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Rosalia: la popstar che ha riportato Dio nel pop

Rosalia: la popstar che ha riportato Dio nel pop
Ansa

Lux riporta nel pop misticismo, spiritualità e ricerca di senso. Un album che parla di Dio senza diventare musica religiosa

Non è musica cristiana. Non è una conversione da rotocalco e neppure il capriccio di una popstar che, archiviati latex, moto e reggaeton, indossa un velo per inaugurare una nuova stagione. Per chi non la segue da vicino, Rosalía Vila Tobella è la cantante catalana che, partita da una formazione rigorosa nel flamenco, è riuscita in pochi anni a diventare una delle figure più riconoscibili del pop mondiale. Una cantante spagnola diventata globale non cancellando le proprie radici, ma complicandole continuamente.

Con Lux, il suo quarto album, ha compiuto una scelta ancora più radicale: ha riportato Dio nel pop senza fare musica religiosa. Non usa la fede per trasmettere un credo, ma come materia artistica, trasformando il sacro in suono, immagini, simboli e stile. L’intero disco è una domanda su ciò che può esistere oltre l’esperienza immediata.
Il titolo offre già una chiave: lux, in latino, significa luce. Un album pensato quasi come un’opera, costruito intorno a un viaggio dalla materia all’assoluto e ritorno. Quindici dei 18 brani sono legati alle storie di sante, mistiche e figure spirituali femminili provenienti da epoche, religioni e culture differenti. Poi sono arrivati la London Symphony Orchestra, cori, elettronica, flamenco e una voce che spesso abbandona il registro della popstar per spingersi verso il canto lirico.
Anche le lingue fanno parte del concept del progetto. Lux ne attraversa più di una dozzina: accanto allo spagnolo e al catalano affiorano tedesco, italiano, francese, mandarino, ebraico, arabo, giapponese, ucraino e perfino latino.

In Berghain, per esempio, il tedesco rimanda a Hildegard von Bingen, monaca benedettina, mistica e compositrice del XII secolo che raccontava le proprie visioni come lampi di luce divina. In Jeanne arriva il francese di Giovanna d’Arco; Mio Cristo Piange Diamanti sceglie l’italiano; Novia Robot passa anche attraverso mandarino ed ebraico. In Porcelana compare persino il latino, lingua della liturgia occidentale. Rosalía passa dall’idea di sentirsi piccola, quasi annullata, a quella di essere attraversata da una luce più grande di sé. È il contrasto fra fragilità umana e desiderio di trascendenza. È un atlante spirituale costruito però da una popstar.

«Oggi alle persone piace citare le celebrità, e alle celebrità piace citare altre celebrità. Io preferisco citare le sante», ha spiegato a Vogue. Dietro la battuta c’è quasi un manifesto. In un pop ossessionato da altre popstar, rivalità, ex fidanzati e autobiografie più o meno scandalose, lei cerca figure che abbiano un significato più profondo della semplice fama.
La cantante non vuole però convertire nessuno e il suo universo non appartiene a un’unica ortodossia. Attraversa cattolicesimo, misticismo medievale e tradizioni spirituali differenti; usa il sacro come territorio di ricerca. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto a una semplice scelta di stile. La fede, per lei, ha una dimensione privata molto concreta: «Prego ogni sera, prima di addormentarmi. Il mio è un rapporto con Dio molto intimo e personale», ha raccontato al Guardian.
La distinzione è decisiva: c’è la spiritualità personale e poi c’è ciò che accade quando quella spiritualità entra nella macchina del pop e diventa musica, fotografia, moda, performance.

Anche musicalmente Lux sembra concepito contro le regole del pop contemporaneo. Nell’industria del ritornello riconoscibile in pochi secondi e della canzone pensata per sopravvivere allo scroll, lei sceglie orchestra, cori, strutture ampie, riferimenti colti e lingue che gran parte del pubblico non comprende. È un disco che richiede tempo e più ascolti proprio quando l’attenzione è diventata la merce più rara. E il paradosso è che il pubblico l’ha seguita regalandole la top 10 in tutto il mondo. Nel mercato musicale contemporaneo è sbalorditivo che un lavoro tanto complesso sia riuscito a conquistare classifiche e arene senza semplificarsi per entrarci.

E qui sta forse il dato culturale più interessante. Il pop ha venduto per decenni desiderio, sesso, consumo, successo, autoaffermazione. Rosalía riporta al centro parole apparentemente fuori moda: devozione, rinuncia, contemplazione, perdono, mistero. Ma non le oppone al piacere. Le rende seducenti, contemporanee, persino pop.
Per questo Lux non è un disco religioso in senso convenzionale. È un disco sul bisogno di credere che esista ancora qualcosa oltre ciò che vediamo, misuriamo e comprendiamo. Dopo aver reinventato flamenco e reggaeton, Rosalía porta nel pop il sacro e la ricerca di senso. E in un’epoca che pretende di trasformare tutto in immagine, contenuto e spiegazione immediata, ricorda che ciò che conta davvero spesso comincia proprio dove le risposte finiscono.

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