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Digital Magics
Tecnologia

Così creiamo il futuro

Ha adottato un metodo rigoroso e dettagliato per trasformare una buona idea in azienda. Digital Magics è diventato il principale acceleratore di start-up innovative in Italia, esportando nel mondo il talento di un Paese.

È una magia, ma senza il trucco, tantomeno l’inganno. È un criterio consolidato, rigoroso, per trasformare la vaghezza in certezza: per fare di un’idea un’azienda, rendendola un’impresa che funziona sul mercato.

A vent’anni esatti dalla sua fondazione, Digital Magics continua ad affermare il suo mantra: la magia, in economia, è qualcosa che si crea, si costruisce un tassello alla volta. «Altrimenti rimane un’invenzione, che è per pochi. Invece, l’innovazione può essere per tutti» ripete a più riprese Marco Gay a Panorama negli uffici milanesi di quello che oggi è il principale acceleratore e incubatore certificato di start-up innovative digitali tricolore, forte anche della recente fusione con LVenture Group, con cui condivide gli obiettivi: «È un’operazione che dà vita, finalmente, a un player di livello davvero internazionale».

Gay è socio e presidente esecutivo di Digital Magics, accanto a lui siede Gabriele Ronchini, co-fondatore e amministratore delegato di una realtà specializzata nel riconoscere e canalizzare l’ingegno delle persone: «Un termine perfetto» sottolinea Ronchini «che non contiene nessun connotato anagrafico o di genere». Ha una trasversalità piena, totale. Il futuro non è un Paese per soli giovani: chiunque, a prescindere dall’età, può dare il suo contributo a plasmarlo. A patto, ovvio, di possedere le carte giuste: l’intuito pesa quanto l’impegno, la fantasia quanto una cocciuta dedizione.

Digital Magics, in sostanza, ha scelto di «industrializzare il processo creativo, per alleggerirlo da ciò che lo rallenta». Ha capito che «il tempo conta più del denaro. Che i fondatori di una start-up non possono concentrare le loro energie a chiedere denaro in giro e avventurarsi nello spenderlo, senza una bussola o una rete». Perciò, per essere pratici, l’acceleratore non si limita a finanziare le proposte meritevoli, ma ne diventa un socio di minoranza.

«Non siamo» dice Gay «come quegli investitori che aspettano il report trimestrale per scoprire come sono stati impiegati i loro capitali. Lo sappiamo benissimo, giorno dopo giorno». Non per un mero esercizio del controllo, bensì per aiutare, supportare, sostenere le start-up. Senza l’arroganza di fare tutto da soli. Anzi, è l’esatto contrario: «Abbiamo una fitta rete di partner che si siedono a tavolino con chi sta sviluppando un’azienda per dargli consigli di business. Per rilevare quello che sta andando bene e cosa dovrebbe essere corretto».

digital-magics-2Nell’immagine, da sinistra: Marco Gay, socio e presidente esecutivo, con Gabriele Ronchini, co-fondatore e amministratore delegato di Digital Magics.

Uno dei pilastri del modello di Digital Magics sono le corporate, i titani di ogni settore, dalle banche ai colossi hi-tech, che sono coinvolte nei singoli programmi di accelerazione. «Dove non competono tra loro, cooperano» dice Ronchini. Non devono necessariamente acquistare una soluzione che gli viene proposta («se accade, ben venga»), ma si rendono i migliori interlocutori per valutarne la sensatezza: «Non sono concorrenti, né clienti. Sono validatori. Il rischio di chi fa innovazione è affezionarsi alla sua idea. Invece, è fondamentale adattarla al consumatore, capire i bisogni dell’utilizzatore. Le corporate orientano la prospettiva perché è il loro mestiere: si rivolgono agli utenti tutti i giorni».

Ecco la chiave, il nodo: allontanare l’innovazione dal fumo del dubbio, ancorarla alle dinamiche di una filiera. Nulla di più difficile: «Come minimo, incontriamo ogni anno tremila innovatori. Riduciamo la rosa tramite meeting, prove pratiche, esperienze misurabili. È facile individuare i geni bravissimi e quanti sono, purtroppo, pessimi. La difficoltà è valorizzare chi sta nel mezzo, che rappresenta l’80 per cento dei candidati. Anziché l’approccio sartoriale, invece di andare di fiore in fiore, lavoriamo con tanti. Gli errori fatti con alcuni, sono compensati dall’efficienza operativa degli altri».

Di nuovo, risulta ormai chiaro, l’approccio è industriale. E ripaga: a fine 2022 Digital Magics, che è certificata B Corp, ovvero risponde agli standard più elevati di tutela ambientale ed equità sociale, aveva 120 start-up operative nel suo portafoglio (alcuni esempi in fondo al testo), contro le 84 del 2021. A fronte di 1,6 milioni di euro di investimenti diretti, le sue aziende hanno raccolto 23,2 milioni di euro. È quello che Gay e Ronchini chiamano «il moltiplicatore»: per un tot di soldi che ci mettono loro, il mercato risponde in maniera generosa. È la validazione migliore, il riflesso di un’efficacia: «Come del fatto che, nel 90 per cento dei casi, tra le partecipazioni nelle nostre start-up c’è quella di un’azienda estera. O che il 30 per cento di quante vogliono essere ammesse ai nostri programmi non sono italiane. Significa che siamo riusciti a farci notare al di fuori dei confini nazionali».

