C’è qualcosa di profondamente rassicurante, e allo stesso tempo sorprendente, nello scoprire che i due migliori album dell’anno portano la firma di musicisti che hanno superato gli ottant’anni. In un’epoca in cui la musica vive di velocità, algoritmi e ricambio continuo, Paul McCartney e i Rolling Stones ricordano una verità elementare: il talento non invecchia. Può cambiare forma, diventare più essenziale, perfino più riflessivo, ma non perde la capacità di emozionare.
Per questo Foreign Tongues e The Boys Of Dungeon Lane occupano il primo e il secondo posto di questa classifica. Non è un omaggio alla carriera, né un gesto dettato dalla nostalgia. Sarebbe persino ingeneroso nei loro confronti. Sono lì perché hanno inciso due album che, semplicemente, risultano superiori a quelli di molti colleghi appartenenti a generazioni molto più giovani. È la forza delle canzoni, non il peso della storia, ad aver deciso il podio.
Ma il 2026 racconta anche altro. I Lemon Twigs dimostrano che il patrimonio melodico del pop-rock tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta non è un museo da visitare con rispetto, bensì un linguaggio ancora vivo, capace di parlare al presente con naturalezza e fantasia. I Deep Purple, invece, firmano con Splat! un disco che riafferma l’energia primordiale dell’hard rock, ricordando che l’ispirazione può sopravvivere persino a una carriera lunga oltre mezzo secolo. Angine de Poitrine: Vol II è un viaggio sonoro radicale: inquieto, imprevedibile e capace di ridefinire i confini della musica sperimentale.
Il resto della classifica attraversa mondi solo apparentemente lontani. Dall’elettronica visionaria dei Boards of Canada al jazz d’avanguardia di Adam O’Farrill. E poi James Blake tra elettronica, soul e canzone d’autore (Trying Times è la dimostrazione che la raffinatezza può essere ancora rivoluzionaria) fino funk cosmico di Thundercat, al pop di Raye e Bruno Mars, al rock di Jack White, alla maturità di Joe Jackson e al ritorno dei Muse. Non c’è una scuola dominante, né un genere vincitore. C’è soltanto buona musica, declinata in forme diverse.
È questo, forse, il tratto più affascinante del 2026. Non il trionfo della nostalgia, ma il dialogo continuo tra passato e futuro. Le grandi idee attraversano le generazioni, cambiano voce, cambiano suono, trovano nuovi interpreti e, qualche volta, ritornano proprio nelle mani di chi le aveva inventate. È la dimostrazione che la musica migliore non appartiene a un’epoca: appartiene a chi continua ad avere qualcosa da dire.
15) Boards Of Canada – Inferno
14) The Lemon Twigs – Look for Your Mind!
13) James Blake – Trying Times
12) Muse – The Wow! Signal
11) Deep Purple – Splat!
10) Adam O’Farrill – Elephant
9) Angine De Poitrine – Vol II
8) Thundercat – Distracted
7) Raye – This Music May Contain Hope
6) Joe Jackson – Hope and Fury
5) Jack White – Frozen Charlotte
4) Bruno Mars – The Romantic
3) Flea – Honora
2) Paul McCartney – The Boys Of Dungeon Lane
1) Rolling Stones – Foreign Tongues
