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Il catamarano della morte: nelle pagine di un nuovo libro la vera storia del delitto di Senigallia

Il catamarano della morte: nelle pagine di un nuovo libro la vera storia del delitto di Senigallia

Dal corpo ritrovato a Senigallia alla cattura a cavallo in Tunisia: la scia di sangue di Filippo De Cristofaro e Diana Beyer diventa un volume d’inchiesta di Giovanni Sgardi che ricostruisce il delitto del 1988.

Il corpo di una ragazza che emerge dall’Adriatico, a largo di Senigallia, con tre squarci in testa. Una coppia in fuga su un catamarano dopo aver ucciso la skipper Annarita Curina a colpi di machete. E’ l’argomento del libro di Giovanni Sgardi, “Il catamarano della morte”, edizioni Affinità elettive di Ancona, e il primo grande giallo dell’estate, che tenne con il fiato sospeso l’Italia nel 1988.

Il catamarano della morte: nelle pagine di un nuovo libro la vera storia del delitto di Senigallia

Su quell’imbarcazione ci sono Filippo De Cristofaro, ballerino milanese con mille avventure alle spalle, e la sua baby amante Diana Beyer, olandese di 17 anni. I due cercavano di raggiungere un paradiso tropicale, dove vivere il loro amore allo stato di natura. Per questo avevano rubato il catamarano dopo aver massacrato la proprietaria.

Un libro riapre il caso del catamarano della morte

Dopo un lunghissimo inseguimento nel Mediterraneo, vennero catturati in sella a dei cavalli in Tunisia. Cercavano di raggiungere qualche luogo isolato dell’Africa dove sfuggire alle ricerche.

Una volta riportati in Italia, Diana Beyer sconcertò tutti con una confessione choc: “Ho ucciso io Annarita, per gelosia. Camminava nuda sul catamarano, per provocare Filippo”. Il ballerino si accoda alla sua narrazione. Gli investigatori ritengono che si tratti di una versione concordata per il fatto che l’olandese è minorenne e quindi rischia molto meno al processo.

Il crollo della complice e la verità sul machete

Infatti Diana, dopo un drammatico incontro in carcere con i genitori, crolla: “E’ vero, ho mentito, i colpi di machete li ha sferrati Filippo De Cristofaro. Volevamo fuggire con il catamarano raggiungere la Polinesia dove vivere lontano dalla civiltà”.

Diana, sottoposta a perizia psichiatrica e ritenuta capace di intendere ma non di volere, viene condannata a 6 anni e mezzo. Il suo amante a 30 anni in primo grado, poi all’ergastolo in appello e in Cassazione. Ma lui non di dà per vinto. Evade due volte non tornando in carcere dopo altrettanti permessi premio. La seconda volta viene ripreso vicino a Lisbona, ma viene rimesso in libertà per decorrenza dei termini di detenzione.

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