C’è qualcosa di particolarmente affascinante nelle band che nascono prima ancora di sapere esattamente che cosa diventeranno, quando la musica è ancora soprattutto un modo per stare insieme, le prove finiscono per trasformarsi in conversazioni interminabili e l’idea di un futuro professionale sembra abbastanza lontana da non interferire con il piacere di suonare. Poi arriva il debutto, cominciano le interviste, le aspettative prendono forma e quello che fino a poco tempo prima era un gioco condiviso diventa improvvisamente un lavoro. È proprio in quel passaggio, forse, che si decide quale sarà la vera identità di una band.
Per gli Splayit, cinque giovani musicisti sudcoreani conosciuti dal pubblico di Steal Heart Club come la School Band, questo passaggio è arrivato il 13 agosto 2026, quando hanno debuttato ufficialmente con SPLAY : CHAPTER 01, un progetto discografico che già nel titolo rivendica l’idea di un inizio e che affida a tre brani, Last bus, Domino e Celebration, il compito di presentare un’identità musicale ancora in evoluzione. Non è un dettaglio secondario che si tratti di una band nata all’interno di un programma televisivo, perché la familiarità costruita davanti alle telecamere rischia spesso di diventare un’immagine dalla quale è difficile liberarsi, soprattutto quando il pubblico ha imparato ad affezionarsi a una determinata versione degli artisti prima ancora che questi abbiano avuto il tempo di definirsi davvero.
YOON CHAN, voce del gruppo, EUN BIN, batterista, KYUNG UK, tastierista, AYDN, chitarrista, ed EUN CHAN, bassista, si trovano oggi a confrontarsi con una sfida che riguarda molte delle nuove generazioni della musica coreana: costruire un percorso riconoscibile all’interno di un’industria abituata a chiedere agli artisti una presenza continua, senza perdere quella spontaneità che aveva reso interessante il loro incontro. Anche il nome Splayit, nato dall’unione dei concetti di splay, aprirsi e dispiegarsi, e play it, suonare, racconta il tentativo di lasciare spazio alle personalità individuali pur costruendo un linguaggio collettivo.
E se il primo capitolo discografico guarda inevitabilmente al futuro, le risposte che i cinque musicisti hanno affidato in esclusiva a Panorama restituiscono soprattutto il desiderio di proteggere qualcosa del passato: la possibilità di divertirsi insieme, di continuare a riconoscersi come amici prima ancora che come colleghi e, magari, di ritrovarsi tra vent’anni nella stessa stanza, prendere in mano gli strumenti e suonare ancora Last bus come se il tempo non fosse mai passato.
Durante Steal Heart Club, il pubblico vi ha conosciuti come la “School Band”, una definizione che richiama immediatamente l’energia della giovinezza, l’amicizia e la libertà di fare musica per il semplice piacere di farla. Ora che avete debuttato ufficialmente, c’è un aspetto della vostra identità che vorreste far scoprire al pubblico, al di là di questa immagine?
Siamo davvero grati che le persone si ricordino di noi come della School Band. Ma vogliamo anche dimostrare che c’è molto altro, attraverso una musica e uno stile che siano autenticamente nostri. Vogliamo conservare la gioia e la libertà che provavamo quando abbiamo cominciato a fare musica insieme e raccontare la nostra storia come Splayit.
Il nome Splayit unisce l’idea di aprirsi, di espandersi, e quella di suonare, lasciando a ogni componente lo spazio per esprimere la propria personalità musicale. Ma appartenere a una band significa anche accettare che le preferenze individuali non possano sempre avere la precedenza. Su che cosa avete imparato a trovare dei compromessi e che cosa, invece, non sareste mai disposti a sacrificare della vostra identità artistica?
