“Quando mi è stato proposto “Fratello Sole, Sorella Luna” la prima cosa è stata pensare a una drammaturgia adatta per il teatro, e con Angela Demattè ci siamo concentrati sostanzialmente sul periodo giovanile di Francesco fino alla prima visita a Papa Innocenzo III, molto prima di diventare santo.”
Piero Maccarinelli, regista dello spettacolo “Fratello Sole, Sorella Luna” tratto dall’omonima opera di Franco Zeffirelli e Lina Wertmüller, con le musiche originali di Riz Ortolani e Donovan, ripercorre la straordinaria parabola di Francesco d’Assisi.
Un Francesco che progressivamente, da ragazzo viziato, mondano e voglioso di vita e bei vestiti, si trasforma in un giovane uomo che rinuncia a tutto in nome di una comunione con la natura, con il mondo, con tutti gli altri esseri viventi.
I costumi di Daniele Gelsi sono ispirati a Giotto e agli affreschi della Basilica Superiore di Assisi: un lavoro di grande raffinatezza cromatica e compositiva che si inserisce perfettamente nelle scenografie di Francesco Sereni.
Con la partecipazione speciale di Fabrizia Sacchi e Massimo Wertmüller, nei panni dei genitori di Francesco, a tutti gli effetti i padri nobili della compagnia e l’amichevole contributo di Tullio Solenghi, la tournée, co-produzione di International Music and Arts, partirà dal Teatro Guglielmi di Massa, per poi percorrere tutta la penisola, tra cui Milano (Teatro Manzoni 23-25 Ottobre), Aosta, Firenze, Roma, Torino, Genova, Catanzaro, Brindisi e Lecce.
E partirà proprio il 4 ottobre, nel giorno dedicato a San Francesco d’Assisi.
Piero, quest’anno è l’ottavo centenario della morte di San Francesco e l’Italia ne celebra la memoria attraverso moltissimi spettacoli a lui dedicati. Perché scegliere il vostro?
“Perché non è uno spettacolo su San Francesco. È uno spettacolo sulla formazione di un gruppo di adolescenti alla vita e all’amore. Il capofila di questi adolescenti si chiama Francesco ma non è ancora il santo. È soprattutto un ragazzo, che insieme a degli altri giovani uomini e a una giovane donna, Chiara, costruiscono la loro vita su dei valori che poi diventeranno la base dei principi di San Francesco. È uno spettacolo su fratello Sole e sorella Luna; è solo Francesco. Santo lo è diventato molto dopo.”
Quali sono le differenze rispetto al film originale?
“L’unico tradimento è l’arco temporale: ci siamo fermati al 1209, anno in cui vestito solo con il suo saio entrerà per la prima volta in Vaticano incontrando papa Innocenzo III, parlandogli con la sua voce di quei concetti universali di rispetto per la natura, tolleranza verso i poveri e gli emarginati.”
In teatro c’è anche l’inserimento del Cantico delle Creature
“Ci sembrava rappresentasse in modo perfetto, la sintesi del pensiero di Francesco, le cui parole sono di una contemporaneità disarmante. C’è un libro bellissimo, uscito recentemente, del naturalista Stefano Mancuso che prende ogni frase del Cantico delle Creature e ne mostra l’assoluta attualità, senza che ci sia bisogno di snaturare nulla.”
Una figura che non ha bisogno di essere resa contemporanea, perché lo era di suo
“È affascinante vedere nei giovani questa spiritualità, questo atteggiamento. Accorgersi che in realtà pensano molte delle cose che pensava Francesco, soprattutto quelle sulla natura e sulla tolleranza. Il non ripudiare chi è diverso, ma accettarlo. Hanno molti meno problemi rispetto alle generazioni precedenti.
Quando Francesco scrive il Cantico delle Creature, i suoi termini di riferimento non sono solo spirituali. A parte l’incipit “Altissimo, onnipotente, bon Signore”, si parla del Sole, della Luna, delle piante, delle stelle, del vento e della terra. Questi non sono valori solo religiosi, sono dei valori assoluti e sono i valori su cui loro per primi si battono anche oggi.
Chiara parla dell’inquinamento del fiume – già allora c’era l’inquinamento attraverso i tessutai che scaricavano i fondi di tessuto nelle acque. La loro è una presa di coscienza prima di tutto sulla natura, sulla difesa di questo mondo, anche per le generazioni a venire, ed è questo che secondo me è molto attuale e molto giusto rappresentare. Per Francesco e non per San Francesco.”
Francesco era anche un grandissimo oratore, con straordinarie doti di comunicazione
“Assolutamente, ma era soprattutto un grande esempio; era esemplare perché metteva nella sua carne e nelle sue parole la sua vita. Si comportava come parlava. Anche allora era difficile pensare di abbandonare tutto per seguire il suo pensiero, eppure ha fatto tantissimi proseliti. Noi ci fermiamo al 1209 e parliamo di un’adesione di decine di persone, che dopo sarebbero diventate centinaia e poi migliaia. Le sue parole le ha vissute sulla sua pelle, si è incistato in questo messaggio, diventandone l’esempio vivente.
C’è qualcosa che non le chiesto che tiene venga raccontato?
“Ci tengo particolarmente a segnalare il cast dei ragazzi: oltre a Giulio Pranno (Francesco) e Ksenia Borzak (Chiara), c’è un gruppo di ragazzi giovanissimi e freschi di Accademia, affiatati tra loro ed entrati in una dimensione di aiuto reciproco. Se qualcuno è in difficoltà, interviene un altro attore per aiutarlo. Tutto questo è molto francescano…”
Del resto, non poteva essere altrimenti.
