Conte, le 5 domande in cerca di risposte verso Euro 2016
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Conte, le 5 domande in cerca di risposte verso Euro 2016
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Conte, le 5 domande in cerca di risposte verso Euro 2016

Qualificazione, obiettivi, eredità di Pirlo, attacco e modulo: ecco i dilemmi che il ct deve sciogliere in fretta

Pur cercando di non peccare di eccessivo ottimismo, ed evitare così scivoloni dolorosi, la qualificazione ad Euro 2016 viene considerata un traguardo quasi raggiunto. Conte e l'Italia sono già al lavoro per preparare lo sbarco della prossima estate in Francia e la volontà del ct di chiudere in fretta la pratica anche dal punto di vita aritmetico nasconde, oltre al desiderio di evitare 90' da incubo contro la Norvegia, anche la speranza di cominciare a tirare le fila.

Il doppio impegno a Baku e Roma serve anche a questo, oltre che a garantire i punti qualificazione. I fronti aperti sono ancora numerosi. Il cantiere di Coverciano ha prodotto fin qui poche certezze e molti dubbi, alcuni dei quali fortunatamente legati all'esplosione di giocatori che si stanno candidando in maniera prepotente: Insigne e Florenzi sono i due esempio lampanti. Ci sono , però, anche i problemi da risolvere e sono tanti a otto mesi da un torneo che ci vede partire da vice campioni in carica.

Ecco i nodi principali che Conte deve cominciare a sciogliere, possibilmente partendo da subito:

Qualificarsi in fretta per evitare i playoff

Prima di tutto c'è il nodo qualificazione. La situazione del girone è favorevole all'Italia di Conte a patto di non suicidarsi a Baku complicandosi la vita. Con una vittoria si va avanti, altrimenti serve anche un pareggio casalingo contro la Norvegia per non precipitare nell'inferno dei playoff. In passato la nazionale ha spesso 'bucato' gli appuntamenti sulla carta scontati e non ripetere l'errore oggi sarebbe un segno di maturità.

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Con quali ambizioni voleremo all'Europeo?

Il modo con cui l'Italia affronterà gli ultimi due impegni del girone servirà anche come termometro per capire con quali ambizioni voleremo poi in Francia. In teoria ci serve come il pane riuscire ad entrare tra le teste di serie: non è facile, ma tutto passa attraverso un approccio molto aggressivo ad Azerbigian e Norvegia perché senza vincere e segnare tanto le chance si azzerano.

Non è solo questione di sorteggio più o meno semplice, visto che le insidie si nascondono ovunque, ma anche di dare un segnale all'esterno per un movimento che sta rapidamente scivolando nell'anominato: oggi siamo 17° nel ranking mondiale Fifa e solo sesti in quello europeo. Fa male, ma è la nostra dimensione. 

Quale modulo per la nazionale?

Conte ha costruito la sua fortuna di allenatore usando la difesa a tre e il 3-5-2 come modulo di rifermento. Lo ha plasmato e utilizzato anche sfidando la critica e il pensiero di chi lo ritiene poco adatto per un club di altissimo profilo. Ora le caratteristiche degli uomini che ha a disposizione e la tendenza generale della serie A (dove la difesa a tre è quasi sparita) lo spingono a scelte diverse.

Qualche sarà il volto dell'Italia all'Europeo? Il 4-3-3 che esalta le qualità degli esterni, per primo Insigne come dimostrato dalla crescita del Napoli, o qualcosa di diverso ma sempre con la difesa a quattro? E' vero che nei prossimi mesi ci saranno alcuni test amichevoli per provare la soluzione definitiva, ma non sarebbe male cominciare a fare sintesi e a darsi un volto più chiaro.

Cercasi attaccanti disperatamente: chi è il titolare?

Detto che la valanga di gol che Giovinco sta segnando in Nord America va pesata con attenzione, il problema principale della nazionale è l'assenza di un vero punto di riferimento in attacco. Un anno fa il titolare era Zaza, che adesso fa la panchina alla Juventus. Immobile ha perso il posto anche a Siviglia, Destro è desaparecido e gli altri viaggiano su media di impiego e di gol imbarazzanti.

E' promettente la batteria degli esterni e c'è qualche gemma pronta a sbocciare (Berardi e Bernardeschi), ma il tempo per gli esperimenti è poco e non si vede all'orizzonte il nome in grado di mettere tutti d'accordo. A meno di non tornare al solito dibattito su Balotelli - che comunque avrà una seconda chance con Conte - e pregare che il ginocchio lasci in pace Pepito Rossi. Ma significa camminare su un filo molto sottile...

Pirlo è ancora la guida dell'Italia?

La chiamata in azzurro di settembre ha aperto la discussione intorno ad Andrea Pirlo, parso fuori condizione e senza più il ritmo che serve nel calcio europeo. Si è trattato di una crisi passeggera o il genio di Flero va considerato a tutti gli effetti un fuoriclasse non più funzionale al progetto? Difficilmente Conte ci rinuncerà, ma i riflettori sono accesi su Andrea che deve riprendersi la maglia azzurra senza se e senza ma.

In caso contrario spazio alle alternative. Marchisio e Verratti sono i nomi in pole position, anche se si portano dietro due modi differenti di impostare la squadra e il gioco. Chiunque sia, però, ha bisogno di spazio e tempo per adattarsi e cucirsi addosso un ruolo che fino a settembre è stato cannibalizzato da Pirlo. A Conte si chiede fredezza nel giudizio e coraggio nelle scelte. Molto del destino azzurro passa da qui.

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