Dal momento che facciamo musica insieme, è assolutamente naturale avere opinioni diverse. In passato, quando lavoravamo individualmente, tendevamo a concentrarci sulle nostre preferenze personali. Adesso abbiamo imparato a dare la priorità a ciò che è meglio per il gruppo. Ma c’è una cosa sulla quale ci rifiutiamo di scendere a compromessi: la pura gioia di fare musica. Rispettare l’individualità di ciascuno e, allo stesso tempo, riuscire a costruire il sound distintivo degli Splayit è ciò che conta di più per noi.
Il vostro primo progetto discografico, SPLAY : CHAPTER 01, presenta il debutto come il capitolo iniziale di una storia che state ancora scrivendo. Se tutto ciò che è accaduto prima del debutto appartenesse a un prologo, quale titolo gli dareste e che cosa vi ha insegnato quel periodo su voi stessi?
Lo chiameremmo “Il tempo in cui inseguivamo i nostri sogni”. Il periodo precedente al debutto è stato un momento nel quale abbiamo imparato a trovare la giusta sintonia, a comprenderci reciprocamente e a crescere insieme. Attraverso questo percorso abbiamo capito che un grande lavoro di squadra porta naturalmente a creare buona musica. È stato un periodo incredibilmente prezioso, che ha contribuito a renderci gli Splayit che siamo oggi.
Il titolo Last bus lascia spazio a diverse interpretazioni: tornare a casa, arrivare alla fine di una serata, perdere un’occasione oppure partire per un viaggio inaspettato. Che cosa rappresenta personalmente per voi questa canzone e c’è un ricordo al quale la associate istintivamente?
Per noi Last bus rappresenta un nuovo inizio, piuttosto che una fine. Ci riporta al periodo in cui ci stavamo preparando per il debutto e al momento in cui i nostri sogni sono diventati realtà. Ogni volta che la ascoltiamo proviamo una grande emozione e sentiamo il desiderio di continuare ad andare avanti.
Ai giovani musicisti viene spesso detto di essere se stessi, salvo poi scoprire che la visibilità porta con sé una serie completamente nuova di aspettative su come dovrebbero apparire, comportarsi e comunicare. Come riuscite a riconoscere la differenza tra le vostre personalità autentiche e le versioni di voi che gli altri vorrebbero vedere?
Dal momento che siamo tutti relativamente giovani e abbiamo debuttato come band senza affrontare un lungo periodo di formazione da trainee, all’inizio ci sono stati sicuramente momenti nei quali ci siamo sentiti esitanti sotto gli occhi del pubblico, in situazioni diverse. Ma il nostro amore per la musica e per le esibizioni ci ha aiutati a sviluppare una forte determinazione a rimanere fedeli a noi stessi e ad avere fiducia in quello che siamo. Questo ci ha permesso di mostrare un lato positivo e naturale delle nostre personalità, senza dover forzare una determinata immagine.
Tutti e cinque siete arrivati alla fase finale di Steal Heart Club, ma competere per entrare a far parte di un gruppo e vivere davvero come un gruppo sono due esperienze molto diverse. Come è cambiato il vostro rapporto quando avete smesso di dover dimostrare di meritare di stare insieme?
Sinceramente, fin dall’inizio siamo entrati così bene in sintonia che sembrava ci conoscessimo da anni. Avevamo una grande chimica, sia dal punto di vista musicale sia a livello personale. Durante la competizione il nostro atteggiamento era semplicemente quello di salire sul palco e mostrare quanto ci divertissimo a suonare insieme. Adesso che siamo ufficialmente una band, condividiamo pensieri e preoccupazioni dei quali prima non avevamo mai parlato apertamente. Il nostro legame è diventato più forte e ormai ci sentiamo davvero una famiglia.
La vostra amicizia è anche il fondamento di una collaborazione professionale e condividere sia la vita privata sia quella lavorativa può rivelare lati inaspettati delle persone che ci sono più vicine. Dal debutto a oggi, c’è stato un compagno di band che vi ha sorpreso in un modo che ha cambiato la percezione che avevate di lui?
