Gas, luce, assicurazioni auto e moto, trading, prestiti personali, carte elettroniche e soprattutto telefonia, fissa e mobile. Un elenco lungo che ha un punto in comune, duro a morire: le truffe. Architettate da pseudo addetti, società fittizie e pirati informatici che mirano ad acquisire informazioni personali e ancor più i nostri soldi. Difendersi è diventato col tempo sempre più difficile, perché nell’arco della giornata sono tante le telefonate e gli SMS che si ricevono sul proprio numero di cellulare. Oltre al mezzo più tradizionale, inoltre, i farabutti sono ormai soliti ricorrere a metodi più moderni, come email e WhatsApp, ancora troppo spesso sottovalutati dalla maggior parte delle persone, che faticano a riconoscere i messaggi e gli inviti sospetti che ricevono.
Se è vero che il fenomeno è diffuso da anni, negli ultimi tempi sta acquisendo proporzioni assai preoccupanti. Secondo un’indagine di Facile.it condotta dagli istituti mUp Research e Norstat, circoscrivendo il campo alla sola telefonia, negli ultimi dodici mesi sono stati più di 3,3 milioni gli italiani che hanno subito una truffa, con un danno economico complessivo di quasi 400 milioni di euro. Per una media di 119 euro per ogni singola persona caduta nella trappola. Cifre allarmanti, conseguenza anche e soprattutto della selva oscura di finti call center esteri o legati ad aziende fantasma (negli ultimi mesi sono aumentate le chiamate con voce registrata in arrivo dal Regno Unito, riconoscibili dal prefisso +44, cui non dovete rispondere a meno che non abbiate parenti e amici in terra d’Albione) che restano irrintracciabili, quindi non sanzionabili dal garante per la Privacy, ma sempre attivi.
Come temuto prima ancora della sua entrata in vigore, l’arrivo del Registro delle Opposizioni si sta rivelando in parte efficace per monitorare le società che operano in Italia, lasciando però maggior libertà ai teleseller abusivi che si muovono oltreconfine, talvolta anche in virtù di partnership con marchi ben noti al pubblico italiano. Aziende che non a caso sono state più volte multate dallo stesso Garante (e in questo ambito, perché non incrementare gli importi a fronte di condotte illecite prolungate nel tempo, che assicurano introiti spesso molto superiori della stessa sanzione pecuniaria). In attesa di una soluzione condivisa a livello europeo tra le Autorità per la protezione dei dati personali e magistratura, come caldeggiato dallo stesso Garante, bisogna vedersela da soli e fare attenzione per evitare di ritrovarsi con offerte attivate a propria insaputa.
Non rispondere alle chiamate è un primo passo (laddove possibile, in relazione al lavoro che si svolge e alle esigenze del momento), evitare di fornire informazioni personali è una seconda misura difensiva che rende la vita più complessa ai malfattori. Non farsi prendere dal panico davanti a richieste di denaro o dall’entusiasmo per ipotetiche tariffe super convenienti è un ulteriore elemento che aiuta nella conversazione, partendo dal presupposto che bisogna ragionare su quanto viene detto dall’interlocutore. Se l’offerta arriva dal vostro operatore, ad esempio, ci sono buone probabilità che si riveli un falso annuncio, come anche la promessa di una tecnologia a prezzo allettante (dalla fibra ottica al 5G) che magari non è ancora disponibile nella propria area di residenza.
Per quel che riguarda email e messaggi WhatsApp, quest’ultima opzione diffusa tra gli intermediari legati a presunte compagnie di assicurazioni online, il consiglio primario è non cliccare né rispondere ai messaggi, e soprattutto non condividere informazioni personali e su dati relativi alla proprio fornitura. Verificare indirizzi email e numeri di telefono, ancor meglio riuscendo a rintracciare l’azienda in questione, è un primo e determinante passo per far luce sulle proposte ricevute. Anche perché nella stragrande maggioranza dei casi c’è sempre tempo per sottoscrivere l’offerta che interessa, a patto di esser sicuri di cosa si firma, cosa si ottiene e quanto bisogna pagare.
