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Cinema, salute e smart home: la campagna acquisti senza eguali di Amazon

Cinema, salute e smart home: la campagna acquisti senza eguali di Amazon

L’acquisizione di iRobot, l’azienda che ha inventato i robot-aspirapolvere, è solo l’ultima di una serie di mosse miliardarie mirate a espandere un ecosistema enorme, con l’obiettivo di creare altri servizi e tecnologie innovative

Dalla salute al cinema, passando per la casa smart, Amazon continua ad ampliare i propri interessi tra nuovi servizi e acquisizioni di grandi aziende. L’ultimo colpo è arrivato con iRobot, l’azienda statunitense che ha creato Roomba, il robot aspirapolvere più noto e diffuso della categoria, tanto da diventare una sorta di sinonimo dell’intero comparto. L’affare prevede un esborso di 1,7 miliardi di dollari, con Amazon che pagherà 61 dollari in contanti per azione agli azionisti di iRobot. Come sempre quando di mezzo c’è una big tech, per completare l’accordo serve l’autorizzazione dell’antitrust americano e, qualora l’intesa dovesse cadere, Amazon dovrebbe comunque versare 94 milioni di dollari nelle casse dell’azienda fondata da Colin Angle, l’attuale amministratore delegato di iRobot, confermato da Amazon nel ruolo di guida.

C’è ora attesa per capire come Amazon sfrutterà i Roomba e la mole di dati che sono in grado di ottenere, grazie alla capacità di mappare la casa. Considerando la precedente acquisizioni di Ring, azienda specializzata nello sviluppo e produzioni di videocamere di sorveglianza e Campanelli smart, è indubbio che l’acquisizione di iRobot sia un altro passo verso la conquista della casa, con la probabile intenzione di mettere punto servizi e tecnologie dedicate alla smart home e all’Internet of Things. Ancor più probabile appare la futura integrazione dei robot-aspirapolvere con Alexa, già presente in alcuni modelli di punta realizzati da iRobot.

L’accordo con l’azienda di robot per le pulizie è comunque solo l’ultimo di una lunga serie di mosse con cui Amazon prosegue l’espansione del suo ecosistema, che include decine di categorie e molteplici settori. Appena due settimane fa, l’azienda di Seattle ha definito l’acquisizione di OneMedical, società di San Francisco specializzata nelle cure primarie e assistenza sanitaria mediante la combinazione di servizi personali e digitali. A far gola sono i 767mila abbonati ai servizi di assistenza in remoto e le centinaia di cliniche sparse in tutti gli Stati Uniti, che agevolano i pazienti nelle tempistiche per fissare appuntamenti, rinnovare le prescrizioni, accedere a cartelle cliniche aggiornate e migliorare le prestazioni sanitarie. Un pacchetto per cui Amazon sborserà 3,9 miliardi di dollari.

La medicina è una priorità per Amazon (e per molte altre grandi aziende tecnologiche), perché con la diffusione dei servizi digitali e le esperienze di realtà virtuale (già testate per portare a termine operazioni particolarmente complicate) c’è la possibilità concreta di rivoluzionare l’intero settore. “Siamo convinti che l’assistenza sanitaria sia in cima alla lista delle esperienze da reinventare: c’è bisogno di assicurare cure migliori a un maggior numero di persone. Si tratta di una missione a lungo termine e vogliamo essere protagonisti”, ha dichiarato Neil Lindsay, vicepresidente di Amazon Health Services.

Al di là delle acquisizioni, le migliorie nel campo medico vanno soprattutto sperimentate, come ha fatto Amazon collaborando nei mesi scorsi con il Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle per lo sviluppo di un vaccino personalizzato in grado di bloccare il tumore al seno e il melanoma cutaneo. L’obiettivo è testare su 20 pazienti maggiorenni un farmaco sul DNA di ogni individuo, ritenuto più efficace e più economico delle soluzioni attualmente disponibili sul mercato contro questa tipologia di cancro. In caso di riscontri positivi, il prodotto potrebbe rivelarsi una alternativa concreta alla chemioterapia, anche se bisognerà pazientare e attendere la fine dello studio previsto per il novembre 2023.

Per quanto in cima ai desideri ci sia il redditizio ambito sanitario, nelle mire di Amazon resta anche il cinema. Inteso come tutto ciò che si riveli utile per integrare il catalogo di Prime Video, sempre in lotta con Netflix e Disney+ per guidare il mercato dello streaming video. Nei mesi scorsi, la società fondata da Jeff Bezos e guidata da Andy Jassy (che è la mente dietro Amazon Web Services, l’azienda che fornisce servizi di cloud computing, primaria fonte di denaro per Amazon) ha chiuso l’acquisizione di Mgm, la casa di produzione americana nota in precedenza come Metro-Goldwyn-Mayer, per 8,5 miliardi di dollari. In tal modo, l’offerta di Amazon si arricchisch con più di 4.000 film e 17mila episodi di serie tv, con saghe di successo planetario come James Bond e Rocky, oltre a RoboCop, Tomb Raide e La famiglia Addams.

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