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Vanessa Scalera: "Vi spiego il successo di Imma Tataranni"

Intervista all'attrice pugliese, protagonista della serie campione d'ascolti di Rai 1. Vanessa Scalera è stata diretta da Bellocchio, Moretti e Tullio Giordana

Vanessa Scalera

Francesco Canino

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Vanessa Scalera è la boccata d’ossigeno che mancava da un po’ di tempo alla fiction italiana, la sorpresa che spariglia i giochi e i déjà vu. Attrice di talento, amata e valorizzata dai grandi registi italiani – da Nanni Moretti a Marco Tullio Giordana – sta vivendo la sua “svolta pop” con Imma Tataranni-Sostituto Procuratore, la nuova serie di Rai 1 ispirata ai romanzi di Mariolina Venezia. In poche settimane, l’eroina anti-borghese si è imposta come nuovo cult televisivo, vincendo a mani basse la gara degli ascolti (la terza puntata, domenica 6 ottobre, ha superato i 4,4 milioni di spettatori e sfiorato il 20% di share) e nonostante la domenica affollata, in sovrapposizione diretta doppia Canale 5. Ma qual è il segreto del successo? Panorama.it lo ha chiesto direttamente alla sua interprete.

Vanessa, sia sincera: se lo aspettava il successo di Imma Tataranni?

Sono fatalista dunque non me lo aspettavo. Soprattutto non mi aspettavo che al pubblico potesse piacere un personaggio così insolito, a tratti ruvido, sicuramente autentico, testarda nella sua continua ricerca della verità.

Questa improvvisa popolarità l’ha travolta?

Travolta ma non troppo, perché ho le radici ben ancorate a terra. E poi fisicamente sono diversa da Imma: per interpretarla mi hanno aggiunto degli anni, mi hanno appesantito, fatto i capelli ricci, dunque non mi fermano per strada.

Pensa che una delle chiavi del successo stia anche nella scelta anticonvenzionale del cast?

Sì, lo penso. Il pubblico è rimasto incuriosito da un volto sconosciuto come il mio. Molti avranno pensato: “E questa chi è?”. È una sfida riuscita da questo punto di vista anche perché il cast, pur non conosciutissimo salvo qualche eccezione, è composto di attori straordinari con una solida storia professionale.

Quando ha capito che il personaggio era perfetto per essere cucito su di lei?

Quando ho letto il primo romanzo. Ho pensato che mi sarei potuta divertire molto a trasformarmi in Imma. Preparando il provino ci ho preso gusto, poi è scattata una strana alchimia con il regista Francesco Amato: un’attrice capisce quando c’è interesse nei suoi confronti e a un certo punto lui mi ha guardato come se avesse trovato la sua Imma. Mi sono fidata di Francesco e ho fatto bene.

Se dovesse raccontare Imma, come la definirebbe?

È come un giro di giostra, di quelli che ti lasciano spettinata e un po’ stordita. Per questo mi sono divertita a interpretarla: mi sono lasciata andare, ho “teatralizzato” il personaggio, ero poco attenta a come apparivo. Proprio come la Tataranni raccontata da Mariolina Venezia nei suoi libri, una donna normale, aggrinzita, che si alza dal letto tutta stropicciata.

Lei ha detto: “Imma porta in scena un altro femminile”. In che modo va oltre ai cliché?

È una donna meno patinata e perfetta di quelle che siamo stati abituati a vedere in tv o in certo cinema. Da spettatrice, mi viene da ridere quando vedo quelle scene in cui le donne si alzano dal letto con la piega perfetta e il filo di rimmel. Io mi sono ispirata di più a Frances McDormand - un’attrice che ho studiato molto e che amo follemente anche per la sua mimica pazzesca – o alle donne dei fratelli Coen, figure potenti e lontane dai cliché. Spero che la Tataranni spiani la strada per raccontare un femminine diverso.

Dovendo scegliere una sola istantanea, che fotografia si porta via dal set?

Le facce accoglienti delle maestranze e dei tecnici. Il loro affetto, me lo porto del cuore. Ci siamo voluti bene.

Ci sarà una seconda stagione di Imma Tararanni?

Se ne parla, ma non lo so. Sicuramente lo spero.

Dopo tanto cinema d’autore, con Marco Bellocchio e Nanni Moretti, considera questa serie la sua svolta pop?

Non c’ho pensato in questi termini. Essendo piantata per terra, come ho già detto, non penso alla popolarità ma piuttosto all’aver aggiunto un altro bel progetto al mio curriculum e al poter continuare a fare teatro.

Il suo grande sogno professionale qual è?

Tengo a bada i sogni, perché si rischia di infrangerli al suolo. Ma il mio desiderio è continuare a fare questo mestiere per tutta la vita, cosa non così scontata, e farlo bene E poi di poter sempre lavorare con gente che stimo, com’è successo fino ad ora. Penso a Marco Tullio Giordana, che è il mio faro: l’ho sentito dopo le prime puntate della serie, si è molto divertito ed è contento per me. 

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