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21 anni dalla morte di Giovanni Paolo II: le 5 cose che non sapevate su uno dei Papi più influenti della storia

21 anni dalla morte di Giovanni Paolo II: le 5 cose che non sapevate su uno dei Papi più influenti della storia

Sci, teatro, fumetti Marvel e 12 lingue. La storia straordinaria di Karol Wojtyła, molto più di un pontefice

Papa Giovanni Paolo II (al secolo Karol Wojtyła) non era un uomo facile da catalogare. Sciava. Nuotava. Recitava. Scriveva per il teatro sotto pseudonimo. Parlava dodici lingue. E a un certo punto della sua vita, una casa editrice americana di fumetti decise che la sua storia meritava di finire sulle pagine della Marvel. Non è la biografia di un Pontefice qualunque, ma di un uomo geniale e poliedrico.

Giovanni Paolo II e lo sport

Lo sport, per Wojtyła, non era un passatempo. Era una filosofia. Da giovane lavorava in una cava di marmo, e nel tempo libero scalava montagne e sciava sulle Alpi polacche. Continuò a farlo fino all’età di 73 anni, nel fulcro del suo pontificato. Non era un dettaglio folkloristico: rispecchiava una convinzione profonda. Nell’ottobre del 2000, durante il Giubileo degli Sportivi, disse che lo sport era diventato «uno dei fenomeni significativi della modernità, quasi un segno dei tempi». Per poter nuotare ogni giorno, anche durante i mesi estivi, fece costruire una piscina nella residenza pontificia di Castel Gandolfo. Una scelta che sollevò qualche sopracciglio, ma che lui difese sempre senza alcuna esitazione.

Attore mancato, drammaturgo segreto

Prima di essere sacerdote, Wojtyła pensò seriamente al teatro. Fece parte di una compagnia teatrale e scrisse sei opere di argomento religioso e teologico, tutte pubblicate sotto pseudonimi: Andrzej Jawień, Piotr Jasień, Stanisław Andrzej Gruda. Ma era sempre lui. Una precauzione necessaria nella Polonia comunista degli anni Quaranta e Cinquanta, dove le autorità guardavano con sospetto ogni espressione culturale legata alla fede.

Il filosofo Giovanni Reale lo descrisse come una figura rara: «Wojtyła riunisce in sé le tre grandi componenti del pensiero», quella del poeta, del filosofo e del teologo. La drammaturgia non era per lui un capriccio giovanile, quanto piuttosto lo strumento più diretto per indagare l’umanità: le immagini come concetti, il palcoscenico come laboratorio dell’anima.

Il primo papa non italiano dopo 455 anni

Quando il 16 ottobre 1978 apparve sul balcone di Piazza San Pietro, la folla rimase in silenzio per qualche secondo. Un cardinale polacco. L’ultimo papa non italiano era stato Adriano VI, un olandese eletto nel 1522. Quattrocentocinquantacinque anni di tradizione interrotti in una serata autunnale. Wojtyła, oltretutto, era anche il primo papa slavo della storia, proveniente da un Paese dietro la Cortina di ferro. Lui, fiero anticomunista.

La sera della sua elezione, dunque, consapevole della sua limitata conoscenza della lingua, disse alla folla: «Se mi sbaglio, mi corrigerete». Dopo di lui, la Chiesa non è mai più tornata all’esclusiva italiana: Benedetto XVI era tedesco, Francesco argentino, Leone XIV statunitense.

Il fumetto Marvel su Papa Giovanni Paolo II

Negli anni Ottanta, la Marvel gli dedicò un fumetto biografico. Non fu un caso isolato: la stessa casa editrice aveva già onorato Santa Teresa di Calcutta e San Francesco d’Assisi. «La vita di Papa Giovanni Paolo II» uscì nel 1983, dopo che un missionario polacco a Tokyo aveva consegnato al Pontefice alcune copie di un precedente albo su san Francesco. Il fumetto ripercorreva la sua giovinezza, gli anni da sacerdote nella Polonia comunista, la passione per lo sport. Costava un dollaro e mezzo, all’epoca. Oggi una copia usata vale circa 40 dollari, mentre una nuova supera persino i 50.

Il pontefice che conosceva 12 lingue

Wojtyła parlava correntemente polacco, latino, italiano, spagnolo, portoghese, francese, inglese, tedesco, slovacco, russo, ucraino e persino esperanto. Dodici lingue che non erano un primato da ostentare, ma uno strumento pastorale preciso. I suoi 104 viaggi apostolici, record assoluto per un pontefice, sarebbero stati molto più difficili da gestire senza quella competenza. Parlare nella lingua di chi ascolta è un gesto di rispetto, certo. Ma è anche un atto politico, prima ancora che religioso.

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