Al solito, dipende dal metodo. Le società accelerate non vagano libere in un calderone indifferenziato: sono incanalate in sei «batch», in categorie che vanno dalla finanza innovativa all’internet delle cose e il 5G, dalla tecnologia nell’edilizia (il cosiddetto PropTech) all’intelligenza artificiale. Insomma, i temi caldi del momento. Digital Magics, in parallelo, si tiene la libertà di inglobare imprese non facilmente catalogabili, quando si dimostrano interessanti. Realizzare la magia sta, anche, nella capacità di non farsi bloccare dai propri stessi paletti.

Gay e Ronchini hanno compreso in anticipo che il progresso non deve essere più disruptive, com’era l’ossessione di un tempo nemmeno troppo lontano: «Ovvero un quadro in cui un’azienda si prende la fetta più grande di un mercato che si restringe». Il modello è quello dell’innovazione aperta, in cui ciascuno fa la sua parte in base alle competenze che ha consolidato. Ecco che Digital Magics si allarga ad attività di consulenza, affiancandole al venture capital; stringe partnership prestigiose, come l’accordo di joint venture con Intesa Sanpaolo.

Così è nata Apside, compagnia partecipata al 50 per cento dai due gruppi, che punta a investire 15 milioni di euro in start-up digitali nei settori di finanza, assicurazioni e immediati dintorni. È stato anche siglato un accordo di joint venture paritetica con Tinexta, società leader nei servizi Digital Trust, Cyber Security e Business Innovation. L’obiettivo è realizzare investimenti indirizzati a start-up digitali ad alto potenziale.

Non c’è traccia della retorica statunitense che ha reso il fenomeno delle start-up un po’ una moda e, in parte, un ammortizzatore sociale. «Diciamo anche noi che il fallimento è importante, perché insegna a crescere. In questo ambito, però, la burocrazia dovrebbe snellirsi un po’, per consentire una ripartenza veloce, anziché tenere il talento inchiodato per anni» è critico Gay. Che pure riconosce il fermento, il cambio di passo in corso: secondo l’EY Venture Capital Barometer riferito al 2022, in Italia sono stati raccolti in tutto investimenti per 2.080 milioni di euro, contro i 1.243 milioni del 2021 e, per dare un parametro pre-pandemico, i 367 milioni del 2019.

Nel 2022 ci sono state 326 operazioni, contro le 334 di un anno prima, a conferma di un aumento del valore medio di ciascuna: «Abbiamo davanti un mercato finalmente attrattivo per gli investitori esteri. Stiamo facendo, come Paese, un salto di qualità. All’interno di questo quadro, noi di Digital Magics vogliamo porci come il nome di riferimento, riconosciuto dalle altre nazioni. Siamo consapevoli che l’innovazione non è fatta solo di idee, ma soprattutto di esecuzione».

Serve un metodo, sempre. Anche per creare la magia di costruire il futuro.

Alcune start-up in cui Digital Magics ha creduto e investito.


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IL SERVIZIO CLIENTI EVOLUTO

Non sempre è agevole interagire con un’azienda, ottenere aggiornamenti sul proprio ordine effettuato online o presentare un reclamo. Ci si perde nei meandri di un call center, dove parlare con un operatore risulta una corsa a ostacoli. Spoki rende tutto semplice, integrando WhatsApp all’interno dei canali di dialogo di una società: l’invio di comunicazioni come il recupero di carrelli abbandonati, la richiesta di recensioni o l’inoltro di segnalazioni transitano sulla piattaforma di messagistica più utilizzata al mondo. Così gli utenti hanno a disposizione un canale intuitivo a cui rivolgersi e le imprese guadagnano un metodo efficace e immediato per rimanere in contatto con i loro clienti.

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PER CONSUMI PIÙ INTELLIGENTI

Evitare gli sprechi di energia e risparmiare, facendo un favore alle proprie tasche e, in contemporanea, anche all’ambiente. È l’obiettivo della start-up Allo Energy con Homie, un dispositivo che combina le possibilità offerte dall’internet delle cose con l’intelligenza artificiale. È in grado di analizzare i consumi domestici e fornire consigli su misura per ottimizzarli in base alle proprie necessità, unendo il monitoraggio costante a una gestione virtuosa. La chiave è un’applicazione sullo smartphone che dialoga con Homie in tempo reale.

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E IL VIAGGIO SI FA SMART

Sarà capitato a tutti di pagare in anticipo una stanza d’albergo e di perdere l’intera cifra perché, per risparmiare, si è scelta la formula della prenotazione non cancellabile. Lo stesso è successo per l’ingresso a una mostra o a un’attrazione, così per un volo aereo o un viaggio in treno dalla tariffa non modificabile. Takyon risolve il problema rendendo rivendibili le prenotazioni non rimborsabili tramite la sua piattaforma Travel exchange: le converte in Nft, certificati digitali di possesso, beni di bit facilmente scambiabili. Così è possibile trasferire a qualcun altro la titolarità della prenotazione, fino a 24 ore dalla partenza.

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Marco Morello

Mi occupo di tecnologia, nuovi media, viaggi, società e tendenze con qualche incursione negli spettacoli, nello sport e nell'attualità per Panorama e Panorama.it. In passato ho collaborato con il Corriere della Sera, il Giornale, Affari&Finanza di Repubblica, Il Sole 24 Ore, Corriere dello Sport, Economy, Icon, Flair, First e Lettera43. Ho pubblicato due libri: Io ti fotto e Contro i notai.

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