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Perché Sirāt di Óliver Laxe è un film da vedere assolutamente

Perché Sirāt di Óliver Laxe è un film da vedere assolutamente

Imprevedibile e diverso, il film spagnolo è uno spettacolo visivo e sonoro. È nichilista e mistico al contempo. Un’esperienza potente da non perdere

Sirāt di Óliver Laxe è il film che non ti aspetti. Potente, incendiario, nichilista e al contempo mistico. Un alleluia di ottani e decibel. Il modo migliore per aprire il 2026. Da ascrivere già – con certezza – tra i film più belli dell’anno appena iniziato. Dall’8  gennaio al cinema distribuito da Mubi, è da non perdere. Per rimanere esaltati e spiazzati, a bocca aperta.

Perché Sirāt di Óliver Laxe è un film da vedere assolutamente
Bruno Nuñez Arjona, Stefania Gadda e Jade Oukid nel film “Sirāt” di Óliver Laxe

Perché si intitola Sirāt

Primo consiglio: evitate trailer, evitate spoiler. Buttatevi a capofitto in Sirāt senza troppe informazioni di trama, fidandovi del suo incedere ammaliante, al ritmo di BPM da techno ipnotica, tra sabbia e rocce rosse del deserto del Sahara. Aspettando che la vita irrompa e scuota, imprevedibile, come Sirāt.
Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, in Costa Azzurra ha vinto il Premio della Giuria. Prodotto da Pedro Almodóvar & family, candidato a quattro European Film Awards, Sirāt è il candidato spagnolo agli Oscar 2026 e ha già ricevuto la nomination come miglior film straniero ai Golden Globe 2026.

Sirāt è il nome del ponte che si dice colleghi l’inferno e il paradiso. «Sirāt è anche il cammino interiore che ti spinge a morire prima di morire, come accade al personaggio principale di questo film», dice il regista Óliver Laxe, quarantatreenne galiziano. «Sono attratto dal significato quotidiano della parola Sirāt, che si traduce come “cammino” o “via”. Un cammino che ha due dimensioni: quella fisica e quella metafisica, o spirituale».

Óliver Laxe al Festival di Cannes ha trovato il suo cammino di maturazione: nel 2010 ha partecipato alla Quinzaine des Réalisateurs con Todos vós sodes capitáns, vincendo il premio FIPRESCI assegnato dalla stampa cinematografica. Nel 2016 fu selezionato nella Settimana della critica con Mimosas, conquistando il Gran premio. Nel 2019, nella sezione Un Certain Regard, con O que arde vinse il premio della Giuria. Fino a Sirāt.

Perché Sirāt di Óliver Laxe è un film da vedere assolutamente
Tonin Janvier e Sergi López nel film “Sirāt” di Óliver Laxe

Dentro il magnetismo di Sirāt

Nel Marocco meridionale una schiera di casse pompa musica ripetitiva e martellante, incessantemente. Qui si agitano in una danza che sa di rituale collettivo i raver, da sera a mattina, in una comunità con tatuaggi e cicatrici a vista. Così si apre Sirāt. In questo scenario avvolgente, ora magnetico, ora quasi disturbante, in un rave nel deserto, si inoltra un padre spagnolo alla ricerca della figlia scomparsa. Lo interpreta Sergi López e, insieme al piccolo Bruno Núñez Arjona che incarna suo figlio minore, è l’unico attore professionista del film.

Prende il via una sorta di road movie estremo e intimo, tra paesaggi rocciosi spettacolari e personaggi ai margini, assoluti e al di là delle regole sociali, eppure così ancestrali, uniti, fragili. Lontani dalla società e dalla rete famigliare, alla fine del mondo. «Preferisco la mia famiglia attuale», dice Bigui, raver senza una mano (Richard Bellamy).
Intanto, come voleva ottenere Óliver Laxe, la grana della pellicola 16mm vibra in sincronia con la grana e la distorsione della musica.

Non diremo molto di più sulla successione degli eventi, per consentire allo spettatore di avvertire lo stesso stupore che ha catturato ogni nostro senso. Ma non possiamo non riportare una frase chiave, in bocca a Sergi López sul finale del film. Come ha fatto a riuscire? «Ho camminato senza pensare». Forse questo è il senso della vita: incedere senza farsi troppe domande, senza cercare risposte.
Chi non ha ancora visto Sirāt, eviti di procedere nella lettura: rischio sottile spoiler.

Perché Sirāt di Óliver Laxe è un film da vedere assolutamente
Immagine del film “Sirāt” di Óliver Laxe

Le dichiarazioni del regista Óliver Laxe

«Volevo realizzare un film che racchiudesse il meglio del cinema di genere e popolare – la magia dell’avventura – senza perdere la ricchezza sensoriale dell’immagine», ha detto Laxe. «Un film che potesse essere uno spettacolo e, allo stesso tempo, un’esperienza che ti scuotesse, ti accarezzasse o ti graffiasse dentro». Ce l’hai fatta, Óliver.

«Nel mio film, tutti i personaggi sono costretti ad affrontare la morte. La guardano direttamente negli occhi. Ne Il sapore della ciliegia Kiarostami ha affrontato la morte in modo così diretto da regalarci un inno alla vita», continua il regista, che ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Santiago Fillol. «Questa dialettica è stata per me un’ispirazione centrale. Quindi sì, Sirāt è un film sulla morte. Ma soprattutto, è un film sulla vita, sulla sopravvivenza dopo aver toccato gli abissi più profondi. Cosa si cela al centro di quel dolore, nel mezzo di questa discesa nell’oscurità? L’umanità».

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