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Libri: dopo «Le schegge», tre thriller con narratori di cui non ci si può fidare

Libri: dopo «Le schegge», tre thriller con narratori di cui non ci si può fidare

Dalla manipolazione psicologica de La paziente silenziosa al magistrale inganno de L’assassinio di Roger Ackroyd, tre thriller in cui omissioni, ricordi e false confessioni trasformano il narratore nel più insospettabile degli enigmi.

In Le schegge, la serie tratta dal romanzo di Bret Easton Ellis e ora disponibile su Disney+, la voce narrante non si limita a raccontare la storia, ma ne diventa il primo mistero. Una pagina dopo l’altra, gelosia, desiderio, droghe e paura rendono però i suoi ricordi sempre più opachi. Bret vede davvero ciò che crede di vedere o sta trasformando le proprie ossessioni in indizi? È questo il potere del cosiddetto unreliable narrator, il narratore inaffidabile.

Chi è il narratore inaffidabile e qual è il suo ruolo

Una voce può accompagnare il lettore dentro una storia oppure condurlo esattamente dove desidera, scegliendo cosa mostrare, cosa nascondere e quale significato attribuire agli eventi. Su questa ambiguità si costruisce il fascino del narratore inaffidabile, figura centrale del thriller psicologico contemporaneo. Non mente necessariamente in modo esplicito. Talvolta omette, confonde ricordo e desiderio, interpreta la realtà attraverso un’ossessione oppure racconta se stesso in modo tanto convincente da rendere quasi impossibile riconoscere le crepe della sua versione.

Dopo Le schegge, questi tre thriller esplorano altrettante forme di narrazione inaffidabile, dalla confessione manipolatoria al racconto ossessivo, fino alla voce che tenta di trasformare la violenza in una storia d’amore.

Libri: dopo «Le schegge», tre thriller con narratori di cui non ci si può fidare
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Libri: dopo «Le schegge», tre thriller con narratori di cui non ci si può fidare

L’assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie

Nel tranquillo villaggio inglese di King’s Abbot, la morte della ricca vedova Ferrars è seguita dall’assassinio di Roger Ackroyd, uomo facoltoso al quale la donna aveva confidato un segreto inquietante. A indagare è Hercule Poirot, ritiratosi apparentemente dalla professione per dedicarsi alla coltivazione delle zucche, affiancato dal medico del paese James Sheppard, che assume il ruolo tradizionalmente riservato al capitano Hastings.

È proprio il dottor Sheppard a raccontare la vicenda, registrando conversazioni, movimenti e indizi con il tono composto di un osservatore razionale. La sua scrittura appare precisa, quasi clinica, e sembra offrire al lettore tutto ciò che serve per partecipare all’indagine. Agatha Christie, tuttavia, trasforma questa apparente affidabilità in un sofisticato strumento di depistaggio. Sheppard non ha bisogno di costruire menzogne evidenti: gli basta scegliere le parole, interrompere un resoconto nel momento opportuno e lasciare che sia chi legge a completare ciò che non è stato detto.

Pubblicato nel 1926, L’assassinio di Roger Ackroyd è diventato uno dei romanzi più celebri della scrittrice proprio per il modo in cui mette in discussione il patto tra autore, narratore e lettore. 

La paziente silenziosa di Alex Michaelides

Alicia Berenson è una pittrice affermata, vive in una bella casa a Londra ed è sposata con Gabriel, fotografo di moda molto conosciuto. Una sera gli spara cinque volte al volto e, da quel momento, smette di parlare. Ricoverata in una struttura psichiatrica, diventa un enigma su cui medici, giornalisti e opinione pubblica proiettano spiegazioni differenti. L’unico indizio che sembra aver lasciato è un autoritratto intitolato Alcesti, come l’eroina della tragedia greca disposta a morire per il marito.

A raccontare la sua storia è Theo Faber, psicoterapeuta convinto di poter infrangere quel silenzio. Theo si presenta come un professionista sensibile, forse troppo coinvolto, animato non soltanto dalla curiosità clinica ma da una forma di riconoscimento personale. Mentre ricostruisce la vita di Alicia, racconta anche la propria: l’infanzia dolorosa, il matrimonio, le fragilità che sembrano renderlo particolarmente capace di comprendere la sofferenza altrui.

L’inaffidabilità nasce proprio dalla sua apparente trasparenza. Theo non sembra nascondersi, anzi, offre continuamente pensieri, paure e confessioni. Eppure, più la sua voce diventa intima, più il lettore dovrebbe domandarsi chi stia realmente interpretando chi. 

Otto perfetti omicidi di Peter Swanson

Malcolm Kershaw lavora in una libreria specializzata in gialli e conduce una vita appartata, scandita dai libri e dalla neve di Boston. Anni prima ha pubblicato sul blog del negozio una lista dedicata agli otto delitti letterari che considera perfetti, scegliendo romanzi come L’ABC dei delitti di Agatha Christie, Sconosciuti in treno di Patricia Highsmith e La morte corre sul fiume di Davis Grubb.

Quando l’agente dell’FBI Gwen Mulvey gli rivela che qualcuno potrebbe stare riproducendo quei crimini nella realtà, Malcolm diventa contemporaneamente consulente, testimone e possibile sospettato. La sua conoscenza del genere dovrebbe aiutarlo a decifrare il disegno dell’assassino, ma lo rende anche pericolosamente consapevole dei meccanismi necessari a depistare un’indagine.

Il romanzo di Peter Swanson è il più apertamente metaletterario dei tre. Malcolm conosce le regole del giallo e sa che ogni narratore seleziona la propria versione dei fatti. Si rivolge al lettore con il tono tranquillo di un libraio che consiglia una storia, mentre dispone indizi, ricordi e omissioni con la precisione di chi ha trascorso la vita a studiare delitti immaginari. La domanda non riguarda soltanto l’identità dell’assassino, ma il momento esatto in cui abbiamo deciso di accordare fiducia a chi racconta. 

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