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L’orgoglio di essere mancini

L’orgoglio di essere mancini
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Oggi, 13 agosto, è la Giornata Internazionale dei Mancini. Da stigma sociale a marchio di genialità

“Alzi la mano destra e dica “lo giuro”. Quella destra, mi raccomando; quella considerata, fino a non molto tempo fa, la “mano buona”.

Già dall’etimologia latina non si è mai stati ben disposti verso il mancinismo: basti pensare che “mancino” deriva da mancus (mutilato, imperfetto). L’aggettivo latino Dexter, oltre a indicare la destra, indica qualcosa di propizio, di benevolo; la direzione sinistra (sinister) equivale all’ostile, al malvagio. In francese chi è preciso nei gesti è adroit (abile), chi è deforme, è gauchie.

Insomma, da qualsiasi angolazione la si voglia osservare, la cultura (popolare e istruita) ha da sempre assegnato alla parte destra tutte le virtù, alla sinistra solo cattiverie e perversità.

Ma per quel dieci per cento (pressoché immodificato) della popolazione che fin dalla storia dei tempi è stato discriminato, accusato quasi di essere portatore di calamità, è finalmente arrivato il momento del doveroso – e fiero – riscatto!

Il 13 agosto è la Giornata Mondiale dei Mancini: curiosità sociali, falsi miti, storia e scienza sono ricche di aneddoti, più o meno divertenti. Nel libro “Storia dei mancini – ovvero sulla gente fatta a rovescio”, l’autore Pierre-Michel Bertrand regala al lettore una panoramica sullo sviluppo della storia del mancinismo, passando da una completa avversione, a una sorta di accettazione, fino all’ammirazione di personalità mancine, decisamente illustri.

L’anatomista e fisiologo francese Marie François Xavier Bichat suggeriva per esempio che il destrismo fosse legato alla tecnica del combattimento. I primi guerrieri infatti si sarebbero resi conto che le ferite inflitte alla sinistra del petto, dalla parte del cuore, erano più mortali. Ecco così che il cuore veniva protetto dallo scudo tenuto con la mano sinistra, e la lancia avrebbe fatto un lavoro più efficace nella mano destra. Quest’ultima, quindi, si sarebbe imposta come mano migliore, in grado di assicurare la sopravvivenza della tribù.

Dal canto suo, anche la Bibbia, cardine della nostra cultura, non è manchevole di narrazioni al riguardo. Il figlio del patriarca Giacobbe si chiamava Beniamino, letteralmente “figlio della destra” (Ben-Yamin). Il bambino preferito da suo padre e il prediletto del Signore. Sant’Agostino scriveva che “il cuore del saggio è alla sua destra, ma il cuore dello stolto è alla sua sinistra”.

Tra la fine del Settecento e l’Ottocento, il disprezzo del mancinismo sposa anche il piano medico e criminologico. “Scienziati e antropologi  – riporta Bertrand – associano il mancinismo alla degenerazione fisica e mentale, alla pazzia, all’isteria e alla tendenza al crimine. Scrivere o usare la sinistra per le attività primarie diventa ufficialmente considerata una sintomatologia di arretratezza evolutiva o una malattia da correggere brutalmente.”

Da disprezzati, verso la fine dell’Ottocento, i mancini, per “immensa indulgenza” della società, passano a essere tollerati, purché siano educati. Non più messaggeri demoniaci, ma persone con un difetto da reprimere e correggere. Guai a scrivere o a usare la mano sinistra. Nelle scuole esisteva una vera e propria ossessione per la correzione.

Bertrand fa finire il periodo della rieducazione nella seconda metà del Novecento, ma chi scrive, che è nata (mancina) ben oltre la metà del secolo, può testimoniare come anche nelle famiglie esistesse ancora quella correzione, “a fini pratici” s’intende. (Nessun metodo repressivo, ma non potrei escludere del tutto che mia nonna vedesse nella mia predisposizione a scrivere con la mano sinistra un piccolo zampino  del diavolo!).

Finalmente, a incarnare il tanto atteso riscatto, nel 1992 viene istituita la Giornata Mondiale dei Mancini, in cui si ricordano anche le immense personalità artistiche, scientifiche e sportive.

Leonardo, Michelangelo e Raffaello, la triade rinascimentale dei geni mancini, Albert Eistein (costretto però a correggersi), Marie Curie e la figlia Irene Joliot-Curie, anch’essa vincitrice di un Nobel per la chimica, Isaac Newton, Alan Turing, papà dell’informatica moderna.

La Luna è “mancina”: la percentuale degli astronauti che hanno camminato sulla Luna era incredibilmente alta, tra cui Neil Amstrong e Buzz Aldrin. Maradona, Messi, Nadal (nato destrorso, ma obbligato dallo zio a giocare di sinistro). Non trovando chitarre per mancini, Jimi Hendrix, prese una Fender Stratocaster per destrimani, la capovolse e invertì l’ordine delle corde, modificando addirittura il suono e creando il mito.

Leggende della storia che hanno trasformato il loro tocco di genialità e la loro  mano sinistra in un simbolo di pensiero non convenzionale.

Per Bertrand, la diffidenza verso chi usa la sinistra rivela la paura ancestrale dell’uomo per tutto ciò che esce dalla norma o rompe la simmetria rassicurante.

“Nonostante secoli di persecuzioni – sottolinea l’autore – tentativi di cancellazione, punizioni corporali e condanne religiose, la percentuale di mancini nell’umanità è rimasta costante nel tempo e in tutte le culture. Quella piccola percentuale che ha resistito a qualsiasi pressione sociale.”

E oggi si celebra l’orgoglio  di rappresentare quell’intramontabile e non delebile dieci per cento.

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