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Calcio

Fabio Cannavaro e la sua travagliata storia con l'Inter

Il campione del mondo e Pallone d'Oro 2006 ricorda con "Bonimba" i suoi due anni nerazzurri tra bei ricordi e un forzato addio

"Dispiace per come ci siamo lasciati con gli strascichi di Calciopoli, io conservo però ricordi positivi. Avevo ottimi rapporti con tutto lo staff e le persone che lavoravano alla Pinetina". Fabio Cannavaro, 43 anni, campione del mondo e Pallone d'Oro 2006, così parla dalla Cina (dove allena il Tianjin Quanjian) sulla sua breve esperienza interista dal 2003 al 2005.

Fabio arriva a Milano da Parma in un Inter con grandi aspettative, guidata dall'hombre vertical Hector Cuper. L'Inter del dopo Ronaldo, che aveva acquistato oltre a lui Hernan Crespo (a gennaio anche Gabriel Batistuta) e Matias Almeyda, per riprovare a vincere lo scudetto dopo lo schiaffo del 5 maggio 2002.

"Fu una buona annata, arrivammo secondi in Campionato e in semifinale di Champions League contro il Milan, caratterizzata da un ambiente pazzesco, indimenticabile, peccato per l'eliminazione". 


L'anno dopo le cose si deteriorano con l'esonero di Cuper, sostituito da Alberto Zaccheroni, e anche Cannavaro stenta, alle prese con una serie di infortuni. Da ricordare certamente la vittoria per 3-1 in trasferta contro l'Arsenal all'Highbury, trionfo poi reso vano dalla sconfitta per 5-1 a San Siro. Si arriva così ai saluti: "Il nuovo allenatore, Roberto Mancini, probabilmente si sentiva coperto in difesa con Materazzi e Cordoba, forse non era sicuro di me per via degli infortuni. Gabriele Oriali, con cui avevo un ottimo rapporto, mi disse: 'So che stiamo facendo una cavolata, ma ti devo vendere'. E fine dell'avventura".

Una cessione beffa per gli interisti con un folle scambio con la Juventus per l'uruguaiano Fabian Carini, portiere mai protagonista in nerazzurro, presto girato in prestito al Cagliari.

Il ricordo più bello in nerazzurro? "L'emozione delle semifinali di Champions e il gol contro la Reggina a San Siro da 30 metri".



 

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