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Junghoon e Belong: perché questo debutto solista va ascoltato con calma

Junghoon e Belong: perché questo debutto solista va ascoltato con calma

Con Belong, il primo progetto solista, Junghoon degli OMEGA X riflette sul significato dell’appartenenza e sulla scelta di raccontarsi attraverso una scrittura intima e rallentata

Quello di Junghoon non è un debutto che chiede attenzione a voce alta. Belong arriva senza clamore, senza dichiarazioni programmatiche, senza l’urgenza tipica di chi deve dimostrare qualcosa. È un gesto più sottile, quasi controcorrente nel lessico del K-pop: scegliere la calma, il tempo lento, l’intimità. Junghoon non entra nella sua prima esperienza solista come si entra in scena, ma come si entra in una stanza già vissuta, abbassando il tono della voce.

Chi lo conosce come performer sa che il suo corpo ha sempre parlato molto: la danza come linguaggio principale, l’equilibrio tra precisione e controllo, una presenza che si impone anche quando non cerca il centro. Ma Belong nasce altrove. Nasce nei margini, nei momenti che non fanno notizia, nella decisione di raccontare ciò che resta quando il rumore si spegne: il bisogno di appartenere, di essere accolti, di fermarsi.

Quella di Junghoon è una traiettoria fatta di deviazioni e ripartenze, più che di linee rette. Prima ancora di essere vocalist e lead dancer degli OMEGA X, ha attraversato l’esperienza di un debutto precoce e di una fine improvvisa, imparando cosa significhi ricominciare quando l’identità pubblica sembra già definita. Negli anni successivi, accanto al lavoro di gruppo, ha iniziato a costruire con costanza un percorso più silenzioso come autore e compositore, firmando testi e melodie e partecipando in prima persona alla scrittura musicale, fino all’OST del drama My Bias Is Showing! nel 2025. Belong nasce anche da questa sedimentazione: non come strappo, ma come messa a fuoco.

C’è qualcosa di profondamente invernale in questo esordio solista. Non per l’estetica, ma per l’attitudine: il freddo come spazio di concentrazione, la quiete come forma di verità. Junghoon sceglie l’R&B alternativo non come genere, ma come territorio emotivo, costruendo due brani che non cercano l’impatto immediato, bensì una prossimità lenta, quasi confidenziale.

È anche il primo momento in cui il suo lavoro di autore e produttore esce definitivamente dall’ombra del gruppo, assumendosi il rischio più grande: portare il proprio nome, la propria storia, le proprie esitazioni. Belong non è un manifesto, ma una soglia. E questa conversazione inizia proprio da lì: dal significato di esporsi senza protezioni, dal valore dei silenzi, da cosa vuol dire – oggi – trovare un posto in cui restare.

Panorama ha parlato con lui.

Per chi ti scopre per la prima volta come artista solista, come presenteresti Junghoon oltre OMEGA X?

Vorrei essere riconosciuto come un artista completo, un entertainer a tutto tondo che non si limita a esibirsi, ma partecipa direttamente alla produzione musicale, alla direzione delle performance e all’intero processo creativo.

Belong è un brano silenzioso, intimo, quasi sussurrato più che dichiarato. Perché hai scelto la delicatezza e la misura come linguaggio emotivo del tuo debutto solista?

In realtà c’erano molte tracce dance che avrebbero potuto essere accompagnate da performance più forti, ma dato che questo rappresentava il primissimo passo e dovevo occuparmi di tutto da solo, temevo che iniziare con qualcosa di troppo grande e imponente potesse risultare eccessivo. Alla fine ho sentito che fosse meglio aggiungere le cose gradualmente, andando avanti, e per questo ho scelto di cominciare in modo più accessibile e morbido.

Ti sei già affermato come autore e produttore attraverso il lavoro sugli OST. In cosa è stato diverso scrivere musica che porta solo il tuo nome e la tua storia personale?

