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Project Eternal: la memoria del mondo diventa digitale (prima che sia troppo tardi)

Project Eternal: la memoria del mondo diventa digitale (prima che sia troppo tardi)

C’è una corsa silenziosa che attraversa il nostro tempo, meno evidente di quella all’innovazione ma forse ancora più urgente, perché riguarda ciò che rischia di andare perduto senza fare rumore, senza generare allarme immediato, ma attraverso un processo lento e continuo di trasformazione, erosione e dimenticanza. È in questo spazio, sospeso tra tecnologia e memoria, che si inserisce Project Eternal, l’iniziativa globale lanciata il 23 aprile 2026 da Antigravity all’indomani della Giornata Internazionale dei Monumenti e dei Siti, con l’obiettivo dichiarato di preservare digitalmente il patrimonio culturale prima che il tempo — o l’incuria — lo renda irrecuperabile.

Preservare senza interferire: il nuovo paradigma della conservazione

La prima intuizione su cui si fonda il progetto è tanto semplice quanto radicale, perché ribalta un approccio consolidato: conservare non significa necessariamente intervenire, restaurare o modificare, ma può voler dire osservare, registrare e catturare la realtà con la massima precisione possibile, riducendo al minimo l’impatto umano. Per anni la documentazione del patrimonio ha richiesto strutture invasive, accessi complessi e operazioni che inevitabilmente interferivano con i siti stessi, mentre oggi tecnologie sempre più leggere e sofisticate permettono un approccio completamente diverso.

Antigravity introduce in questo contesto un drone da appena 249 grammi, capace di acquisizioni ad alta fedeltà che consentono di documentare anche i luoghi più fragili senza alterarne l’equilibrio, rendendo possibile una forma di conservazione che non passa più attraverso la trasformazione fisica ma attraverso la cattura accurata e sistematica della realtà, in un momento preciso, prima che cambi.

Dal video alla tridimensionalità: il ruolo del Gaussian Splatting

Se la raccolta dei dati rappresenta il primo passo, è nella loro trasformazione che il progetto rivela la sua portata più innovativa, grazie all’utilizzo del Gaussian Splatting, una tecnologia che permette di convertire riprese video — in particolare quelle a 360 gradi — in modelli tridimensionali immersivi, estremamente dettagliati e navigabili.

Per costruire questo ecosistema, Antigravity integra le videocamere panoramiche di Insta360 con il proprio drone a 360°, creando una continuità tra acquisizione aerea e terrestre che consente una cattura sferica completa in un unico passaggio, senza interruzioni o ricostruzioni artificiali. A rendere accessibile questa tecnologia interviene la collaborazione con Splatica, piattaforma specializzata nel Gaussian Splatting, con cui viene lanciata una delle più grandi campagne globali di contenuti generati dagli utenti: 1.000 upload gratuiti di video fino a 10 minuti, per permettere a creator, professionisti e appassionati di trasformare facilmente le proprie riprese in modelli tridimensionali.

Si tratta di un passaggio fondamentale, perché sposta questa tecnologia da un ambito specialistico a una dimensione diffusa, rendendo la costruzione della memoria digitale un processo potenzialmente collettivo.

Italia, tra fragilità e permanenza

Non è casuale che uno dei primi progetti pilota si sviluppi proprio in Italia, in collaborazione con CyArk, attraverso la creazione di modelli 3D ad alta fedeltà di Civita di Bagnoregio e Pompei, due luoghi che incarnano in modo quasi opposto il rapporto tra tempo e memoria.

Civita di Bagnoregio, spesso definita la “città che muore”, rappresenta un territorio in progressiva erosione, dove il paesaggio stesso si consuma lentamente sotto l’azione degli agenti naturali, rendendo evidente l’urgenza di una conservazione che non può più limitarsi al solo intervento fisico. Pompei, al contrario, offre una testimonianza cristallizzata della vita antica, conservata in modo straordinario dall’eruzione vulcanica che l’ha resa immobile nel tempo. Insieme, questi due luoghi mostrano la doppia natura del patrimonio: da un lato fragile e destinato a trasformarsi, dall’altro capace di attraversare i secoli in forme inattese.

Creator e memoria condivisa: la dimensione partecipativa

Accanto alle collaborazioni istituzionali, Project Eternal introduce una componente che ne amplia radicalmente la portata, coinvolgendo direttamente i creator e le community globali. Influencer e professionisti inizieranno a utilizzare il Gaussian Splatting per creare gemelli digitali di luoghi iconici, dai teatri romani all’isola di Jeju, condividendo non solo i risultati finali ma anche i processi creativi, contribuendo così a costruire una narrazione diffusa della memoria.

Parallelamente, viene lanciata una campagna globale basata su una domanda semplice ma profondamente evocativa: “Quale luogo vorresti preservare per sempre?”. Un invito aperto a creator 3D, architetti, archeologi e appassionati a documentare luoghi significativi, trasformarli in modelli tridimensionali attraverso Splatica e condividere le proprie storie, che saranno valutate da una giuria composta da esperti nei campi della tecnologia, dell’arte e del patrimonio.

Una nuova idea di conservazione

Nel lungo periodo, Project Eternal punta a evolversi in una piattaforma globale capace di unire tecnologie, istituzioni e comunità in un unico ecosistema, trasformando la conservazione da pratica specialistica a processo condiviso. Non si tratta più soltanto di proteggere ciò che esiste, ma di costruire una memoria digitale che possa essere esplorata, trasmessa e reinterpretata nel tempo.

In un’epoca in cui tutto sembra accelerare e dissolversi con la stessa rapidità, il vero cambiamento non è solo tecnologico, ma culturale: la possibilità di conservare non più solo la materia, ma l’esperienza stessa dei luoghi, prima che svanisca.

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