Knicks: è il momento di Phil Jackson
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Knicks: è il momento di Phil Jackson
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Knicks: è il momento di Phil Jackson

L'allenatore più titolato della storia della Nba sbarca a New York per spezzare una maledizione. Ce la farà? Bargnani a rischio taglio

I New York Knicks hanno richiamato dalle spiagge di Playa del Rey, in California, l’allenatore più titolato della storia dell’Nba, Phil Jackson, leggenda vivente che con il suo stile da maestro Zen ha fatto magie con i mitologici Chicago Bulls degli anni Novanta e poi con i Los Angeles Lakers. A Manhattan è stato protagonista per una decina di stagioni come giocatore fra gli anni Sessanta e i Settanta, con due campionati vinti nel mezzo di un’epoca in cui il pubblico cestistico di New York ancora aveva una certa confidenza con il concetto di vittoria. Oggi quel passato non potrebbe essere più lontano. I Knicks sono intrappolati in una maledizione irreversibile fatta di acquisti sbagliati e inerzia funesta, quel mood in cui non riescono nemmeno le cose più semplici, e ben poco sono valse le ricche finanze del club e il prestigio di essere l’unica bandiera piantata nel cuore della Grande Mela.

Il tifo organizzato dei Knicks ha addirittura organizzato un sit-in di protesta davanti al Madison Square Garden, iniziativa piuttosto inusuale per lo sport americano, e in verità un’insperata serie di recenti vittorie ha già smorzato i toni. Jackson dunque ritorna a New York non per dirigere una squadra ma per spezzare una maledizione, lui che s’ispirava a certi rituali iniziatici degli indiani d’America per scacciare i mali dallo spogliatoio e purificare gli spiriti dei giocatori. Non lo farà in veste di allenatore – quella fase è finita – ma di presidente, chiamato dal proprietario James Dolan a rimettere in sesto la baracca. Il problema di Jackson è che per ricostruire bisogna innanzitutto smantellare, demolire, smaltire, e lo spazio di manovra immediato è assai ridotto.

Otto giocatori sotto contratto anche per la prossima stagione guadagnano, assieme, 50 milioni di dollari a stagione, poco meno del tetto degli stipendi che quest’anno è fissato a 58 milioni. Fra questi c’è anche Andrea Bargnani, che non sta attraversando il suo momento più felice, per usare un eufemismo. Senza un taglio netto della rosa difficilmente Jackson potrà inventarsi un miracolo: il fiuto, l’esperienza e il senso della strategia non si sono dispersi sulle spiagge della California, ma al nuovo presidente serve materiale su cui agire. In attesa di poter muovere le mani sul mercato con più libertà, Jackson dovrà ridare immediatamente fiducia all’allenatore, quel Mike Woodson sostanzialmente abbandonato dalla società, e meditare intorno a un altro nome per la prossima stagione. Difficilmente Woodson rimarrà sulla panchina l’anno prossimo, ma ciò di cui i Knicks hanno bisogno è qualcuno che tappi il buco prima che il vortice sia troppo rapido per essere fermato. C’è una maledizione da spezzare a New York, e se Phil Jackson non avrà il potere di farlo saranno guai grossi per Dolan e il popolo rabbuiato dei Knicks.

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