale dietro il lancio

Alla base del progetto c’è un ragionamento semplice ma parecchio audace: rinominando Twitter in X, Musk avrebbe di fatto abbandonato i diritti sul marchio originale, sulla parola “tweet2 e sul celebre logo. A guidare questa strategia è Stephen Coates, ex counsel per i marchi della vecchia Twitter e oggi co-fondatore di Operation Bluebird, che conosce bene i meccanismi legali dell’azienda che ha contribuito a costruire.

La causa, depositata da X Corp. lo scorso anno in Delaware proprio per bloccare il lancio, non si è ancora conclusa. In un’udienza di aprile 2026 il giudice ha lasciato intendere che X potrebbe aver rinunciato ad alcune pretese sulla parola “tweet”, ma sul destino del marchio “Twitter” non esiste ancora una sentenza definitiva. Coates, dal canto suo, non ha voluto aspettare oltre: dopo mesi di attesa, ha deciso di lanciare comunque il prodotto.

Un social familiare, con una novità sostanziale

A prima vista, Twitter.now sembra un clone nostalgico: si pubblicano “tweet”, si risponde, si fanno retweet, il feed scorre in tempo reale. Ma la vera scommessa della piattaforma è un’altra: VERA, un motore di verifica basato sull’intelligenza artificiale di Google Gemini che analizza ogni contenuto pubblicato, ne verifica le affermazioni, fornisce fonti e contesto e assegna un punteggio di affidabilità.

Gli utenti possono poi regolare una sorta di manopola, il “Trust Dial”, per decidere quanto contenuto poco affidabile far entrare nel proprio feed. I post giudicati falsi non vengono rimossi, ma retrocessi algoritmicamente. La filosofia dichiarata da Coates è diretta: libertà di parola, non libertà di portata. Durante i primi test, lo stesso Coates ha provato a ingannare il sistema scrivendo che George Washington fu il secondo presidente degli Stati Uniti: VERA ha segnalato l’errore correttamente.

Pochi utenti, accesso a pagamento

Twitter.now è ancora un prodotto di nicchia, in fase di early access e a pagamento. Il livello base, chiamato “Founder”, costa 20 dollari, mentre il piano “Fighter” arriva a 40 dollari e include un badge dedicato. Attualmente la piattaforma conta solo poche centinaia di utenti registrati, un numero che dice bene quanto la strada verso una vera alternativa a X sia ancora lunga.

Sui social, le reazioni sono state contrastanti: c’è chi ha accolto il progetto con entusiasmo, sperando in una migrazione di massa dagli utenti delusi da X, e chi invece ha storto il naso davanti al paywall, sospettando una semplice raccolta di indirizzi email prima ancora di garantire l’assegnazione degli handle richiesti.

Nessuna affiliazione con X

Sul sito della piattaforma campeggia una precisazione tutt’altro che casuale: Twitter.now non è affiliata a X Corp., a Elon Musk né alla vecchia Twitter. Coates lo ha ribadito anche in un post su LinkedIn pubblicato il giorno del lancio, spiegando che l’obiettivo non è ricreare fedelmente il social di un tempo, ma costruire qualcosa di nuovo, centrato su trasparenza e controllo condiviso tra piattaforma e utenti.

Cosa succede adesso

La partita, a questo punto, si gioca su due tavoli paralleli. Da un lato quello legale, con l’esito della causa in Delaware che potrebbe ridefinire chi ha davvero diritto a usare il nome Twitter. Dall’altro quello del mercato, dove Operation Bluebird dovrà dimostrare che poche centinaia di early adopter possono trasformarsi in una community solida, capace di reggere il confronto (quantomeno simbolico) con X.

Nel frattempo, sul roadmap tecnico è già annunciata una VERA 2.0, con funzioni ampliate che permetteranno di filtrare i contenuti in base a una soglia di affidabilità scelta direttamente dall’utente. Se sarà davvero questo, e non la nostalgia, a fare la differenza, lo si capirà solo con il tempo. Tempo che ci dirà anche se i social network sono a un punto di svolta o meno, visto le forti tensioni sulle piattaforme che si stanno registrando in questo periodo come dimostra la recente causa a Meta.

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