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Ibrahimovic al Milan: ecco perché sarebbe un errore

La suggestione dell'uomo della Provvidenza, l'età che avanza per lo svedese lontano dall'Europa dal 2017

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Giovanni Capuano

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L'idea del ritorno di Ibrahimovic al Milan per cercare di sollevare le sorti del Vecchio Diavolo, sprofondato nella seconda metà della classifica, è certamente suggestiva e ha presa (forte) su una buona fetta di tifosi rossoneri. Zlatan è rimasto legato ai quei colori pur avendoli indossati per due soli anni, le immagini che arrivano da Los Angeles mostrano, come in una galleria, lampi ancora concreti del suo immenso talento e il carattere arrogante che lo accompagna sembra a tanti la ricetta giusta per risvegliare uno spogliatoio carente di qualità e spessore.

Messa così non c'è motivo per dubitare. Riportarlo a Milanello aiuterebbe Pioli, Maldini, Boban, Gazidis e in ultima istanza Singer a dare un senso al progetto di questa stagione, partita così male da poter serenamente affermare a novembre di averla già compromessa.

Ibrahimovic a San Siro, a fare da chioccia ai giovani presi spesso guardando più alla loro carta d'identità che al loro reale talento. Messo lì a fare da parafulmine, amato dai tifosi, assicurazione contro le contestazioni.

Lo scenario perfetto? No. Ibrahimovic al Milan è una grande suggestione, ma anche la certeficazione del fallimento di un progetto che è nato male - indiscutibile -, ma che almeno prova a guardare al futuro uscendo dalla logica della gestione emergenziale del presente. Cosa può portare Ibra con i suoi 38 anni? Qualche gol di certo (ne ha segnati 53 in due anni con i Galaxy) e molto carisma.

Però toglierebbe a Piatek e Leao (più di 70 milioni di euro in due) lo spazio che stanno disperatamente cercando di ritagliarsi, impedirebbe al Milan di capire cosa va salvato e cosa buttato a mare degli ultimi due mercati in attacco, soffocherebbe il processo di crescita dei leader (se ci sono) interni.

E in più difficilmente cambiarebbe il destino di un campionato in cui la zona Champions League appare lontana come un miraggio e anche la zona Europa appare fuori portata. Utile, insomma, ma non indispensabile. Quasi uno sfizio in un periodo in cui bisogna badare al sodo senza troppi fronzoli.

Tecnicamente Ibrahimovic non si discute, malgrado l'età. Tutto il resto, però, è un'incognita perché di fatto Zlatan ha smesso di giocare nel calcio europeo il 20 aprile 2017, la notte della rottura del legamento crociato anteriore e posteriore. Da quel giorno sono passati 32 mesi in cui lo svedese ha messo insieme 7 presenze con la maglia del Manchester United (una sola rete segnata al Bristol City) prima di emigrare negli States.

Dove ha fatto la differenza ma in un campionato dai ritmi nemmeno comparabili con quelli italiani ed europei. Potrebbe bastare, ma anche essere una scommessa a perdere con l'aggravante della provvisorietà data dalla sua carta d'indentità. Ecco perché Ibrahimovic al Milan è un errore.

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