Nei brani degli OMEGA X o nei progetti OST i concept erano già chiaramente definiti, quindi il mio obiettivo era soddisfare al meglio le esigenze e la visione di ciascun progetto. Con le mie canzoni soliste, invece, ho potuto concentrarmi su ciò che desidero esprimere davvero, senza la sensazione di dover correre o di essere spinto da qualcosa. Questo mi ha permesso di riversare le mie emozioni nella musica in modo onesto. Credo che questa sia la differenza più grande.

La title track esplora l’idea di trovare conforto e senso di appartenenza tra le braccia di qualcuno. C’è stato un momento o una sensazione specifica che ha ispirato questo brano?

È una canzone che ho scritto pensando a tutte le persone che mi hanno aspettato in silenzio, anche durante un periodo in cui ero emotivamente smarrito e stavo attraversando una fase molto difficile. Riflettendo su questo, mi sono reso conto: “È qui che devo stare”, e quei sentimenti sono diventati naturalmente il cuore della canzone.

Entrambi i brani, Belong e Slowly, si concentrano su emozioni che crescono con delicatezza nel tempo. Pensi che questo rifletta il tuo ritmo personale come artista in questa fase della carriera?

Penso che si possa interpretare anche in questo modo. La direzione che immagino per me come artista solista può espandersi nel tempo, permettendomi di mostrare diverse sfaccettature di chi sono.

Pubblicare un progetto solista pur facendo ancora parte degli OMEGA X può essere delicato. Come hai gestito l’equilibrio tra espressione individuale e identità di gruppo?

In questo progetto, più che concentrarmi sull’equilibrio tra elementi diversi, ho cercato di mettere tutto al centro del colore di Han Junghoon come persona. È qualcosa che voglio continuare a esplorare sempre di più anche in futuro e, sinceramente, sono molto curioso ed entusiasta di scoprire quali nuovi colori potrebbero emergere da questo percorso.

L’inverno è uno sfondo emotivo ricorrente in Belong. Che cosa rappresenta questa stagione per te e perché ti è sembrata adatta a questa uscita?

Quando ho ascoltato per la prima volta il suono della chitarra del brano, e poi quando si sono aggiunte melodia e testo, ho provato una sensazione allo stesso tempo molto solitaria e molto calda. Pensando a quell’emozione, le prime stagioni che mi sono venute in mente sono state l’autunno e l’inverno. Ho associato i periodi difficili e freddi che ho vissuto alle stagioni più fredde e ho cercato di esprimere il senso di appartenenza attraverso il confronto con ciò che riesce a scaldare il freddo dell’inverno. Lavorando su queste emozioni, è stato naturale sentire che questa canzone si accordasse perfettamente con l’inverno.

Hai parlato della paura di condividere musica che porta con sé la tua “storia e i tuoi colori”. Quale parte di te pensi che gli ascoltatori scopriranno per la prima volta con questo singolo?

Spero che possano percepire la mia identità musicale e la mia versatilità. Più di ogni altra cosa, vorrei che chi ascolta potesse sentire come una canzone possa essere sostenuta interamente dalle mie emozioni e dalle immagini che si creano man mano che si sviluppa.

Il release party a Seoul include brani inediti e musica in arrivo. Puoi darci un’idea di come potrebbe evolversi il tuo suono oltre Belong?

Durante il release party ho condiviso brani appartenenti a generi molto diversi tra loro, e penso che questo abbia mostrato quanto io sia pronto a lavorare senza essere incasellato in uno stile preciso. Più di ogni altra cosa, mi è sembrato un primo passo fluido e significativo. Da qui in avanti, voglio avvicinarmi al pubblico mostrando un lato più maturo di me.

Guardando al futuro, immagini il tuo percorso solista come una strada parallela a quella degli OMEGA X o come uno spazio completamente diverso?

Lo vedo come uno spazio completamente diverso rispetto al gruppo. Spero che i fan possano ascoltare e percepire il mio percorso solista come una nuova identità.

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