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Shakira, l’invincibile: tutte le sue vite sullo stesso palco

Shakira, l’invincibile: tutte le sue vite sullo stesso palco
A handout photo, provided by Good Ones Press Office, shows Shakira performing in Madrid at the inaugural concert of her Las Mujeres Ya No Lloran World Tour at the Shakira Stadium. Madrid, 18 September 2026. Nicolas Gerardin/Good Ones Press Office handout +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE – NO ARCHIVING – NO LICENSING – NPK +++

Dalla ragazza di Barranquilla alla “loba” degli stadi: a Madrid Shakira ha portato in scena tutte le sue trasformazioni

Quando Shakira entra in scena porta con sé tutte le donne che è stata: la ragazza colombiana di Barranquilla con i capelli neri e la chitarra, la cantautrice rock, la regina della contaminazione tra generi musicali, l’icona dei Mondiali e infine la “loba” (la lupa, l’alter ego celebrato nel brano She Wolf) che converte la separazione dolorosa da Gerard Piqué e il tradimento in canzoni, racconto e fatturato.

Sono tutte presenti nel nuovo tour, ma nessuna, da sola, riesce a definirla. Forse è questa la ragione per cui, dopo oltre trent’anni, Shakira continua a riempire gli stadi. Ogni volta che l’industria, il pubblico o la cronaca hanno cercato di assegnarle un’identità definitiva, lei ha cambiato forma.

È questo il punto di vista da cui osservare i dodici recenti concerti sold out della residenza madrilena di Las Mujeres Ya No Lloran, unica tappa europea del tour più redditizio mai realizzato da un artista latino. A Madrid non è arrivato soltanto uno spettacolo ma una sorta di città provvisoria di 22 ettari, Macondo Park, con un museo, una biblioteca, moda, gastronomia, attività per bambini e un’arena costruita per accogliere 55 mila persone a sera.

Il riferimento a Gabriel García Márquez non è ornamentale. Macondo è il villaggio immaginario di Cent’anni di solitudine, il luogo in cui ogni fine contiene una possibile rinascita. È una geografia fantastica modellata sui paesaggi e sulla memoria della costa caraibica colombiana, la stessa matrice culturale da cui proviene Shakira Isabel Mebarak Ripoll. Nata tra due mondi, a Barranquilla, porto colombiano affacciato sui Caraibi, da madre “local” e padre di origini libanesi.

Prima ancora di diventare una strategia musicale, l’ibridazione è per lei una condizione familiare. Nella sua voce convivono il graffio del rock e un vibrato che a scuola veniva giudicato poco adatto al coro. Nel movimento del corpo, imparato anche attraverso la danza araba, affiorano invece il Mediterraneo paterno, i Caraibi e la cultura pop televisiva.

Lei non è semplicemente una star latina entrata nel pop anglofono: è una delle artiste che hanno reso meno anglofono il pop. Prima che Bad Bunny dominasse le classifiche cantando in spagnolo, lei aveva dimostrato che l’accento non era un difetto da correggere e che la periferia poteva cambiare il centro. La sua carriera attraversa almeno tre industrie: quella dei dischi fisici e di Mtv, quella del download e infine quella degli algoritmi.

Lotta e quasi sempre vince Shakira. Nel 2017 affronta un’emorragia alle corde vocali, poi arrivano gli anni di rallentamento della carriera: la maternità e la vita organizzata intorno alla carriera calcistica di Gerard Piqué. Dopo undici anni, la separazione con un comunicato congiunto in cui chiedono rispetto per i figli. La parola tradimento non viene pronunciata ma aleggia nell’aria. A tutto questo si aggiungono il padre gravemente malato e un contenzioso con il fisco spagnolo.
Lei reagisce facendo ciò che ha sempre fatto: cambia pelle e forma. E per rendere pubblico il contrattacco, sceglie Bizarrap, un giovane produttore musicale argentino.

Insieme realizzano il brano BZRP Music Session 53 è un “capolavoro” di marketing costruito per essere ascoltato, citato e condiviso. Nel pezzo Shakira si presenta come il bene prezioso che Piqué non avrebbe saputo riconoscere: un Rolex sostituito con un Casio, una Ferrari scambiata con una Twingo. Implicito il riferimento a Clara Chìa la nuova e più giovane fiamma del suo ex. Ma la strofa che diventa simbolo della sua resurrezione artistica e personale è un altra: “Le donne non piangono più, le donne fatturano”.

A quasi cinquant’anni Shakira non tenta di imitare la ragazza degli esordi. Le canzoni nuove dialogano con quelle le vecchie; la voce, il movimento e la presenza tengono insieme tutte le sue stagioni. È qui che il concerto diventa qualcosa di più di una celebrazione del successo. Nella storia di Shakira ci sono musica, costume e società: la nuova centralità musicale dell’America Latina, il potere di una donna di imporre la propria versione dei fatti, la trasformazione dell’intimità in una canzone che appartiene a milioni di persone. E anche la possibilità, per un’artista adulta, di abitare pienamente il presente senza chiedere al passato di restituirle la giovinezza.

La frase «le donne fatturano» funziona perché è sfacciata, ma non esaurisce quello che accade sul palco. Il denaro misura il successo del tour, ma non spiega perché, dopo trent’anni, il pubblico continui a riconoscersi in lei. Forse perché. ha preso esperienze private e le ha affidate a una lingua comune, quella della musica pop.

A Madrid, davanti a 55 mila persone ogni sera, la “loba” non cancella la fanciulla che strimpellava la chitarra chitarra davanti a casa. Le lascia posto accanto a sé. È forse questo il segreto di Shakira: ogni volta che sembra aver trovato la forma destinata a definirla, arriva un’altra canzone e la forma si spezza. E il pubblico torna. Per vedere, ancora una volta, che cosa è diventata la ragazza di Barranquilla.

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