Il confine tra pop e K-pop, per le i-dle, ha ormai perso gran parte della sua importanza. A interessarle non è inserirsi dentro una definizione precisa, ma trovare ogni volta qualcosa che possa sorprenderle, divertirle e portarle in uno spazio ancora inesplorato. È da questa ricerca che nasce [We made], il loro nono mini album, un progetto che racconta una nuova sfumatura del gruppo senza cancellare ciò che le ha rese immediatamente riconoscibili.
A parlarne sono direttamente Soyeon, Miyeon, Minnie, Yuqi e Shuhua, che Panorama ha incontrato in esclusiva in occasione del nuovo progetto. Le cinque artiste descrivono un disco attraversato dall’amore, ma lontano dalla sua rappresentazione più innocente o idealizzata. Il sentimento di [We made] è adulto, fisico, immediato. È, come lo definiscono loro stesse, un «amore passionale».
Oltre il confine tra pop e K-pop
Al primo ascolto, il nuovo progetto può apparire più apertamente pop rispetto ad alcune delle precedenti pubblicazioni del gruppo. Ma Soyeon respinge l’idea che questa direzione sia stata studiata per avvicinare le i-dle a un pubblico o a un mercato particolare.
«In realtà non stavo cercando di rendere questo album più pop», racconta. «Oggi penso che il confine tra pop e K-pop non sia più così chiaramente definito dal genere. Non volevamo aggiungere intenzionalmente una determinata sfumatura pop: abbiamo semplicemente cercato qualcosa che potesse essere più divertente per le i-dle e che fosse nuovo da provare».
Una risposta che dice molto del modo in cui il gruppo considera la propria musica. Non come una formula da ripetere, ma come un territorio mobile, nel quale l’identità non dipende dal rispetto di un genere preciso. La novità di [We made] non nasce quindi da un cambio di strategia: nasce dalla necessità di non restare ferme.
È una posizione particolarmente significativa per un gruppo che ha costruito la propria carriera sull’idea di trasformazione. Ogni ritorno delle i-dle cambia linguaggio, atmosfera e immaginario, ma conserva una sorta di impronta comune. Anche quando le cinque componenti portano sensibilità, personalità e colori artistici profondamente diversi.
«Siamo un gruppo in cui ogni membro possiede una personalità e uno stile molto distinti», spiega ancora Soyeon. «Ma credo che tutte queste voci e queste idee differenti si uniscano per creare un colore che appartiene soltanto alle i-dle. Per me, questo è ciò che significa stare insieme».
È probabilmente qui che il titolo [We made] acquista il suo significato più profondo. Il “noi” non cancella le individualità, ma le contiene. Non chiede alle cinque artiste di diventare simili: trasforma le loro differenze in una sola identità collettiva.
Un modo più maturo di raccontare l’amore
Al centro del progetto c’è ancora una volta l’amore, sentimento che le i-dle hanno già affrontato molte volte, osservandolo da prospettive differenti. In [We made], però, quella narrazione sembra aver raggiunto una consapevolezza nuova.
Miyeon racconta di aver riascoltato tutte le registrazioni prima di riuscire a comprendere davvero il carattere complessivo dell’album. È stato in quel momento che ha riconosciuto la differenza rispetto al passato.
«Nel corso degli anni abbiamo esplorato l’amore in molti modi diversi», spiega. «Questo album continua a sembrare fresco e nuovo, ma credo che rappresenti la forma più matura con cui abbiamo raccontato l’amore fino a oggi. Mi piacerebbe riuscire a mostrare con chiarezza proprio questo lato di noi».
Non si tratta necessariamente di abbandonare la leggerezza. Piuttosto, di concederle una temperatura differente. L’amore raccontato dalle i-dle può essere giocoso e immediato, ma anche intenso, consapevole e sicuro del proprio desiderio.
Il brano Gimme Dat Love raccoglie proprio questa tensione. È una canzone che combina dolcezza ed energia, costruendo un’immagine delle i-dle più calda e audace. Minnie immagina già la reazione del pubblico: «Diranno: “Come previsto, le i-dle unnies sono tornate con una nuova canzone estiva”. Siamo cresciute ancora e nel brano c’è anche un lato più caldo e sexy».
La frase provoca immediatamente la reazione divertita di Shuhua: «Tu sei sexy, Minnie». Minnie accetta il commento e rilancia: «Spero che tutti possano apprezzare questo nostro lato sexy».
È un breve scambio, spontaneo e ironico, che restituisce anche la chimica del gruppo. Le i-dle possono parlare di evoluzione, maturità e ambizione senza irrigidire il proprio racconto. La sicurezza che emerge dal nuovo progetto non è distanza: è la libertà di giocare con la propria immagine sapendo esattamente chi si è.
La curiosità come metodo creativo
Continuare a cambiare, però, richiede una forma di attenzione permanente. Dopo anni di musica, performance e progetti individuali, il rischio potrebbe essere quello di affidarsi all’esperienza, rinunciando almeno in parte allo stupore degli inizi. Yuqi sostiene che, per le i-dle, accada il contrario.
«L’ispirazione non riguarda soltanto la scrittura delle canzoni», racconta. «Servono idee anche per le performance. Personalmente, credo di essere il tipo di persona che può ricevere improvvisamente ispirazione da qualsiasi cosa e in qualsiasi luogo. Penso che tutte e cinque siamo così».
La curiosità, per Yuqi, non è soltanto un tratto caratteriale, ma qualcosa che deve essere protetto: «Sono sempre stata una persona molto curiosa, quindi cerco semplicemente di mantenere viva quella curiosità».
Miyeon, ascoltandola, commenta divertita: «È notevole». Yuqi non si lascia sfuggire l’occasione: «Vero? Penso anch’io di essere notevole». Ancora una volta, alla riflessione artistica si sovrappone l’ironia, come se l’una non potesse esistere senza l’altra.
Quella curiosità continua a essere il motore del gruppo. È ciò che permette alle cinque artiste di cambiare pelle senza perdere il centro e di attraversare linguaggi differenti senza trasformare ogni esperimento in una dichiarazione programmatica. Soyeon non ha cercato di realizzare “un disco pop”. Le i-dle hanno cercato qualcosa di nuovo e divertente da fare insieme. È una distinzione apparentemente piccola, ma fondamentale.
«Vogliamo mostrare la passione che abbiamo ancora»
Quando lo sguardo si sposta verso il futuro, Shuhua non parla di un genere musicale particolare o di un concetto visivo da esplorare. Parla di professionalità, crescita e passione.
«Vogliamo mostrare quanto siamo diventate più professionali e più cool», spiega. «Stiamo cercando di far vedere la passione che continuiamo ad avere».
È forse questa la parola che definisce meglio [We made]. Non soltanto amore, ma amore dotato di forza, intenzione e temperatura. Alla richiesta di riassumere l’atmosfera dell’album in una sola parola, Soyeon risponde inizialmente: «Amore». Minnie precisa: «Amore passionale». Soyeon concorda: «Sì, penso che sia amore passionale».
Due parole che contengono l’intero progetto. La maturità individuata da Miyeon, il lato più caldo evocato da Minnie, la curiosità difesa da Yuqi, il desiderio di mostrare la propria crescita espresso da Shuhua e la visione collettiva descritta da Soyeon.
In [We made] le i-dle non cercano una nuova definizione. Dopo aver dimostrato di poter attraversare continuamente generi, immagini e narrazioni, sembrano interessate soprattutto a qualcosa di più difficile: continuare a sorprendere il pubblico senza smettere di divertirsi, lasciando che cinque identità differenti producano ancora una volta un colore che non appartiene a nessun altro.