Quando torniamo al dormitorio la sera, dopo le prove, di solito mangiamo, ci laviamo e ci prendiamo un po’ di tempo per rilassarci. Ma AYDN, che è il secondo più giovane del gruppo, continua a esercitarsi con la chitarra ogni singolo giorno, persino dopo aver passato tutto il tempo a provare con noi. Anche se è più giovane della maggior parte di noi, spesso ci ritroviamo ad ammirarlo moltissimo proprio per questa sua dedizione.
Una band scolastica rappresenta un tipo particolare di libertà musicale: si suona perché lo si desidera, senza misurare continuamente i propri risultati in termini di vendite, classifiche o aspettative del pubblico. Ora che la musica è diventata la vostra professione, come fate ad assicurarvi che l’entusiasmo che vi ha uniti all’inizio continui a far parte della vostra quotidianità?
Adesso che la musica è il nostro lavoro, è più difficile riuscire a godersela senza preoccuparsi dei risultati o di quanto bene stiamo facendo. Per questo cerchiamo di ritagliarci del tempo per suonare semplicemente per divertimento, che si tratti di fare delle cover delle nostre canzoni preferite oppure di improvvisare insieme. Ci aiuta a conservare quella gioia e a fare in modo che la musica assomigli meno a un lavoro e rimanga soprattutto ciò di cui ci siamo innamorati all’inizio.
Anche quando i musicisti suonano nella stessa band, possono avere modi completamente diversi di ascoltare la musica. Se ciascuno di voi potesse scegliere un artista o un genere che ha influenzato profondamente la propria identità musicale, che cosa farebbe conoscere agli altri componenti e che cosa spererebbe che potessero imparare da quella musica?
AYDN: Mi piacerebbe moltissimo far conoscere meglio i DAY6 agli altri ragazzi! Hanno un modo molto naturale di intrecciare nelle loro canzoni le esperienze che hanno vissuto e le emozioni che provavano in quei momenti. Quando li ascolti, hai la sensazione di non stare semplicemente sentendo una canzone, ma di ascoltare una storia. Spero che possiamo imparare da questo e riuscire a portare le nostre esperienze e le nostre emozioni nella musica, così da raccontare la nostra storia come Splayit.
EUN CHAN: Io consiglierei Yuuri! Vedere il modo in cui riesce a rendere personale qualsiasi genere musicale mi ha ispirato a creare una musica capace di evocare immagini vivide, come scene che prendono forma una dopo l’altra, momento per momento.
EUN BIN: Consiglierei il J-rock. Amo la solidità del sound delle band e il modo in cui riesce a esprimere le emozioni. Spero che ascoltarlo possa aiutare il gruppo ad apprezzare quanto sia importante avere un suono riconoscibile e trasmettere emozioni attraverso la nostra musica.
KYUNG UK: Gli altri componenti sanno già che sono un grandissimo fan di Justin Bieber (ride). Ma questa volta vorrei consigliare un artista coreano che si chiama Chan. È incredibile il modo in cui riesce a passare senza sforzo dal pop più mainstream a un R&B profondo e contemporaneo, grazie alla sua voce rilassata e naturale. Ultimamente la sua musica mi ha dato moltissima ispirazione per sviluppare il mio sound e mi piacerebbe condividerla con gli altri.
YOON CHAN: Se dovessi sceglierne uno, sarebbe Bruno Mars. È un artista che si muove liberamente tra generi diversi, rimanendo sempre fedele al proprio stile. Ascoltando le sue canzoni, spero che gli altri componenti si sentano incoraggiati a liberarsi dai confini imposti dai generi musicali e a esprimere con maggiore libertà la propria individualità attraverso la musica.
L’industria musicale contemporanea premia una visibilità costante e incoraggia gli artisti a pubblicare nuova musica e nuovi contenuti a un ritmo sempre più rapido. Quando, tra molti anni, gli ascoltatori ripenseranno al primo capitolo degli Splayit, che cosa vorreste che ricordassero della band che eravate all’inizio?
