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Cesare Cremonini, “Amateur”: il privilegio di poter ricominciare

Cesare Cremonini, “Amateur”: il privilegio di poter ricominciare
What’s app image da ufficio stampa

«Credo che sarà uno dei più grandi fallimenti della mia carriera». Cesare Cremonini ha accompagnato la presentazione londinese di Amateur con una dichiarazione destinata a condizionare il racconto del disco. Per un artista abituato a riempire gli stadi, evocare un possibile insuccesso commerciale significa mettere in discussione il metro con cui viene abitualmente giudicato. Il desiderio d’artista è chiaro: sottrarsi all’obbligo di confermare ogni volta il Cremonini che il pubblico conosce già.

La trasformazione comincia da un gesto concreto: tornare a studiare. Il sassofono, entrato nella sua quotidianità con la disciplina e la fatica dell’apprendimento, ha contribuito a modificare il rapporto con la scrittura. Dopo tanti anni di carriera, ritrovarsi alle prese con qualcosa che ancora sfugge al proprio controllo può essere un’esperienza salutare. Amateur prende senso anche da qui: dalla possibilità di recuperare la curiosità del principiante senza cancellare il mestiere accumulato.

Attorno a Cremonini lavora una formazione di musicisti eccellenti che comprende Donny McCaslin, Tim Lefebvre, Malcolm Catto, Paul Stacey, Jeremy Stacey e Zach Danziger. È una scelta impegnativa: una squadra così porta con sé aspettative precise sulla qualità e sull’inventiva degli arrangiamenti. Il senso di Amateur si gioca anche nella capacità dell’autore di accogliere quelle personalità dentro le proprie canzoni. Tornare apprendista, in questo caso, significa accettare che una parte del risultato dipenda dall’ascolto degli altri.

La title track con Salmo introduce questa inquietudine attraverso una sorta di autoanalisi, attraversata dall’ironia. Paparazzi, nella versione con Fabri Fibra, la traduce in una tensione più nervosa, con il sassofono di McCaslin dentro un impianto ritmico incalzante. L’apertura ad altri linguaggi passa dunque dalle parole quanto dagli arrangiamenti.

In Mega Linz si affaccia il David Bowie di Ziggy Stardust. È una parentela che si può riconoscere nella teatralità glam, nel gusto per l’eccesso e nella possibilità di trasformare il disagio in una presenza vistosa, quasi esibita.

Cose molto piccole, con Malika Ayane, riporta il racconto dentro una dimensione quotidiana, fatta di gesti e abitudini. È un passaggio significativo perché riconduce l’ambizione del disco alla misura delle relazioni. Il giardino di sassofoni cerca invece una forma più articolata, tra scrittura orchestrale e aperture verso linguaggi diversi; Athena lascia al sax uno spazio decisivo nel finale. In questo alternarsi di raccoglimento ed espansione, Amateur conserva il legame con la canzone e ne mette alla prova i confini.

Detto questo, la profezia del flop probabilmente non si avvererà. Cremonini affronta il cambiamento dalla posizione di chi dispone di pubblico, risorse e sostegno discografico, un privilegio che può essere impiegato bene, soprattutto quando consente di interrompere la ripetizione di una formula fortunata.

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