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(Boeing)
Difesa e Aerospazio

Tempesta mediatica anti-Boeing, ma è tutto vero?

I guai degli apparecchi della casa Usa vengono amplificati in maniera abnorme. Ma la realtà è che l'azienda non è così in difficoltà

In aviazione sbagliare la foratura di un pannello è possibile ma è un errore inaccettabile, poiché il mantra delle costruzioni aeronautiche è che su un velivolo debba funzionare tutto, tutto insieme e per tanto tempo. La sensazione, tuttavia, è che quando ciò accade a Boeing, soprattutto sul suo modello di aeroplano più discusso negli ultimi otto anni, il 737 Max, si scateni una tempesta mediatica alla quale, almeno chi scrive, non intende aderire.

Sui media piovono illazioni su procedure non conformi dei fornitori esterni, su mancati controlli, improprio monitoraggio dei processi, peggio, accuse di aver messo sul mercato un modello di aeroplano non ancora maturo. Risultato: le azioni Boeing sono sprofondate del 22,4% da gennaio, c’è un buco finanziario da recuperare (12 miliardi, secondo il Wall Street Journal), e una reputazione intaccata. La realtà però dice altro: dopo i due incidenti gravissimi provocati dall’errata realizzazione e cattiva gestione del sistema antistallo che ha causato le tragedie Lion Air ed Ethiopian Airlines, tutti gli atri “guai” del Max non hanno causato neanche una vittima. Peraltro, le questioni successive hanno afflitto soltanto una versione della flotta dei Max, lasciando operative tutte le altre.

Due giorni fa sono stati scoperti alcune posizioni nelle quali mancavano i vincoli, un problema segnalato dal fin troppo discusso fornitore Spirit AeroSystem, che ha rilevato fori praticati in modo improprio sulle strutture. In aviazione questa è una faccenda che avviene quando, dopo la perdita del finto sportello avvenuta sul volo della Alaska, costruttore e autorità aeronautica stanno analizzando tutti i processi di costruzione, installazione e controllo, causando lo stop della produzione e ritardi nelle consegne. Taluni clienti come United Airlines, mediante il Ceo Scott Kirby, hanno dichiarato di stare valutando costruttori alternativi, leggasi Airbus, mentre la stessa Alaska Airlines, con le parole del numero uno Ben Minicucci, ha valutato in circa 150 milioni di dollari il danno subito, dicendosi “Più che frustrato e deluso, sono arrabbiato”. Tradotto: mancate fatturazioni, penali applicate da parte dei clienti, distruzione delle caratteristiche fondamentali di ogni azienda aeronautica: credibilità e affidabilità.

Due concetti sui quali nella storia dell’aviazione sono cadute decine di imprese, assorbite da altre. Il sospetto, a questo punto, è che sotto questa amplificazione eccessiva dei guai di Boeing ci sia qualche manovra affinché il colosso aerospaziale americano – Boeing è anche servizi, industria spaziale e della Difesa – alla fine veda distrutta o ceda la sua storica divisione commerciale, peraltro pesantemente aiutata da Trump durante il Covid. E questo accade in un momento storico nel quale, in tutto il mondo industriale, la finanza sta acquisendo un’importanza eccessiva sulla produzione e il project management – la gestione del progetto – ha ormai acquisito un ruolo tanto ingombrante da comandare sull’ingegneria. Non a caso, nei gruppi di discussione tra tecnici è sempre più frequente la battuta: “Perché non si torna a far fare gli aeroplani dagli ingegneri?” Intanto Stan Deal, ceo della divisione colpita da questa crisi, in un messaggio inviato ai dipendenti ha dichiarato: “Sebbene quanto è accaduto non rappresenti un problema di sicurezza immediata e tutti i 737 possono continuare a operare, riteniamo che si debba eseguire un controllo su circa cinquanta esemplari non ancora consegnati.” Tradotto dal linguaggio industriale: su quel numero di unità evidentemente qualcosa è stato fatto in modo difforme dal previsto, indipendentemente che si sia trattato di aver utilizzato strumenti inadatti o procedure e metodi sbagliati.

Ma oltre capire che cosa, serve comprendere il perché, e questo nelle aziende spesso è ascrivibile all’aver mandato in pensione chi aveva l’esperienza e la conoscenza delle cose, confidando in modo eccessivo sulle prestazioni dei computer e sull’informatizzazione di processi nei quali, pur di prendere i premi per aver “fatto risparmiare” l’azienda, qualcuno potrebbe aver dimenticato lo scopo dell’impresa: per Boeing costruire e vendere aeroplani. Ovvio, quindi, che l’autorità aeronautica americana, la FAA, abbia intensificato i controlli dei sistemi di produzione e dei suoi fornitori, imponendo lo stop alla produzione del Max-9 fintanto che non siano chiarite le cause e ristabilite in modo corretto le operazioni. Come sempre avviene, a tutti questi guai si sommano le dichiarazioni raccolte dalla stampa direttamente dai dipendenti, che avrebbero parlato delle peggiorate condizioni di lavoro negli stabilimenti, nel settore ritenuti da anni tra i migliori posti nei quali lavorare. Ora sarà il National Transportation Safety Board (Ntsb), con le sue inchieste rigorosamente tecniche, a fare chiarezza sugli incidenti.

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