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Scandalo Louvre: Parlamento all’attacco dopo il più grande furto della storia del museo

Scandalo Louvre: Parlamento all’attacco dopo il più grande furto della storia del museo

Potere concentrato ai vertici, controlli insufficienti e rischi sottovalutati: cosa emerge dalle conclusioni preliminari della commissione d’inchiesta sul museo più visitato al mondo

A distanza di quattro mesi dal più grande furto messo a segno al Louvre, sono state condivise le conclusioni preliminari condotte dalla commissione parlamentare d’inchiesta sui musei. E quel che emerge è un quadro poco rassicurante: il museo più visitato al mondo sarebbe «uno Stato nello Stato», con una «gestione inadeguata».

«Carenze sistemiche»

Il presidente della commissione d’inchiesta sui musei, il deputato di Les Républicains (LR) Alexandre Portier, ha dichiarato ieri nella conferenza stampa che «il furto al Louvre» dello scorso 19 ottobre «non è un incidente, ma rivela carenze sistemiche del museo» e «una negazione dei rischi». Il deputato e relatore della commissione, Alexis Corbière, ha aggiunto che il museo «è diventato uno Stato nello Stato» e funzionava come se «non dovesse rendere conto della gestione del denaro pubblico». Le loro dichiarazioni accompagnano un rapporto intermedio sul furto, che altro non è che un bilancio della loro attività dopo 70 audizioni. Le conclusioni saranno invece condivise a maggio. 

Le accuse contro la direttrice del Louvre

A finire nel mirino della commissione è la direttrice del Louvre, Laurence des Cars. La donna sarà ascoltata la prossima settimana insieme al ministro della Cultura francese, Rachida Dati. Secondo Corbière, a tenere le redini del museo è «una presidenza iperpotente che non esiste in altre istituzioni».  «È evidente che esiste una serie di carenze», come la mancata sicurezza, «che in molti Paesi e istituzioni avrebbero già portato da tempo alle dimissioni». Va ricordato che Laurence des Cars, nominata direttrice del Louvre nel 2021 dal presidente francese Emmanuel Macron, subito dopo il furto aveva rassegnato le dimissioni. Ma il capo dell’Eliseo le aveva respinte. 

La mancata supervisione da parte del ministero della Cultura

Le ombre riguardano anche il ministro della Cultura: secondo i due deputati, Rachida Dati non ha svolto il ruolo di supervisione in modo adeguato e lunedì dovrà quindi spiegare le ragioni del mancato controllo. A tal proposito, Portier ha sottolineato: «È chiaro che l’autorità di vigilanza, il ministero della Cultura, deve riprendere il controllo della gestione» anche perché un terzo del bilancio del Louvre arriva dai fondi pubblici. Ha proseguito la sua invettiva, aggiungendo anche che «la deriva ha portato le autorità pubbliche a dare spesso la priorità all’effimero, al festoso, a ciò che dà risalto».

Lunedì il Louvre è stato parzialmente chiuso

I guai non vengono mai da soli: dopo che il Louvre ha subito un danno di immagine a seguito del furto dei gioielli della corona francese, gli scioperi non aiutano a ripristinarne il prestigio. Lunedì il museo è stato infatti parzialmente chiuso per lo sciopero indetto dal personale per denunciare le condizioni di lavoro. E quindi, come riportato da France 24, nella giornata è stato possibile visitare solo il cosiddetto «percorso dei capolavori» che include la Venere di Milo e la Gioconda. Peraltro, dall’inizio dello sciopero, il 15 dicembre, il museo è stato chiuso completamente quattro volte. 

La truffa da 10 milioni di euro

Ma non è tutto: due settimane fa nove persone, tra guide turistiche e dipendenti, sono finite nel registro degli indagati nel contesto della presunta truffa nella vendita dei biglietti del museo. Le attività criminali sarebbero andate avanti per un decennio, causando una perdita di oltre 10 milioni di euro per il Louvre. Lo schema prevedeva il riutilizzo dei biglietti da parte delle guide turistiche per gruppi di visitatori diversi, con la presunta complicità di alcuni dipendenti del museo che sarebbero stati pagati in contanti per eludere i controlli. Secondo gli investigatori, con questa truffa, sono stati portati all’interno delle mura del museo ben 20 gruppi di turisti al giorno negli ultimi dieci anni. E il sospetto è che la rete criminale abbia investito i proventi della truffa in immobili tra Dubai e la Francia. 

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