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Sanremo, dalla tv al feed: la rivoluzione silenziosa che ha cambiato il Festival

Sanremo, dalla tv al feed: la rivoluzione silenziosa che ha cambiato il Festival

Sanremo sembra sempre identico a se stesso. Il palco dell’Ariston, l’orchestra che accorda gli strumenti, le cinque serate che scandiscono un rito nazionale e infine un vincitore che entra — almeno per qualche giorno — nella memoria collettiva del Paese. Eppure, sotto questa superficie rassicurante, il Festival della canzone italiana ha attraversato negli ultimi trent’anni una trasformazione radicale, quasi silenziosa, che ne ha riscritto le regole senza alterarne l’apparenza.

I numeri del 2025 lo dimostrano con chiarezza: una media del 66,38% di share e una finale seguita da oltre 13 milioni di spettatori, con il 73,1% di share. Numeri che, più che raccontare un successo televisivo, certificano una tenuta culturale. Perché Sanremo non è rimasto in piedi per inerzia, ma perché ha saputo mutare pelle ogni volta che il sistema musicale e mediatico cambiava struttura.

Dal CD allo streaming: la fine del successo lineare

Negli anni Novanta il percorso verso il successo era lineare, quasi prevedibile. Un artista si esibiva sul palco, la radio ne fissava il ritornello nella testa degli ascoltatori con passaggi costanti, i CD riempivano gli scaffali dei negozi e le case degli italiani. Il possesso era parte integrante dell’esperienza musicale: comprare un disco significava dichiarare un’appartenenza, scegliere una durata, ripetere un ascolto fino a farlo sedimentare.

Poi il mercato discografico ha conosciuto una crisi profonda, con un crollo che dal picco dei primi Duemila ha portato il settore a toccare minimi storici nel 2012. Sembrava l’inizio di una parabola discendente irreversibile. Invece la risalita è arrivata attraverso un cambiamento strutturale: lo streaming. Nel 2023 il comparto ha registrato incassi record, con una crescita superiore al 260% nell’arco di un decennio, e nel 2024 lo streaming ha rappresentato il 67% dei ricavi complessivi, superando nel solo primo semestre 2025 i 166 milioni di euro.

Questo passaggio non ha modificato soltanto il mercato, ma il senso stesso del successo. Se un tempo la consacrazione arrivava dopo l’esposizione televisiva, oggi spesso accade il contrario: un brano circola, cresce, diventa virale, e solo dopo trova nel palco dell’Ariston una consacrazione ufficiale. Non è più il picco a determinare la vittoria, ma la capacità di permanere nel flusso.

Dalla diretta al feed: la moltiplicazione degli schermi

Anche la fruizione del Festival ha cambiato forma. La televisione in chiaro resta centrale, ma non è più l’unico spazio di esperienza. La diretta convive con un consumo frammentato, diffuso su più schermi, riassemblato in clip, meme, reaction, commenti in tempo reale. Nel 2025 RaiPlay ha registrato 13,5 milioni di visualizzazioni e 12 milioni di ore complessive, con centinaia di migliaia di dispositivi collegati ogni sera.

Non si guarda più soltanto il Festival: lo si attraversa.

La raccolta pubblicitaria, che nel 2025 ha raggiunto i 65,2 milioni di euro con un incremento dell’8,5%, conferma questa centralità economica. Sanremo non è solo spettacolo: è piattaforma.

Il vincitore non basta più: l’equilibrio tra pubblici

Persino la dinamica della vittoria si è trasformata in un equilibrio complesso tra pubblici differenti. Oggi il peso è distribuito tra stampa, radio e televoto, ciascuno con una quota quasi equivalente. È una formula che riduce l’idea del vincitore “annunciato” e premia chi riesce a dialogare con sistemi diversi.

Il caso di Geolier nel 2024 — 60% al televoto ma non vincitore finale — racconta meglio di ogni teoria questa nuova architettura del consenso: dominare una dimensione non basta più, bisogna abitare tutte le altre.

Fantasanremo e la gamification del rito

In questo contesto si inserisce un fenomeno che ha ridefinito il rapporto tra pubblico e spettacolo: il Fantasanremo. Non è più soltanto un gioco collaterale, ma una forma di gamification che moltiplica micro-azioni, incentiva l’attenzione ai dettagli, trasforma ogni gesto in potenziale punteggio.

Nel 2025 ha superato i 5 milioni di squadre iscritte, con oltre 750 mila leghe e quasi 4 milioni di iscrizioni. Il Festival diventa così un’esperienza partecipativa continua, un sistema aperto in cui lo spettatore non assiste soltanto, ma interviene.

L’algoritmo come nuova radio

La terza grande rivoluzione riguarda la scoperta. Se per decenni radio e televisione hanno selezionato ciò che meritava ascolto, oggi l’algoritmo suggerisce e il feed decide. Una hit non è più solo una melodia efficace, ma una somma di segnali: salvataggi, replay, inserimenti in playlist, riusi dell’audio in video, trend, montaggi.

Nel 2025 sono stati pubblicati circa 70 mila post con l’hashtag #Sanremo2025, le visualizzazioni cumulate hanno superato i 399 milioni con un incremento del 40%, e i salvataggi dei brani hanno oltrepassato il miliardo. La canzone è diventata materia mobile.

Sanremo come infrastruttura culturale ed economica

Eppure, in mezzo a questa trasformazione digitale, resta una costante fisica: la città di Sanremo. Nel 2025 l’impatto economico ha superato i 245 milioni di euro e nel 2026 si attendono quasi 35 mila turisti con una permanenza media di cinque notti.

Per una settimana, la città si trasforma in un centro nevralgico che concentra alta stagione, visibilità internazionale e produzione culturale. Il Festival continua a funzionare perché non è mai rimasto fermo. Ha attraversato il passaggio dal possesso alla circolazione, dalla televisione lineare al consumo frammentato, dalla radio all’algoritmo, dalla vittoria unica alla pluralità dei pubblici.

Sembra sempre lo stesso Festival. In realtà è un ecosistema che cambia insieme a noi.

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