Le truffe telefoniche colpiscono sempre più italiani: nell’ultimo anno oltre 3,2 milioni di persone sono state vittime di una frode o di un tentativo di frode legato alla telefonia fissa o mobile, per un danno complessivo stimato in 731 milioni di euro. Il dato emerge da un’indagine condotta per Facile.it dall’istituto mUp Research, Norstat.
Il fenomeno non è nuovo, ma si è fatto più sofisticato. Accanto ai classici finti tecnici che bussano alla porta, negli ultimi mesi si sono diffusi il vishing, chiamate in cui il truffatore si spaccia per un operatore bancario o un funzionario delle forze dell’ordine, e lo spoofing, la tecnica che fa comparire sul display un numero diverso da quello reale.
Non a caso, dal 19 novembre 2025 l’Agcom ha attivato un filtro anti spoofing che, in appena undici giorni, ha bloccato circa 49,3 milioni di chiamate illecite provenienti dall’estero con numerazioni italiane contraffatte.
I canali preferiti dai truffatori
Il canale più sfruttato resta il finto call center, usato nel 67% dei casi legati alla telefonia fissa e nel 44,2% di quelli sulla mobile. Seguono le email fraudolente (33% fissa, 32,6% mobile) e gli SMS, che pesano di più sul mobile (25,6%) rispetto al fisso (16,5%).
Per gli smartphone, quasi un tentativo su quattro passa oggi dalle app di messaggistica istantanea. Il danno medio si ferma a 209 euro per la telefonia fissa e a 176 euro per quella mobile, cifre non altissime ma sufficienti a scoraggiare la denuncia.
Chi cade nella rete, e perché non lo dice
Il profilo della vittima smentisce lo stereotipo. Sul mobile sono soprattutto i giovani a restare incastrati: se la media nazionale si attesta al 6%, tra i 25 e i 34 anni si sale all’8,7%, mentre tra i 18 e i 24 anni si arriva al 10,7%. Sul fisso, invece, la fascia più esposta è quella tra i 35 e i 44 anni (5,1% contro il 3,2% nazionale).
Curiosamente, chi ha una laurea viene truffato più del doppio rispetto alla media: segno che l’inganno telefonico gioca più sulla fretta e sulla pressione psicologica che sull’ignoranza. Più della metà dei truffati, il 59,4%, non ha mai sporto denuncia. Il motivo più citato è che il danno economico era ritenuto troppo basso (45,7%), seguito dall’imbarazzo di sentirsi ingenui (10,1%) e dalla volontà di non farlo sapere a familiari e amici (7,8%).
Il vademecum in cinque mosse
Facile.it ha messo a punto un vademecum essenziale per riconoscere le insidie più comuni.
Niente contanti ai tecnici. Le compagnie telefoniche non richiedono mai pagamenti in loco: solo bollettino, bonifico o carta di credito. Chi si presenta a casa chiedendo contanti va allontanato subito.
Attenzione al codice di migrazione. Se qualcuno al telefono sostiene che avete bollette non pagate e chiede IBAN o codice di migrazione, è quasi certamente una truffa. Meglio verificare da soli sull’area riservata del proprio operatore.
Diffidare dagli incontri a domicilio. I finti consulenti, spesso di fronte a persone anziane, insistono per un appuntamento di persona usando gergo tecnico e anglicismi. Le aziende serie lavorano a distanza: mai fissare incontri con chi chiama a sorpresa.
Non richiamare i numeri sconosciuti che squillano una volta sola. È la tecnica del wangiri: la chiamata cade apposta per spingere a richiamare un numero a tariffazione speciale. Prima di farlo, conviene sempre cercare online il numero.
Leggere bene il contratto. Costi di noleggio del modem, servizi accessori attivati senza consenso, velocità dichiarata diversa da quella minima garantita: i dettagli nascosti fanno spesso più danno della truffa vera e propria.
La lezione, alla fine, è semplice, nessun operatore serio ha fretta. Chi fa pressione al telefono, quasi sempre, ha qualcosa da nascondere.