Quando, tra molti anni, gli ascoltatori ripenseranno al primo capitolo degli Splayit, vorrei che sentissero che siamo riusciti a catturare un paesaggio sonoro e un’atmosfera che potevano appartenere soltanto a quel preciso momento delle nostre vite! Vorrei che fossimo ricordati come una band che stava ancora cercando di trovare il proprio equilibrio, ma che metteva il cuore in ogni singolo momento e continuava ad andare avanti con fiducia reciproca. Soprattutto, sarebbe incredibile se ripensare ai nostri primi giorni potesse ricordare a qualcuno la propria giovinezza o quelle farfalle nello stomaco che si provano quando si comincia qualcosa di nuovo.
Immaginate di incontrarvi di nuovo tra vent’anni, prendere in mano i vostri strumenti e suonare Last bus insieme, nella stessa stanza. Pensando alle vite che sperate di esservi costruiti nel frattempo, che cosa vorreste fosse cambiato e quale parte del rapporto tra voi cinque sperereste invece fosse rimasta esattamente la stessa?
Tra vent’anni spero che tutti e cinque stiamo vivendo le vite che desideriamo! Anche se saremo diventati più grandi e magari avremo seguito strade diverse, spero che continueremo a custodire profondamente il tempo che abbiamo trascorso insieme come Splayit. E, indipendentemente da quanto tempo sarà passato, vorrei che ci sentissimo ancora a nostro agio gli uni con gli altri esattamente come oggi. Se riuscissimo ancora a scherzare come se ci fossimo visti soltanto il giorno prima, ad ascoltare con naturalezza quello che ciascuno sta suonando nel momento stesso in cui prendiamo in mano gli strumenti e a suonare Last bus con lo stesso rispetto reciproco, forse, per quell’istante, sarebbe come viaggiare indietro nel tempo e ritornare proprio all’inizio degli Splayit.
Un’ultima domanda per ciascuno di voi: riuscite a definirvi con una sola parola?
KYUNG UK — Prisma. Se dovessi descrivermi con una sola parola, sceglierei “prisma”. Ripensandoci, cose che per gli altri potevano sembrare ordinarie si sono spesso trasformate, per me, in ricordi preziosi e fonti di ispirazione musicale. Scrivere testi e creare canzoni partendo da quei momenti quotidiani mi ricorda molto un singolo raggio di luce che, attraversando un prisma, si scompone in uno spettro di colori. È per questo che penso a me stesso come a un prisma!
AYDN — Laborioso. Credo di avere ancora moltissimo margine per migliorare nel suonare la chitarra e nelle esibizioni, quindi passo molto tempo a riflettere dopo i concerti e durante le prove. Cerco di trasformare quello che capisco in esercizi concreti, lavorandoci passo dopo passo, per poi mettere alla prova i miei progressi sul palco e continuare a evolvermi. Più che puntare alla perfezione, voglio riuscire a essere anche soltanto lo 0,1% migliore rispetto a ieri.
EUN CHAN — Crescita. Sto ancora imparando e ho moltissimo spazio per migliorare. Ma considero tutto questo un viaggio di crescita e apprendimento insieme ai miei compagni di band. Voglio continuare a impegnarmi per diventare oggi una versione migliore di me stesso rispetto a quella di ieri!
EUN BIN — Costanza. Voglio mostrare una versione migliore di me stesso costruendo le cose passo dopo passo, a partire dai dettagli più piccoli. Piuttosto che cercare cambiamenti drastici, voglio essere un artista che continua a migliorare poco alla volta, nel tempo. Spero che questo tipo di costanza possa diventare il mio punto di forza distintivo.
YOON CHAN — Presente. Invece di passare troppo tempo a pensare al passato o a quello che deve ancora arrivare, cerco di concentrarmi su ciò che posso fare adesso. Credo che riuscire a sfruttare al meglio ogni singolo momento finirà, con il tempo, per portare a buoni risultati.
